La lettura ad alta voce entra nella nostra vita molto prima di quanto pensiamo ed è strettamente collegata con l’ascolto. Già dalla primissima infanzia si è pronti per accogliere il suono di una storia narrata e, anche se non si comprendono le parole, per sviluppare una relazione speciale che durerà nel tempo.
Favole ad alta voce dal mondo esterno
All’incirca dal sesto mese di gravidanza le voci dei genitori vengono percepite attraverso la calda protezione del grembo, e verranno riconosciute dopo la nascita.
Perché leggere una favola attraverso il pancione? Perché quando si racconta una favola si usa un tono di voce diverso da quello con cui si dice “Lavati le mani” oppure “Non appoggiare i gomiti sul tavolo” oppure ancora “Facciamo una passeggiata”. Questa differenza diventerà più marcata ogni sera, al momento della bella abitudine che precede il sonno.

Costano pochissimo ma valgono tantissimo
Le fiabe della buonanotte sono un regalo che ogni genitore fa alla propria prole. Si tratta di un regalo dal valore inestimabile il cui ricordo durerà tutta la vita. Un regalo che permetterà a questi futuri adulti di diventare a loro volta genitori-narratori. Chi si trincera dietro l’ansia da prestazione, dietro il: “Non sono capace”, dietro il timore di fare brutta figura metta da parte le preoccupazioni. Avrà di fronte un piccolo ascoltatore estremamente benevolo o una piccola uditrice che non vede l’ora di scoprire come va a finire la storia della lumachina curiosa. Le favole preferite vengono in genere ripetute molte, molte, davvero molte volte, pertanto chi legge avrà modo di affinare la tecnica con una serie pressoché infinita di repliche.

Dare un nome alle emozioni
Il libro di fiabe è il primo strumento che la bambina o il bambino ha a sua disposizione per dare un nome alle emozioni che prova. La voce di chi racconta le storie è lo specchio in cui il bambino riconosce quelle sensazioni che lo avvolgono e che spesso non riesce a comunicare semplicemente perché non ha ancora imparato a descriverle, e quindi non sa come fare a gestirle.
Dalle pagine alla vita reale
La paura che Pollicino sente dopo essersi perso nel bosco, la gioia di Cenerentola che sta per andare alla festa da ballo, la rabbia della regina che scopre che Biancaneve è la più bella del reame, la sorpresa di Alice nel vedere lo Stregatto che sparisce, l’infelicità del soldatino di piombo che non può stare vicino alla sua innamorata. Queste e tutte le altre emozioni che provano i personaggi delle storie insegnano le possibili reazioni agli imprevisti, dimostrano che non sempre si può avere tutto ciò che si vuole, insegnano a capire il significato di un rifiuto, di una sconfitta, a gestire un momento di tristezza o di frustrazione.

Conoscersi e ascoltarsi
La condivisione di momenti così preziosi va molto al di là del racconto di una storia. Durante la consuetudine quotidiana della fiaba della buonanotte si crea poco a poco un legame profondo, si impara ad ascoltarsi a vicenda, a rispettare i tempi, a spiegare una parola difficile o a cercarne insieme il significato sul vocabolario. La conoscenza reciproca diventa più intensa, dà modo di aprirsi, di confidarsi e pone le basi per un rapporto di fiducia in cui si può parlare di tutto, anche di ciò che fa paura.
I ruoli si scambiano
“Questa volta la favola la leggo io!”, ecco cosa può talvolta sentirsi dire un genitore dopo l’inizio della scuola primaria. È questa l’occasione perfetta per uno scambio delle parti. Il genitore potrà sentire quella vocina, magari ancora un po’ incerta, pronunciare le stesse parole che ormai quasi conosce a memoria. A questo punto sarà lui a diventare il destinatario di un regalo che avrà raddoppiato il suo già inestimabile valore.
Una passione che unisce per sempre
Arriverà poi l’adolescenza: il tempo delle scelte, della giusta ribellione agli schemi, della ricerca di una propria identità fuori dalla famiglia. I momenti dedicati alla lettura condivisa, il tempo di reciproca attenzione per galleggiare insieme sul suono delle parole, per farsi trasportare dalla storia, per abbandonarsi al sonno sentendosi amati e protetti, ecco, quei momenti resteranno con la loro solida presenza come una ricchezza a cui attingere.

Un secondo consiglio per continuare
Dopo il primo consiglio facciamo un passo avanti per scoprire tre tipi di comunicazione:
- verbale: sono le parole e il significato che rappresentano,
- paraverbale: è tutto ciò che la voce trasmette oltre le parole, il tono, il volume, il colore, la velocità di un racconto concitato, la calma di una riflessione,
- non verbale: sono i gesti, la mimica facciale, la postura del corpo, la posizione della testa.
Durante la vostra giornata prestate attenzione a come cambia la vostra voce. Notate come le espressioni del vostro viso e i vostri movimenti delle mani si modificano a seconda della persona con cui parlate e a seconda delle cose che dite.
Aggiungete poco a poco tutti questi elementi alla vostra lettura a voce alta. Non c’è fretta. Non è una gara da vincere, è la conquista di una consapevolezza.
Per chi volesse leggere il primo articolo sulla lettura ad alta voce può cliccare sul titolo qui sotto
Lettura ad alta voce: il superpotere segreto che crea la meraviglia










