Letterature invisibili: chi non leggiamo e perché?

letterature invisibili lente d'ingrandimento su mappamondo

Ci sono mondi che ignoriamo, paesi la cui storia non ci viene insegnata a scuola, e pezzi di puzzle che non aggiungiamo mai al quadro, anche in letteratura. La gran parte dei libri che troviamo in commercio proviene da quello che chiamiamo primo mondo, che tradizionalmente consideriamo “occidente”.

A eccezione della letteratura asiatica giapponese e coreana, che negli ultimi anni ha subito un’ondata di crescente popolarità, la letteratura che esula dai sentieri ben battuti delle mappe europee e nordamericane è spesso semisconosciuta. E le letterature invisibili sono più di quante crediamo.

Letterature invisibili: libro con mappa

Sapreste citare un solo autore africano? Conoscete qualche libro turco o messicano, un autore indiano? L’India da sola conta un miliardo e mezzo di persone. Perché non ne leggiamo?

Al mondo esistono circa 196 paesi. Più della metà appartengono ad America Centrale e del Sud, Africa, Medio Oriente e Asia messi insieme. Ma l’universo letterario della nostra libreria, il microcosmo che dovrebbe permetterci di esplorare mondi diversi dal nostro e attraversare confini, si riduce nella maggior parte dei casi a un’area molto ristretta. Più che un universo, è un quartiere. Come mai leggiamo sempre di alcuni paesi ma non di altri?

Letterature invisibili per scelta di chi?

La traduzione sembra balzare all’occhio come ostacolo principale. È ovvio che il villaggio nigeriano con una varietà linguistica locale da far impallidire Babele possa rendere difficoltosa la diffusione nel mondo editoriale. È anche vero che non solo in tutto il continente africano, ma anche in America, Asia e Oriente lingue europee come inglese, francese, spagnolo e portoghese si sono ampiamente affermate a causa del colonialismo, e lì la traduzione non ha scuse. Ragione in più per dare una voce a paesi con storie secolari di oppressioni e conflitti.

In un mondo che millanta ipercomunicabilità, sembra che ci guardiamo bene dal comunicare ciò che è scomodo. Lingue sottorappresentate significano anche culture sottorappresentate, e culture sottorappresentate significano interi mondi e popoli ignorati.

La narrazione è il modo attraverso cui un popolo si racconta, con cui una nazione confida la sua storia a chi altrimenti non la potrebbe capire. Letterature invisibili diventano storie invisibili, a favore di letterature che di visibilità ne hanno molta, ma rappresentano solo la punta dell’iceberg.

È chiaro che fattori politici, economici e sociali giocano un ruolo di primo piano nel decidere che cosa finisce sui nostri scaffali. È un dato di fatto che ci siano paesi più potenti e affermati di altri, le cui letterature dominano di conseguenza il mercato editoriale.

Quelli che riteniamo paesi sottosviluppati rispetto a uno standard di benessere occidentale, più deboli sotto tanti aspetti, fanno molta più fatica a guadagnarsi il diritto di una copertina in vetrina. Ma chi decide che certe storie valgono meno di altre?

Postcolonialismo letterario

È possibile che l’idea di culture dominanti e superiori sia ancora così sottilmente radicata da insinuarsi persino tra gli scaffali delle nostre librerie? Possiamo parlare di postcolonialismo letterario?

C’è un giochino divertente da provare: mettersi di fronte ai propri libri e contare quanti di essi siano “scritti da”. Si può iniziare piano, da qualcosa di generico, e restringere il campo a poco a poco. Libri scritti da donne, libri scritti da persone non bianche, libri scritti da persone con disabilità, libri scritti da non europei, sudamericani, africani…

Ci si accorge presto che i mondi che ignoriamo sono tanti, e non solo geografici. Poi, in quella libreria si può fare un buco. Sì, un buco. Creare uno spazio per ogni cosa che manca all’appello, spostare qualcosa per fare spazio a qualcos’altro che di solito deve sgomitare più degli altri per farsi vedere.

L’universo delle letterature invisibili è vasto e inesplorato. Magari potremmo fare un passo verso qualcosa di nuovo: un continente lontano, un paese dimenticato, provare a farci un viaggio e tendere un po’ l’ orecchio. Potremmo scoprire che certe storie sembrano sussurrate solo perché quelle intorno vengono raccontate troppo forte.

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