Sottolineare o non sottolineare: questo è dilemma con i libri

una persona mentre legge un libro e lo evidenzia in giallo ll'aperto

La lettura è un hobby prettamente solitario. Infatti, regna sovrana tra le passioni degli introversi e di chi preferisce ascoltare piuttosto che parlare. Si consuma spesso in silenzio, con concentrazione, in luoghi silenziosi come le biblioteche. Al netto del fatto che si tratta di generalizzazioni, nessuna di queste caratteristiche del lettore è particolarmente dibattuta. Ma ce n’è una che crea sempre grande divisione nella comunità dei lettori, ed è questa: sottolineare o non sottolineare i propri libri?

Se con i testi scolastici chi usava la penna veniva visto come l’anticristo, l’uso della matita quanto meno restava necessario. Infatti, alcuni testi sono nati per essere modificati e pasticciati, come quel caso editoriale straordinario di Distruggi questo diario di Keri Smith o alcuni manuali di self-help che stimolano la scrittura e propongono esercizi, come quelli di Nicoletta Cinotti.

Sui libri di narrativa o saggistica, però, è tutta un’altra storia e in base a chi lo si dice, si ricevono sempre opinioni diverse. Da “Non si osa profanare il libro, è sacro!” a “Matite, penne, post-it, chi ne ha, più ne metta!”, c’è una scala di grigi infinita di abitudini, modi di vivere la lettura , il sottolineare e l’oggetto libro. Spesso nemmeno coerenti nella stessa persona. C’è chi, ad esempio, scrive sui libri con frequenza ma non oserebbe mai rompere la loro costina.

sottolineare, testo di libro sottolineato a più colori e con biro
immagine pubblico dominio licenza CC

Cime Tempestose e abitudini di lettura

Questa grande varietà di approcci all’oggetto libro parlano di quanto è necessario per i lettori trovare una propria modalità di lettura funzionale. Recentemente, tra le piattaforme social di Youtube e Tiktok si è scatenato un dibattito infiammato al riguardo. L’uscita del nuovo adattamento cinematografico di Cime Tempestose ha spinto giovani lettori e lettrici  bookinfluencer a voler recuperare la lettura, scontrandosi con un testo più complesso di quelli destinati al loro target al giorno d’oggi.

Tra audiolibri usati come ausilio per le parti più noiose e la scelta di leggere esclusivamente i dialoghi, la reazione dei lettori forti che condividono la loro passione sui social è stata di riflessione: che stratagemmi usiamo per leggere meglio? Quanto influiscono sulla qualità della lettura? Come possiamo suggerire maniere di lettura migliori a chi affronta un testo particolarmente complesso?

cime tempestose libro con trasposizine cinematografica
immagine pubblico dominio licenza CC

Rallentare, ascoltare il ritmo, sottolineare

Su una cosa, i lettori forti sono tutti d’accordo: rallentare. Dare tempo al tempo e scandire la lettura del testo che si ha davanti seguendone il suo naturale ritmo, ascoltando in contemporanea anche il proprio. Ed è proprio qui che entra in gioco la sottolineatura, l’uso della matita sul libro.

Interagire con il testo in maniera fisica crea un legame forte con i concetti che abbiamo davanti, che porta a una lettura decisamente più consapevole e approfondita. Scrivere i propri pensieri riguardo alle righe appena lette accanto al testo aiuta ancora di più a rielaborare quei concetti. Questo significa leggere meglio.

sottolineare, note a margine

Modi per rielaborare un testo

Nonostante questo, scrivere o sottolineare sul libro sono solo alcuni dei modi per rielaborare la lettura, e sicuramente ce ne sono altri che non implicano la “profanazione” del libro stesso. C’è chi mette in atto quasi le stesse pratiche, ma su strumenti diversi, ad esempio i reading journal, diari per lettori in cui segnare i libri letti, i pensieri, le citazioni, la data di inizio e di fine, e quanto ci è piaciuto.

C’è chi usa Notion, uno strumento molto versatile che può fare da raccoglitore di appunti e catalogazione di pensieri, citazioni, frasi. O ancora, c’è chi cerca il confronto con altri lettori, raccontando quel che ha letto e rielaborando i concetti salienti e ampliandone i confini tramite il dibattito. A tal proposito, vanno molto di moda, soprattutto in librerie indipendenti e biblioteche che fanno da polo culturale, i club del libro; ma anche più in piccolo, chiacchierando tra amici, si può rielaborare insieme un libro e ottenere lo stesso effetto.

 

organizzare idee con i post it al posto di sottolineare
foto di Kaethe17 licenza CC

Quindi, sottolineare sì o no?

Quindi, alla fine, il dibattito “sottolineare sì o no” si riduce a esclusivamente a questo: sei una persona che tratta il libro come un oggetto sacro il cui testo non deve essere contaminato da sottolineature e scritte varie, o sei il lettore che dialoga col testo e non ritiene sano pensare che il libro sia intoccabile? Nessuna delle due risposte è sbagliata, perché l’obiettivo deve essere comprendere come leggere meglio in maniera personale, libera e non giudicante.

In conclusione, si può provare a sottolineare un libro se non si è abituati a farlo o, al contrario, di non farlo e usare mezzi diversi se lo si fa abitualmente. Sposiamo il punto di vista: l’obiettivo è leggere bene, rielaborare, fare nostro quel che i libri hanno da raccontarci sul mondo e su noi stessi, sottolineando o meno. E chiediamoci perché idealizziamo l’oggetto libro, se lo facciamo. O perché amiamo dissacrarlo, scrivendo e sottolineandolo. Ogni abitudine può tramutarsi in una piccola occasione per conoscerci meglio.

Condividi articolo
Facebook
X