La vita inaspettata di tende e tendaggi: cosa si nasconde dietro la tenda?
Molto più di un semplice arredo, il tessuto delle tende e dei tendaggi modella la nostra privacy trasformandosi nei secoli da barriera contro il freddo o contro il caldo a simbolo di potere. Un viaggio attraverso venti secoli per scoprire cosa si nasconde dietro la tenda di casa.
Il Velarium del Colosseo, la grande tenda che nasconde i raggi del sole.
Nelle dimore dei romani del primo secolo d.C., in estate, teli candidi vengono immersi in acqua e appesi alle finestre per creare con il vento una sorta di climatizzazione.
Negli anfiteatri, per proteggere il pubblico dal solleone, vengono installate ingegnose coperture di lino di vario colore, per lo più dismesse dalle flotte dell’impero.
Plinio scrive: Postea in theatris tantum umbram facere (In seguito nei teatri per fare ombra).

Il Velarium del Colosseo è da considerarsi il tendaggio più spettacolare della storia. L’opera è magistrale per gli effetti speciali che produce. Ancora oggi se ne studia la complicata progettazione.
La struttura pesa all’incirca 24 tonnellate. Mille marinai esperti provenienti dal distaccamento della flotta imperiale, la Classis Misenensis, devono agire contemporaneamente per posizionare i teli: sono gli unici in grado di manovrare un tale meccanismo. Tramite un complesso sistema di carrucole, funi e cippi, distendono enormi vele sospese sull’arena per consentire la copertura delle caveae e lasciare libero un grande anello al centro per favorire l’areazione del sito.

Lana e baldacchini, la tenda che nasconde il freddo nel Medioevo
Nei castelli enormi dei feudatari e dei re, costruiti blocchi in pietra, le correnti d’aria gelida in inverno si insinuano dappertutto e in estate i muri spessi impediscono al sole di scaldare gli ambienti. Nemmeno i grandi camini riescono a intiepidire le stanze. Così inizia la moda di sistemare sui muri arazzi pesanti in lana, a volte intrecciati di seta e fili preziosi, che servono soprattutto da isolamento termico. Vengono appesi alle pareti o intorno ai letti a baldacchino dove creano una sorta di microcamera calda.

Il codice dei colori si nasconde tra i tendaggi
Il giallo, nel Medioevo e nel Rinascimento, se dorato simboleggia la luce divina, se opaco è il colore del disonore. Le finestre case dei condannati per tradimento hanno teli di questa tonalità: una tenda che nasconde l’infamia.
Il rosso è spesso legato alla scaramanzia: nelle tradizioni popolari si crede che tendine rosse servano a tenere lontano il malocchio. Nel Medioevo è considerato il colore del potere. Ottenuto dai pigmenti costosissimi della Cocciniglia o dal Kermes viene destinato alle tende di un Re o del Papa. In tempi più recenti è utilizzato per i sipari del palcoscenico perché, per l’effetto Purkinje, il rosso è il primo colore che “sparisce” quando la luce si attenua e permette allo spettatore di concentrarsi sulla scena illuminata.
Il blu è proprio della divinità e simbolo di purezza. Tra le nobili partorienti medievali, tende blu vengono usate per invocare la protezione divina del nascituro. Se impreziosito con i gigli dorati, in Francia, diventa di esclusivo utilizzo per la famiglia reale.
Una tenda bianca durante un assedio indica la volontà a negoziare.
Tra il XII e il XVII secolo in alcune città come Firenze o Venezia vengono emanate delle leggi che proibiscono ai cittadini comuni di usare determinati colori o tessuti per i loro tendaggi. Per esempio un mercante non può appendere alle finestre drappeggi in velluto cremisi se non appartiene alla nobiltà di sangue, pena una multa salatissima. Queste proibizioni portano inevitabilmente al mercato nero di tessuti e pigmenti colorati che vengono utilizzati di nascosto all’interno delle abitazioni ma sapientemente mascherati verso l’esterno per evitare sanzioni.

I materiali: la scienza della luce
La seta riflette la luce invece di assorbirla, crea punti che permettono alle tende di brillare mostrando l’illusione di una stanza più luminosa.
Il lino, fibra vegetale irregolare, diffonde la luce ed elimina le ombre nette.
Il velluto assorbe quasi tutta la luce e i suoni che riceve. Crea ombre profonde e colori saturi, viene usato per isolare i locali da sguardi e orecchie indiscrete.

Le cortine della storia: il sipario di ferro e il Velo del Tempio
A partire dal XIX secolo il sipario di ferro, the iron curtain, diventa obbligatorio nei teatri come elemento tagliafuoco in caso di incendio sul palco dove bruciano un grande numero di candele e molte scenografie sono eseguite in materiali infiammabili. Installato dietro i tendoni in velluto entra in funzione solo all’occorrenza. La famosa espressione “Cortina di Ferro”, usata per la prima volta da Winston Churchill per descrivere la barriera impenetrabile tra l’occidente e Unione Sovietica, deriva proprio da questo elemento teatrale.
Uno degli aneddoti più antichi sui tendaggi riguarda il Tempio di Gerusalemme.
È l’anno 33 d.C. Il Sancta Sanctorum del Tempio è separato dal resto da un’enorme tenda che lo nasconde a i non autorizzati. Talmente pesante che può essere manovrata solo grazie all’azione contemporanea di 300 sacerdoti. Nei Vangeli si narra che, nel momento in cui Gesù spira sulla Croce, il Velo del Tempio si squarcia in due. Da allora, aprire la tenda o squarciare il velo è il simbolo universale della rivelazione di una verità nascosta.

Tende e fisco
Tra il XVII e il XIX secolo molti stati europei (Regno Unito, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Italia) impongono la tassa sulle finestre, basata sul numero e sulle dimensioni delle stesse. Per eludere questa imposta molti cittadini murano le finestre e le dipingono a trompe-l’œil e creano le caratteristiche “finestre finte” con tanto di tende e tendoni disegnati che ancora vediamo oggi. In questo periodo la mancanza di luce e aria causa tra l’altro problemi di salute, come tubercolosi e vaiolo.
Il termine “imposta” per indicare gli scuri esterni delle finestre deriva proprio da questa tassa.
Il confine filosofico
Complemento d’arredo la tenda è un oggetto di grande utilità che nasconde la luce dal buio e viceversa. Ogni epoca appende alle finestre le proprie paure e le proprie ambizioni e attribuisce ad essa la funzione di limite. Separa il sacro dal profano, il caldo dal freddo, il segreto dal pubblico, la finzione dalla realtà. È l’ultimo velo tra l’io e il mondo.










