Perché il 21 marzo è la Giornata mondiale della poesia
Nel 1999 l’UNESCO ha istituito la Giornata mondiale della poesia. Il giorno in cui tradizionalmente inizia la primavera è stato scelto per rappresentare il linguaggio poetico come rinascita e base dell’arte letteraria, come simbolo di dialogo, di pace e di riflessione.
Incontro di famiglia
Se intorno alla tavola della poesia per il pranzo del 21 marzo si riunissero, quasi come a Natale, tutti i diversi tipi di componimenti poetici, incontreremmo, come accade spesso, la zia un po’ stramba che regala sempre le caramelle al rabarbaro, il cugino dalla battuta pronta e tagliente, il piccolo di casa che, seduto sul seggiolone, si esercita con le prime sillabe, lo zio poco espansivo che misura le parole, la nipotina che vuole assolutamente salire in piedi sulla sedia e declamare l’ultima cantilena che ha imparato.

Le poesie che non ti aspetti
Proviamo a conoscere, uno alla volta, alcuni di questi commensali. Si tratta di generi poetici che sono accomunati da giocosità e ironia, da leggerezza e stupore, e che hanno regole curiose da rispettare. Provengono da varie parti del mondo, a prova che la poesia è un’arte universale ed è un tesoro senza tempo.

Monovocalica: gira tutto intorno a una lettera
La poesia monovocalica è una sfida a comporre versi usando tutte le consonanti dell’alfabeto italiano accompagnate però da una e soltanto una vocale. Vi sono poesie molto lunghe che contengono solo la E: Le tedesche dell’Est, soltanto la I: I ciclisti, oppure solo la O: Ho l’orto, di Gianni Micheloni. Un altro celebre compositore di versi monovocalici è Giuseppe Varaldo, autore della raccolta All’alba Sharazad andrà ammazzata.
Qui la componente giocosa ed esplorativa è fondamentale, si possono ipotizzare dialoghi, descrizioni fantastiche, riflessioni introspettive, attenzione però a usare sempre la stessa vocale.

Limerick: rime, assurdità e ironia anglosassone
Dall’Inghilterra arriva il limerick, inventato da Edward Lear, illustratore e scrittore che nell’Ottocento compone buffe storielle in cinque versi per divertire i figli del conte presso il quale lavora come disegnatore. Le poesie vengono raccolte nel volume Il libro dei nonsense, accompagnate dalle sue illustrazioni.
Il limerick è composto da due versi lunghi che definiscono il personaggio, il luogo da cui proviene e l’inizio surreale della storia, seguono poi due versi brevi che raccontano ciò che di divertente e di paradossale succede. L’ultimo verso richiama, con caratteristiche diverse, il protagonista e cita nuovamente il luogo. Gianni Rodari è stato un vivace creatore di limerick, nel libro Grammatica della fantasia sono contenute le istruzioni per idearli.

Metasemantica: il suono diventa significato
Fosco Maraini, padre di Dacia Maraini, orientalista, antropologo e scrittore, crea negli anni Sessanta la poesia metasemantica: un linguaggio senza significato che ha in comune con l’italiano soltanto il suono di qualcosa che possa assomigliare a una parola di senso compiuto.
La metasemantica segue le stesse regole grammaticali dell’italiano e quelle di metrica della poesia, ma è chi legge, in silenzio oppure ad alta voce, che deve assegnare alle parole il significato che il poeta può soltanto suggerire. Nella raccolta Gnòsi delle Fànfole di Fosco Maraini si trovano titoli come Il giorno ad urlapicchio, E gnacche alla formica, Il lonfo.

Filastrocca: la prima poesia della vita
Ambarabà ciccì coccò, Giro giro tondo, Batti batti le manine, Stella stellina, chiunque conosce queste filastrocche per averle cantate negli anni dell’infanzia e per averle insegnate in età adulta. La prima forma poetica con la quale veniamo a contatto è proprio la filastrocca. Rime, ritmi cadenzati a volte accompagnati da movimenti, parole semplici, rumori e versi degli animali sono ideali per essere memorizzati e ripetuti più volte, e costituiscono una delle basi per le future letture.

Haiku: il fascino orientale dell’essenziale
Haiku è la contrazione di una frase in giapponese che significa: verso di un poema a carattere scherzoso. Chi desidera comporre un haiku ha a disposizione soltanto tre versi con una precisa lunghezza di sillabe (in questo caso dette “more”). Cinque sono le sillabe del primo verso, sette quelle del secondo, nuovamente cinque quelle del terzo.
Gli haiku non hanno titolo e descrivono, come in un fermo immagine, le stagioni, la natura, gli animali, i luoghi. Chi si esprime attraverso gli haiku osserva ciò che ha intorno a sé ed elimina dal testo ogni elemento superfluo per farci arrivare l’emozione di un evento consueto ma straordinario.

Il divertimento è una cosa seria
Sul vocabolario Treccani, alla voce Divertire leggiamo, “Divertirsi: passare il tempo piacevolmente, provare piacere in qualche cosa”. Questo significato si adatta alla perfezione ai generi poetici che abbiamo esplorato, ovvero ai parenti, di varia origine e carattere, che stanno ormai gustando il dolce alla fine del pranzo del 21 marzo e che ci invitano:
– A percepire il piacere di metterci alla prova con regole e strutture predefinite, e poi a lasciare libera la creatività per ideare qualcosa di unico, di nostro.
– Ad accettare l’impegno giocoso di trovare soluzioni ardite e sinonimi curiosi, di inventare parole nuove, fondendole o separandole.
– A provare la soddisfazione di suscitare il sorriso con un verso arguto e inaspettato.
– A cercare l’animo poetico che si nasconde dentro di noi e, per conto nostro o in compagnia, a lasciarci conquistare dalla poesia diversamente divertente.










