Per la pioggia e tutto il resto: il nuovo manga italiano tra poesia e magia

Se nel 2024 AWARÈ aveva conquistato il cuore dei lettori con delicatezza e raffinatezza, nel 2025 Star Comics torna a bussare alla porta degli appassionati con un nuovo gioiello: Per la pioggia e tutto il resto, scritto dall’affiatata coppia Alessandro Atzei e Manuele Morlacco, con i disegni a colori di Federica Pustizzi.

Un volume unico che mescola pioggia, jazz e malinconia in un mondo sospeso tra realtà, mito e piccole cose di ogni giorno. Perfetto per chi ama le letture lente, piene di atmosfera, costruite per essere assaporate pagina dopo pagina. Un titolo che conferma la crescita artistica degli autori e che rafforza la collana Astra come uno degli spazi più interessanti del fumetto italiano contemporaneo.

copertina del manga Per la pioggia e tutto il resto

Trama: un incontro inaspettato che cambia tutto

Siamo a MokMok, città che già fa da cornice al mondo narrativo di AWARÈ.
Qui vive Kafka, anziano proprietario del Petrichore Café: un uomo solitario, innamorato degli ombrelli, del jazz, del caffè e dell’ornitologia. Ogni sua giornata è un rituale: piccoli gesti ripetuti, rassicuranti, quasi meditativi.

Finché, in un giorno di pioggia battente, trova sulla soglia del locale Tsuyu, una ragazza smarrita, fradicia e silenziosa. Kafka la accoglie senza fare domande e la assume come cameriera.

Ora, ciò che l’uomo non sa – e che il lettore scopre con deliziosa sorpresa – è che Tsuyu non è una ragazza qualunque:
è la personificazione della dea della pioggia, una creatura immortale che ha abbandonato gli uomini secoli prima e da allora vaga portando con sé nuvole e tempeste.

L’incontro tra questi due solitari dà il via a un legame tenero, buffo e profondamente umano, culminando in un viaggio verso il lago Rorò, per assistere alla migrazione dei cigni. Un momento simbolico, poetico, pieno di significato.

pioggia architettonica foto evocativa copertina per la pioggia e tutto il resto
foto Hasanisawi licenza CC

Una grafica che fa respirare: il tocco acquerellato di Pustizzi

Federica Pustizzi regala al volume un’estetica soffice e acquerellata, perfetta per raccontare una storia fatta di silenzi, pioggia e sguardi.
Le tavole sembrano quasi “respirare”: ogni goccia, ogni nuvola, ogni tazza di caffè sembra animata da una vibrazione leggera, come in un anime delicato e contemplativo.

Le scene più quotidiane – Kafka che prepara il caffè, Tsuyu che osserva la pioggia cadere – diventano poesia visiva. Un piccolo miracolo.

Temi e vibes: solitudine, rinascita e… pioggia (molta pioggia)

Il fumetto gioca con un mix irresistibile di:

  • solitudine e vulnerabilità
  • amicizia inaspettata
  • rito della quotidianità
  • mitologia “soft”
  • tempo lento e contemplativo

Il tema della pioggia torna come simbolo di malinconia ma anche di purificazione, di cambiamento e di possibilità. Tsuyu porta tempesta, sì, ma porta anche rinascita.
È un fumetto che accarezza più che colpire.

RECENSIONE SPOILER

(Se preferisci leggere il fumetto alla cieca, fermati qui!)

Il segreto di Tsuyu e il passato che ritorna

Il passato divino di Tsuyu non è solo un mistero affascinante: è anche un trauma.
Scopriamo infatti che la dea abbandonò gli uomini non solo per orgoglio, ma perché si era sentita tradita e ridotta a una semplice “funzione”. Non un essere, ma uno strumento.

La sua fuga ha portato squilibrio climatico, e la pioggia che l’accompagna è il riflesso del suo dolore.

Quando Kafka la accoglie senza chiedere nulla, per la prima volta dopo secoli Tsuyu si sente guardata come persona e non come divinità.

Il viaggio al lago Rorò: la rinascita

Il momento più poetico del volume coincide con la migrazione dei cigni: una scena che scioglie il cuore.
Per Tsuyu, il volo dei cigni diventa simbolo di un nuovo inizio.
Per Kafka, rappresenta il coraggio di uscire dalla sua routine e lasciare entrare qualcuno nella sua vita.

È qui che la pioggia cambia: da grigia e pesante diventa leggera, quasi primaverile.
Una metafora perfetta.

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Wild Mute swan at Lake Geneva during sunset Photo by Giles Laurent licenza CC

Il finale: addio, ritorno… o trasformazione?

Nel finale scopriamo che Tsuyu deve ripartire. Il suo ruolo nel mondo la richiama, e il suo rapporto con gli esseri umani ha bisogno di un nuovo equilibrio.

Ma la separazione non è tragica:
Tsuyu riesce finalmente a lasciare MokMok non più come una dea ferita, ma come una creatura che ha ritrovato fiducia.

Kafka resta al Petrichore Café, ma non è più lo stesso: il mondo si è riaperto, e ora il suo locale non è più un rifugio, ma un punto di incontro.

Ultima tavola:
una tazza di caffè fumante, qualche raggio di sole e… una pioggerellina leggera.
Tsuyu è andata via, ma non del tutto.

 

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