Il teatro soddisfa la nostra voglia di storie
Il desiderio di storie è un’esigenza mai sopita che abita da sempre l’animo degli esseri umani.
Seduti su una pietra, sugli spalti di un teatro appoggiato a una collina, in piedi nella piazza del villaggio o davanti al palcoscenico di un teatro illuminato da candele, oppure accomodati sul velluto rosso delle poltrone numerate, siamo alla ricerca di voci, di scene, di musiche, di figure che ci facciano entrare in un mondo parallelo in cui credere che tutto ciò che sta per accadere sia magicamente vero.

Un messaggio per la Giornata mondiale del teatro
Dal 27 marzo 1962 si celebra la Giornata mondiale del teatro, proclamata ufficialmente l’anno precedente a Vienna durante il Congresso dell’ITI (International Theatre Institute), Istituto Internazionale del Teatro. Da allora ogni anno viene diffuso un messaggio da parte di una figura di spicco nel mondo teatrale e culturale. Per il 2026 l’autore del messaggio è Willem Dafoe. Le sue parole vengono lette in tutto il mondo in scuole, biblioteche, centri e associazioni culturali, e naturalmente nei teatri.
(dal messaggio di Willem Dafoe)
Come attore e creatore teatrale, continuo a credere nel potere del teatro. In un mondo che sembra diventare sempre più divisivo, autoritario e violento, la nostra sfida come creatori teatrali è quella di evitare la corruzione del teatro in una mera impresa commerciale, dedita all’intrattenimento attraverso la distrazione, o in un arido custode istituzionale delle tradizioni, ma piuttosto la nostra sfida è di promuoverne la forza di connettere popoli, comunità, culture e soprattutto di interrogarci su dove stiamo andando…
La persona dietro la maschera
Sua cuique persona. Ecco la traduzione di questo celebre detto latino: A ciascuno la sua maschera.
Uno dei significati latini della parola persona è proprio maschera. Il teatro è una rappresentazione della vita, e così come nel teatro, anche nella vita le maschere che indossiamo ci danno modo di recitare una o più parti diverse, a seconda delle situazioni che dobbiamo affrontare. L’interprete, che sul palcoscenico indossa la maschera del personaggio, diventa la persona protagonista della storia.

Giullari, saltimbanchi e musicanti
Nel Medioevo il teatro non è un luogo definito. Teatro è la piazza del borgo, gli spazi tra i banchi del mercato, le strade della città. La Chiesa condanna e vieta le rappresentazioni teatrali ad eccezione di quelle sacre che raccontano episodi del Vangelo o che celebrano i momenti forti dell’anno religioso.
Attori, giocolieri, saltimbanchi e musicanti sono scomunicati e le loro spoglie, dopo la morte, vengono seppellite in terra sconsacrata. Durante la Quaresima, quando i sacerdoti indossano paramenti viola, sono proibiti tutti gli spettacoli teatrali e quindi ogni fonte di guadagno, ed è per questo motivo che il viola è un colore per nulla gradito a teatro.

Luogo di incontri, di affari, di intrighi
Tra il Seicento e il Settecento, quando il teatro diventa un ambiente circoscritto, dedicato a ospitare rappresentazioni musicali, drammi, farse e commedie, siamo ancora lontani dalla platea silenziosa e dai palchi in cui si guarda con attenzione la scena attraverso un piccolo binocolo. A teatro si sta in piedi davanti al palcoscenico, si parla, si gioca, si litiga.
I palchi sono muniti di tende, spesso chiuse, dietro le quali avvengono incontri, affari e intrighi che poco hanno a che fare con la fruizione dello spettacolo. Le scenografie diventano maestose e scorrevoli, nasce l’uso del sipario, l’orchestra ha un suo posto ben definito in una fossa sotto al palcoscenico. La luce e il buio iniziano a essere usati ad arte per sottolineare i momenti più emozionanti.

Carrozze, cavalli e tradizioni
La tradizione teatrale vuole che, a qualsiasi livello, dalla compagnia amatoriale al grande allestimento, l’inizio di ogni replica venga preceduto dalla pronuncia per tre volte di una parola, detta ad alta voce e contemporaneamente da coloro che stanno per entrare in scena.
L’uso di questa parola, che qui rappresenta il simbolo di speranza di successo, ci riporta ai tempi in cui gli spettatori di alto rango raggiungevano il teatro in carrozze trainate da cavalli, animali che stazionavano, con i relativi vetturini, in una sorta di parcheggio nei pressi del teatro in attesa della fine dello spettacolo. In questo lasso di tempo accadeva che i cavalli lasciassero nel parcheggio tracce organiche della loro presenza. Molte tracce, molto pubblico, molto successo.

Chi è di scena!
Ecco, le luci si spengono e si apre il sipario, ancora un po’ di brusio, i ritardatari sistemano la giacca sulla poltrona e si siedono. Poi inizia la magia. Ed è tutto vero. Vero è il sudore, il trucco, la mimica facciale, i toni della voce, i gesti, veri i costumi, vere le luci e le scenografie. E il pubblico è lì per farsi incantare, per credere davvero.

Ogni sera uno spettacolo unico
Gli occhi spalancati, i sorrisi, gli sguardi d’intesa, i sussulti di paura, le risate a bocca aperta sono gli stessi che ci accomunano ai nostri antenati che fissavano, una alla volta, le figure dipinte sul telone del cantastorie. Questa è la magia del teatro: l’emozione che attraversa lo spazio e giunge dagli attori a ogni singola persona, la passione che coinvolge, che contagia, che fa apparire ogni volta nuove anche le parole conosciute, che fa salire verso il palco il calore che viene dalla platea. Ancora una volta.

Teatro, magia condivisa: variazioni sul tema
Dramma e cinema: Servo di scena
opera teatrale di Ronald Harwood (1979) – film di Peter Yates (1983)
Un vecchio attore shakespeariano e il suo aiutante di camerino. Un tutto esaurito e un malore a singhiozzo. Un Re Lear che inizia e si interrompe anche a causa dei bombardamenti. Due uomini che hanno vissuto in simbiosi fino all’ultimo.
Farsa e cinema: Rumori fuori scena
commedia di Michael Frayn (1977) – film di Peter Bogdanovich (1992)
Una compagnia teatrale americana e una disastrosa prova generale. Durante la tournée nascono amori, vendette, gelosie, ripicche, tutto sotto gli occhi del pubblico grazie alla scenografia che si gira e mostra cosa accade realmente dietro le quinte durante lo spettacolo.
Teatro: Così è (se vi pare)
dramma di Luigi Pirandello (1917)
Una complicata questione di famiglia diventa, da parte dei vicini, tema di pettegolezzi, e provoca vani tentativi di scoprire cosa si nasconda dietro alle versioni sempre diverse dei protagonisti. La risposta finale risolverà il mistero?
Libro: Manuale minimo dell’attore
Dario Fo e Franca Rame (1987)
Sei giornate di uno stage tenuto a Roma dal Premio Nobel per la Letteratura 1997. Un’immersione a occhi aperti nella storia dell’arte e del teatro dedicata a chi lo ama, lo pratica e lo frequenta.











