L’arte entra nelle politiche di cura: musei, libri e bellezza possono farci stare meglio

È ufficiale. L’arte diventa cura. Il legame tra cultura e benessere fa un passo in avanti : non è più solo una bella sensazione all’ uscita di una mostra d’arte, o dopo uno spettacolo , o mentre leggiamo, ma entra di diritto nel linguaggio delle politiche pubbliche.

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il ministro della Salute Orazio Schillaci hanno firmato, il 29 aprile, un Protocollo d’intesa per rafforzare il rapporto tra accesso alla cultura e qualità della vita. L’accordo punta a valorizzare pratiche già attive nei luoghi della cultura e nelle strutture sanitarie: museoterapia, arteterapia, musicoterapia, lettura, esperienze artistiche nei percorsi di cura e progetti condivisi tra istituzioni culturali e sanitarie.

L’arte entra nei luoghi della cura

È un  cambio di prospettiva importante: salute non è solo assenza di malattia, ma anche qualità delle relazioni, benessere emotivo, possibilità di accesso alla bellezza, alla creatività e alla partecipazione culturale. Una visita al museo, un laboratorio teatrale, un percorso musicale, un progetto di lettura possono diventare strumenti capaci di accompagnare fragilità, solitudini, riabilitazioni e momenti complessi della vita.

Il Protocollo richiama esperienze già sperimentate in Italia, tra cui iniziative realizzate con il Policlinico Universitario Fondazione Agostino Gemelli di Roma, l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano e il progetto “Art4ART” in collaborazione con il MAXXI presso il Gemelli.

Arte e salute : le evidenze scientifiche

L’idea che l’arte faccia bene non nasce oggi. Nel 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblica una vasta revisione sul ruolo delle arti nel miglioramento della salute e del benessere, analizzando oltre 3.000 studi. Il rapporto evidenzia il contributo delle attività artistiche nella prevenzione, nella promozione della salute e anche nella gestione di alcune condizioni di malattia lungo tutto l’arco della vita.

Naturalmente nessuno sta dicendo che un quadro sostituisca un medico o che una poesia possa prendere il posto di una terapia. L’evidenza è che la cultura può affiancare, sostenere e aprire spazi interiori, migliorando la qualità dell’esperienza di cura e rendendo più umani i percorsi assistenziali.

Musei, biblioteche e teatri come presìdi di benessere

Con la firma di questo Protocollo riconosciamo e rafforziamo il ruolo terapeutico della cultura. Musei, biblioteche, archivi, istituti e luoghi della cultura sono chiamati a svolgere un ruolo sempre più centrale nella costruzione di percorsi di cura, contribuendo così, attraverso l’arte, al benessere della persona e della comunità”. Alessandro Giuli, Ministro della Cultura

“Il Protocollo siglato oggi rientra nella strategia di umanizzazione delle cure su cui siamo fortemente impegnati. Avviamo questa collaborazione affinché le persone che affrontano una malattia continuino a sentirsi partecipi e protagoniste della vita sociale e culturale, in sintonia con i principi di solidarietà e inclusività propri del nostro Servizio Sanitario Nazionale”.  Orazio Schillaci,  Ministro della Salute.

La vera sfida sarà ora trasformare il Protocollo in azioni concrete. L’ intesa prevede infatti promozione di progetti stabili, formazione per operatori sanitari e culturali, sperimentazioni territoriali e collaborazioni tra ospedali, musei, biblioteche, scuole, teatri e associazioni. Tutto ciò unito a momenti di confronto multidisciplinare

La bellezza come diritto

Il  segnale è forte: la cultura non è un lusso da aggiungere. Una biblioteca può diventare presidio contro la solitudine, il museo un luogo protetto di ascolto. Musica, arte, teatro e lettura sono finalmente considerati parte di un ecosistema.

L’arte diventa una parte viva della cura, della comunità e della salute collettiva.

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