Mozart il ribelle
Immaginiamo di essere catapultati indietro nel tempo. È l’inizio di giugno del 1781 e ci troviamo a Vienna. Per caso, passiamo davanti al Deutschordenshaus, la casa dell’Ordine Teutonico, nella Singerstrasse, vicino al Duomo di Santo Stefano. È la residenza viennese del principe arcivescovo Hieronymus Joseph Franz de Paula Colloredo von Wallsee und Meis.
Il camerlengo del principe-arcivescovo, il conte Karl Joseph Felix Arco, congeda il giovane Wolfgang Amadeus Mozart con un calcio nel sedere e le parole dell’arcivescovo: “Può andarsene, non ho bisogno di lui!” Tutti gli sforzi del camerlengo e di Leopold Mozart, papà del musicista ribelle per eccellenza, sono miseramente falliti: Amadeus ha dato le dimissioni da musicista di corte. Non accetta, né accetterà mai di rinunciare alla propria libertà per indossare la livrea del servitore e diventa il primo musicista freelance della storia.
Mozart genio e sregolatezza
Genio e sregolatezza sono gli aggettivi esatti per descrivere Mozart.
Quando le finanze glielo permettono non bada a spese. Ama vivere senza orari, giocare d’azzardo, inseguire qualsiasi passione lo infiammi, vestire alla moda. Spende cifre folli per farsi confezionare abiti sfarzosi con tessuti pregiati. Compone quando ne ha voglia e lo fa anche mentalmente mentre gioca al biliardo o passa il tempo con gli amici.
Quando i soldi scarseggiano intensifica la produzione musicale, impartisce lezioni private e organizza concerti a pagamento con un sistema geniale, precursore del crowdfunding: nel 1783, cerca di finanziare alcuni concerti a Vienna chiedendo sottoscrizioni al pubblico e offrendo in cambio manoscritti autografi. Il progetto iniziale non ha il successo sperato, ma alla fine ci riprova e riesce nell’intento.
Lo storno di Amadeus

Amadeus possiede uno storno domestico, dal nome Vogel Staar, che impara a cantare il finale del Concerto per pianoforte n. 17, K. 453 ma sbaglia il sol che da naturale cinguetta in diesis. Mozart, divertito, lo annota nel diario insieme al suo apprezzamento per il talento dell’uccello.
Si affeziona talmente al suo animale di compagnia che il giorno in cui questo muore, il 4 giugno 1787, ne organizza il funerale con una grande cerimonia alla quale partecipano tutti gli amici di Amadeus, gli dedica un poemetto da cui, tra l’humor e la satira, traspare il dolore della perdita.
Mozart icona rock
Se togliamo i 270 anni che ci separano dalla nascita di Mozart, ci troviamo di fronte a colui che sarà il primo vero frontman della storia. Mozart è senza dubbio rock, per certi versi una sorta di Mick Jagger o, a tratti, di Freddie Mercury del Settecento. Lo è nell’attitudine con cui brucia le tappe e le finanze della sua vita, nella ribellione viscerale all’autorità, e nella sua arte.
Non esercita snobismo nei confronti della musica nobile, la fa piuttosto interagire con quella di intrattenimento popolare. Basti pensare al Flauto Magico dove abbatte le barriere e il suo genio musicale lo impiega per mixare temi da fischiettare come canzonette, a variazioni di altissimo livello, il tutto intriso di magia, messaggi sovversivi ed effetti speciali tra il sacro e il profano.

Dal Lacrimosa ai palchi del mondo intero
Vive al massimo, con impeto e rumore fino alla fine. É malato quando gli viene commissionata una messa da Requiem da un personaggio misterioso, più tardi si saprà essere Il conte Franz von Walsegg zu Stuppach. Mozart è debilitato dalla propria condizione fisica, sente che la fine non è così lontana e si auto convince che la composizione che scrive servirà per il suo stesso funerale.
La morte lo coglie all’ottava battuta del Lacrimosa.
Proprio colui che ha reso solenne perfino l’ultimo omaggio allo storno, non avrà cerimonie sfarzose. Senza possibilità economiche, la moglie Constanze, opta per un funerale di terz’ordine e Mozart viene sepolto in una fossa comune.
Il sedici marzo 2026 il Requiem di Mozart si può ascoltare a Torino, al Conservatorio Giuseppe Verdi, come terzo appuntamento della serie di concerti “Luce d’inverno”, nella stagione 2026 dell’Accademia Stefano Tempia. Dal titolo Amadeus, l’ultimo canto, il concerto, sotto la direzione del M° Cociglio, vuole celebrare con grandiosità e rispetto il 270° dalla nascita di un genio assoluto.










