N: Napoleone, un personaggio enigmatico
«Ai posteri l’ardua sentenza»: con queste parole Alessandro Manzoni conclude l’ode composta per la morte di Napoleone Bonaparte (1769-1821). Eppure, dopo oltre due secoli, esprimere un giudizio unanime sul politico e generale francese è ancora una faccenda piuttosto complicata. Nel bene e nel male, infatti, oggi come ieri, ci troviamo di fronte a un personaggio storico enigmatico e affascinante, refrattario alle etichette.
Con N. Ernesto Ferrero non s’intromette nell’eterna querelle tra chi considera Napoleone un eroe e chi invece un tiranno. Il suo intento, semmai, è di comprendere chi sia realmente l’uomo che ha tenuto sotto scacco l’Europa per quasi vent’anni.

N. Il regno dell’isola d’Elba
Il romanzo, pubblicato dalla casa editrice Einaudi, racconta il periodo trascorso da Napoleone sull’isola d’Elba. E lo fa attraverso il punto di vista di Martino Acquabona, un gentiluomo erudito, che ne diventa il bibliotecario durante il soggiorno elbano. Il libro, che nel 2000 vale a Ferrero il Premio Strega , si presenta come una raccolta di memorie. Per la precisione, si tratta del diario redatto dallo zelante bibliotecario a partire dal 3 maggio del 1814 fino al 26 febbraio del 1815.
Una preziosa fonte storica
Anche se il periodo elbano di Napoleone è stato perlopiù ignorato dagli storici, rappresenta comunque una fonte interessante per studiare il suo sistema operativo. Durante i dieci mesi sull’isola, infatti, N. rivolta l’amministrazione come un guanto, cerca di sfruttare al meglio le miniere di ferro, organizza matrimoni, dà consigli al sindaco, dirige i lavori di ristrutturazione della villa dei Mulini e mangia anche il caciucco con i marinai. Si rivela, insomma, un uomo dinamico e alla mano, interessato a tutto.
Gli orchi possono essere eccellenti lettori?
Della sua cultura enciclopedica resta traccia nelle numerose opere che Acquabona archivia tra i volumi della biblioteca dove, tra gli altri, spiccano anche gli autori dell’antichità greca e latina, Sant’Agostino, Rosseau, Montesquieu, Diderot, Voltaire e Beaumarchais. Tuttavia, prima di diventare il suo bibliotecario, Acquabona considerava N. un orco, lo definiva – per usare un eufemismo – il “massacratore di cento battaglie”. Mentre ora, sfogliando i libri preferiti dall’Imperatore, le convinzioni dell’intellettuale elbano vacillano come ammette lui stesso:
«Ogni titolo […] mi avvicina un po’ a lui. Come posso odiarlo? Quanti diversi uomini stanno in un solo uomo? Gli orchi possono essere eccellenti lettori? E se sì i libri possono modificarli? E se no, a cosa servono i libri?»
Insomma, in Martino Acquabona si riflette quell’atteggiamento ambivalente che c’è da sempre nei confronti di Bonaparte. Tuttavia – come ha dichiarato lo stesso Ferrero in un podcast – sarebbe profondamente sbagliato celebrarlo o condannarlo, basandoci sui nostri criteri etici. Napoleone è un uomo della sua epoca, da affrontare nella sua complessità. Sarebbe più corretto capire perché il suo mito ha abbagliato i suoi contemporanei e dopo duecento anni continua a impressionare anche noi.
Ernesto Ferrero
Ernesto Ferrero (Torino, 6 maggio 1938 – Torino, 31 ottobre 2023[) è stato un critico letterario, scrittore e traduttore. Già direttore letterario e poi editoriale di Einaudi, in seguito alla Boringhieri, alla Garzanti e alla Mondadori, ha diretto il Salone Internazionale del Libro di Torino dal 1998 al 2016.











