Radio Sarajevo di Tijan Sila, un romanzo di guerra e memoria

Certi libri si riconoscono dopo poche righe. Radio Sarajevo di Tijan Sila, pubblicato in Italia da Voland, è uno di questi:  travolgente e intenso. Ogni pagina lascia una traccia, una cicatrice emotiva. Un romanzo che scava nel cuore della guerra per ritrovare l’umanità.

copertina libro Radio Sarajevo fi Tijan Sila

Radio Sarajevo, una storia vera tra bombe, infanzia e radio accesa

Radio Sarajevo si apre con una scena destinata a restare impressa:

“Quando caddero le prime bombe, ero sdraiato a pancia in giù sul tappeto in camera mia ad ascoltare la radio – trasmettevano Suffragette City di David Bowie…”

Da questa immagine folgorante nasce tutto. Il piccolo Tijan, 11 anni, vive a Sarajevo quando nel 1992 scoppia la guerra jugoslava. Le finestre esplodono, il freddo gela i palazzi, le granate scandiscono i giorni. Eppure, tra la paura e la fame, i bambini continuano a essere bambini: stringono amicizie, si inventano avventure, sognano di tornare a scuola.

Sarajevo panorama visto da Debelo_Brdo

La guerra non finisce mai

La guerra non si è mai fermata” scrive Sila. È la frase chiave del romanzo, la più potente. Il conflitto non termina con la fuga in Germania: le cicatrici rimangono, invisibili ma presenti. A distanza di anni, il trauma si insinua nella quotidianità, nel modo di parlare, di crescere, di amare.

Radio Sarajevo è un atto d’amore e di perdono verso i genitori, verso la città perduta, verso l’infanzia spezzata. Comprendere e perdonare è il primo passo per non restare prigionieri del passato.

Radio Sarajevo immagine del quartiere turco immagine di repertorio licenza CC
quartiere turco di Sarajevo – immagine di repertorio licenza CC

Dalla Sarajevo assediata alla Germania

Nel 1994 la famiglia Sila fugge in Germania. Ma l’esilio non è la fine del dolore: è un nuovo inizio difficile, tra nostalgia e spaesamento.
Crescere in un Paese pacifico dopo aver conosciuto la brutalità della guerra è, come dice l’autore, “uno shock culturale”.
La forza del libro sta nel mostrare anche questa parte: la vita dopo la fuga, la ricerca di un equilibrio tra il passato e la nuova lingua, la nuova casa, la nuova identità.

Radio Sarajevo, lo stile: umorismo, tenerezza e verità

Tijan Sila scrive con uno stile diretto e cinematografico. Non indulge nel sentimentalismo, ma alterna ironia e dolore, dolcezza e sarcasmo, rendendo la lettura sorprendentemente scorrevole nonostante la durezza dei temi. È il punto di vista del bambino che dona al racconto una luce speciale, capace di smontare qualsiasi “fascino della guerra”.

Tijan Sila foto dell'autore ritratto il ritiro di un premio internazionale
Die-Jury-hat-Tijan-Sila-den-Bachmann-Preis-2024- immagine licenza CC

Tijan Sila

Nato a Sarajevo nel 1981, Tijan Sila è arrivato in Germania come rifugiato nel 1994. Ha studiato letteratura tedesca e inglese a Heidelberg, oggi insegna tedesco e suona in una band punk. Ha esordito in narrativa nel 2017 e nel 2024 ha vinto il prestigioso Premio Ingeborg Bachmann. Radio Sarajevo è il suo romanzo più personale, un ponte tra memoria e speranza.

 

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