Londra, 1945. George Orwell pubblica La fattoria degli animali, destinato a diventare, insieme al capolavoro di 1984, il capostipite del genere letterario distopico. Stessa città, trentadue anni dopo: i Pink Floyd pubblicano l’album Animals, sulla cui copertina troneggia un maiale volante. Ma cos’hanno in comune George Orwell e i Pink Floyd?

Una fotografia a colori dello scrittore George Orwell
Una foto ritratto dello scrittore George Orwell

“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri.” Recita così l’iconico incipit de La fattoria degli animali. Protagonisti della novella sono i quadrupedi inquilini di una fattoria inglese – maiali, cani e pecore – che decidono di ribellarsi al dispotico dominio del loro fattore. Con un’allegoria semplice ma potentissima, Orwell dipinge le dinamiche sociali alla base dell’ascesa di un regime autocratico, inizialmente mascherato da movimento egalitario.

La dittatura dei maiali si instaura con la repressione violenta e il privilegio elitario crescente. I maiali sono i doppiogiochisti che hanno a cuore solo i propri egoistici interessi, gli antropomorfi che si mimetizzano tra gli uomini al punto da non poter più distinguere gli uni dagli altri.

La critica sociale di George Orwell e i Pink Floyd

Animals dei Pink Floyd, uscito nel 1977, è suddiviso in tre sezioni principali: Dogs, Pigs e Sheep (cani, maiali e pecore). I riferimenti a Orwell non sono per niente casuali. La band londinese ha volutamente omaggiato lo scrittore britannico e preso in prestito la sua terminologia, rielaborandola per produrre un concept album in chiave contemporanea.

Animals è infatti una sorta di Fattoria degli animali trasposta nell’Inghilterra capitalista degli anni ’70 e una critica al modello politico e socioeconomico. Maiali e cani rappresentano predatori e businessmen avidi e senza scrupoli, mentre le pecore sono le vittime obbedienti e ignare di ciò che accade loro intorno.

Una foto in bianco e nero dei Pink Floyd nel 1974
I Pink Floyd nel 1974

Se l’opera di Orwell intendeva denunciare la dittatura socialista sovietica sfociata nello stalinismo, i Pink Floyd usarono la loro fattoria degli animali per esprimere dissenso verso il consumismo capitalista del boom economico postbellico.

Un album che si può definire intellettuale, come molti dei dischi della band. Denuncia sociale, potere e controllo del pensiero sono il fil rouge che lega i musicisti britannici al padre della distopia, sebbene non si siano mai conosciuti.

Nel gigantesco The Wall (1979), uscito esattamente trent’anni dopo 1984 di Orwell, il protagonista Pink costruisce un muro metaforico che lo isola dalla società. Un po’ come Winston, il protagonista di 1984, ultimo affaticato baluardo di resistenza contro un sistema totalitario e uniformante.

I maiali sono scomparsi?

Dogmatismo e pressioni sociali sono impersonati in The Wall da istituzioni di sistema come la scuola, assimilabili al Partito orwelliano di omologazione del pensiero. Pink snocciola una vita ricca di indelebili ferite emotive causate dalla storia e dall’esposizione sociale.

La vita del Winston di Orwell è segnata da continue emorragie psicologiche causate dal regime del Grande Fratello. Alienazione, oppressione e isolamento sono le tematiche principali che percorrono entrambe le opere, ancora una volta guardinghe nei confronti di sistemi totalitari più e meno contemporanei.

La critica sociale di Orwell deriva da un periodo storico di conflitti mondiali e pericolose ascese autocratiche.

Quella dei Pink Floyd dal suo opposto: un’era in cui regnano pace e democrazia, ma lotte di classe e alienazione sociale imperversano ugualmente. C’è da chiedersi, allora, se i maiali di Orwell non si siano mai davvero estinti, ma continuino a esistere, adattandosi e mutando di forma, in ogni epoca.

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