Con Ho servito lo Stato. Una vita nell’Arma, Giovanni Nistri consegna ai lettori un libro che ha il tono dell’autobiografia della testimonianza. Pubblicato nel 2025 da Bari Pozza nella collana I Colibrì, il libro si presenta come il racconto intimo di un militare che ha attraversato decenni di servizio pubblico fino a raggiungere il vertice dell’Arma dei Carabinieri.
Nistri, nato a Roma nel 1956, è stato Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri dal 2018 al 2021. Prima di arrivare a quell’incarico, ha ricoperto ruoli di comando e responsabilità in diverse aree del Paese, alternando l’attività operativa alla formazione, alla comunicazione istituzionale, alla tutela del patrimonio culturale e alla gestione di dossier complessi. Il libro nasce proprio da questa traiettoria: una carriera letta non per sequenza di gradi e incarichi, ma come esercizio continuo di equilibrio.

Ho servito lo Stato: un libro senza retorica
Il titolo, Ho servito lo Stato, contiene già la chiave del racconto. Il verbo “servire” è postura morale. Nistri racconta l’Arma attraverso la quotidianità, le scelte difficili, gli errori possibili, il peso delle responsabilità e il rapporto con una parola spesso abusata o dimenticata: Patria.
Il libro non racconta il profilo del comandante infallibile. Al contrario, sceglie una narrazione attraversata dal dubbio, dalla disciplina, dal confronto con la complessità. La sicurezza dello Stato, nelle pagine del libro, non appare come un concetto astratto, ma come una materia viva, fatta di persone, territori, crisi, lutti, legalità e decisioni da prendere spesso in condizioni imperfette.
C’è anche il dolore, soprattutto quando il racconto incrocia la morte di giovani carabinieri caduti nell’esercizio del proprio dovere. Sono pagine che riportano il lettore lontano dalla dimensione burocratica dell’istituzione e lo avvicinano alla sua parte più umana: le famiglie, i funerali, le lacrime, il senso di una divisa che non protegge dalla fragilità.

Da Pompei alla tutela del patrimonio culturale
Uno dei passaggi più significativi della carriera di Giovanni Nistri riguarda il rapporto tra sicurezza e cultura. Dal 2007 al 2010 è stato alla guida del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, struttura centrale nel contrasto al traffico illecito di opere d’arte e beni archeologici.
Questa esperienza diventa decisiva quando Nistri viene chiamato a occuparsi del Grande Progetto Pompei, in una fase delicata per il sito archeologico. Pompei, patrimonio mondiale e simbolo dell’Italia nel mondo, ha bisogno di un’azione capace di coniugare rigore amministrativo, tutela, organizzazione e visione. Il generale assume l’incarico di direttore generale del progetto, contribuendo al rilancio di uno dei luoghi più visitati e osservati del Paese.
Nel libro, Pompei è il luogo in cui si misura concretamente l’idea che la sicurezza non riguardi soltanto l’ordine pubblico, ma anche la protezione della memoria, della bellezza e dei beni comuni.

Filosofia, letteratura, musica e cinema dentro la vita militare
Ho servito lo Stato è un dialogo costante tra vita militare e cultura umanistica. Nistri racconta di avere affrontato problemi anche gravi ricorrendo non soltanto alla norma e all’esperienza, ma anche alla filosofia, alla letteratura, alla musica e al cinema.
È un tratto che distingue il libro da molti memoir istituzionali. Il comando, in questa prospettiva, non coincide con l’autorità fine a sé stessa. Diventa piuttosto capacità di interpretare la realtà, ascoltare, distinguere, tenere insieme legge e coscienza. La verità, scrive Nistri nella sostanza del suo racconto, non è mai soltanto bianca o nera, ma si compone di infinite tonalità.
“Mi riterrò soddisfatto se, all’ultima parola dell’ultima pagina, sarò riuscito a descrivere senza infingimenti aspetti significativi della mia esperienza e, ancor più, lo spirito con cui ho provato ad affrontare i correlati impegni. Il che non significa averli assolti sempre in modo adeguato, ma racconta dello sforzo costantemente posto nel tentare. Essere al servizio dell’Arma significa essere parte significativa di quella nebulosa valoriale che definiamo Patria, termine troppo spesso negletto, per tutta una serie di motivazioni”.











