Come stai? Il libro del dottor Orlando Cipolla, pediatria, empatia e ascolto. L’intervista

tre mani mamma papa e bamb ino immagine simbolica per libro come stai

Come stai? Un pediatra attento ai bisogni della famiglia non è un manuale tecnico né una guida per genitori perfetti. È un viaggio emozionante nel cuore della pediatria, dove la domanda “Come stai?” diventa il punto di partenza per una cura autentica e profonda.

Attraverso storie vere, riflessioni personali e anni di esperienza, il dottor Orlando Cipolla invita i genitori a riscoprire il proprio istinto, a leggere i segnali dei figli e a costruire un rapporto basato sull’amore, la fiducia e la comprensione. Il libro sottolinea che non si nasce genitori, ma lo si diventa giorno dopo giorno, imparando insieme ai propri figli.

Come Stai? Una guida utile e preziosa

Come Stai? È una lettura accessibile e coinvolgente per genitori, educatori e professionisti della salute oltre ad offrire una visione “bambino-centrica” della cura, lontana dai protocolli rigidi e vicina all’empatia, aiuta a costruire relazioni sane e consapevoli con i figli, basate sull’ascolto e sull’amore.

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Chi è Orlando Cipolla?

Il dottor Orlando Cipolla è un pediatra neonatologo con una lunga esperienza clinica, specializzato in ecocardiografia funzionale e nutrizione del neonato, lattante e bambino. Vive e lavora a Milano, dove ha costruito una carriera fondata sull’ascolto, la cura e il rispetto profondo per il vissuto emotivo dei piccoli pazienti e delle loro famiglie. Ecco l’intervista in esclusiva per noi di Openlibri.

dottor Orlando Cipolla auotre del libro come stai
Dottor Orlando Cipolla

 

Dottor Cipolla, lei inizia questo libro con un capitolo insolito dal titolo “Da uno scrittore mancato, a un pediatra in corsia”: iniziamo proprio da qui. Quanto conta oggi per un medico saper raccontare e comunicare, anche fuori dallo studio o dalla corsia?

La medicina e soprattutto la pediatria non deve essere una semplice “cartella clinica” o rappresentare una fredda corsia di un ospedale: la medicina deve occuparsi della persona e del suo essere.” Se curi una malattia puoi vincere o perdere ma se curi una persona hai sempre vinto”. (Patch Adams)

un bambino in incubatrice foto licenza cc
foto licenza CC

Il titolo del suo libro è “Come stai?”, una domanda semplice ma potentissima. Quanto spesso viene davvero rivolta ai genitori e non solo ai piccoli pazienti? E quanto può cambiare l’approccio clinico partire da lì?

Ogni giorno poniamo questa domanda 40000000 di volte a tutti ma senza farlo veramente: è una delle domande più “potenti” che possiamo fare ad un essere umano. Significa occuparsi di quella persona, significa parlare realmente con quella persona e con la sua anima. Può sembrare una “normalità” ma in realtà riusciamo ad accogliere chi davvero ha bisogno del nostro aiuto.

Lei lavora in terapia intensiva neonatale, un ambiente in cui convivono fragilità e speranza. In che modo questa esperienza ha influenzato il suo approccio alla genitorialità e alla medicina narrativa?

Ogni giorno vivo i miei piccoli pazienti e le loro famiglie e vivo ogni singola emozione, diventiamo una sorta di “famiglia allargata” dove si condividono problemi, sogni e speranze o semplici attimi di vita. E insieme camminiamo, affrontiamo il viaggio della vita: un viaggio magari iniziato in salita ma che rappresenta sempre l’esperienza più bella, più coinvolgente, più unica di sempre. Entriamo insieme nelle “buche” e cerchiamo di uscirne il più dolcemente possibile e se o quando il buio arriva insieme proviamo a scoprire la luce in fondo alle nostre paure.

una mamma con un bambino
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Nel suolibro Come stai?  lei smonta molti “falsi miti” sulla figura del pediatra. Qual è quello che le capita più spesso di dover correggere, nella pratica quotidiana?

Sono tantissimi: la finta “normalità”, i finti “modelli” alimentano ogni giorno le nostre paure e ansie che dobbiamo risolvere al più presto e ci impediscono di “ascoltare” il nostro bambino.

Dottor Orlando lei scrive che “chiedere ‘Come stai?’ ai genitori non è una formalità”. Come si costruisce, secondo lei, un vero patto di fiducia tra pediatra e famiglia?

Innanzitutto partendo dallo stesso “livello”: non deve esistere il concetto di “superiorità” che si genera dalla conoscenza della materia.
Si parla ma soprattutto si ascolta, senza giudicare e senza mai pensare che sia inutile ciò che ascoltiamo. Si deve accogliere la persona insieme alle sue fragilità, alle sue paure e al suo essere “se stesso”. Non è semplice sicuramente ma, ripeto, l’apparente semplice domanda “come stai?” è in grado di aprire le vere porte dell’io.

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Parla spesso di empatia. Cosa risponde a chi vede l’empatia come un “di più” rispetto alla competenza tecnica, specie in ambito ospedaliero?

Semplicemente dicendo che se oggi non riusciamo a capire che per cambiare, affrontare, vivere le cose dobbiamo prenderci cura di noi stessi e degli altri vuol dire che non abbiamo capito cosa significa fare il medico e qual’è il nostro ruolo. Forse andrei a leggere bene il nostro giuramento di Ippocrate. “In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati”. “Giuro di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale” e di “curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute.

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Lei invita i genitori a fidarsi del proprio istinto. Ma in un’epoca dominata dai social e dai consigli online, come si distingue l’istinto autentico dalla pressione esterna?

Con la conoscenza reale figlia non del “si è sempre fatto così”,  ma costruita attraverso la fiducia in chi si prende cura di noi e della nostra famiglia.

Il libro è ricco di casi studio e testimonianze. C’è un episodio che l’ha particolarmente segnata e che può rappresentare la sintesi del suo approccio?

Potrei raccontarne a centinaia, ma forse potrei rispondere piu semplicemente: ogni giorno inzia un’avventura, sempre diversa che merita di essere vissuta ed affrontata.

Nel libro parla anche del ruolo dei padri nella genitorialità moderna. In che direzione stanno cambiando le cose, secondo lei?

È semplicemente il riconoscimento culturale della realtà: il padre è e deve essere parte integrante del processo genitoriale. Non è una figura staccata da questa realtà, non cammina sulla sabbia della vita sulle impronte già formate ma segna con i suoi passi un percorso unico e condiviso.

Ultima domanda ma che forse dovrebbe essere la prima, qual è la molla che l’ha spinta a scrivere questa guida?

Il pensare alla mia vita: dentro il libro c’è molto di me…o forse dovrei dire “tutto di me”. Nel capitolo “un angelo caduto in volo” si può riassumere forse il mio io.Ma soprattutto la mia quotidianità e il mio rendermi conto che se voglio davvero fare il medico devo prendermi cura della persona che ho davanti, sempre. Non è sempre semplice o immediato ma deve far parte del nostro bagaglio.

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Dove acquistarlo

Il libro è disponibile su Amazon e nelle principali librerie online. Un investimento prezioso per chi vuole vivere la genitorialità con maggiore consapevolezza e umanità.

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