Supernova di Nina Gigante: quando la maternità non è una favola, ma un’esplosione cosmica

una madre che tine in braccio un bambino con davanti una tempesta cosmica

Supernova. Quando nasce una madre: le trasformazioni di cui nessuno ti ha mai parlato, di Nina Gigante, pubblicato da Aboca Edizioni nel 2026, non è un manuale per diventare madri perfette. Anzi, il suo gesto più coraggioso è proprio smontare l’idea stessa di perfezione. Non insegna come far dormire un bambino, come allattare meglio o come sopravvivere alle notti spezzate. Guarda la donna che resta spesso fuori campo. Quella che, mentre tutti osservano il neonato, si domanda silenziosamente: “E io, dove sono finita?”.

La parola chiave è matrescenza: una parola non ancora abbastanza familiare, eppure necessaria. Indica il processo del diventare madre, con una potenza trasformativa paragonabile all’adolescenza: una metamorfosi lenta, fisica, psichica, emotiva e identitaria. In un’intervista pubblicata da intoscana, l’autrice racconta di essere arrivata a questo termine in una notte di solitudine, con il figlio piccolo in braccio, scoprendo poi il lavoro dell’antropologa Dana Raphael, che negli anni Settanta introdusse il concetto di matrescenza.

copertina del libro Supenova edito da aboca  edizioni

Supernova: una stella che collassa, una madre che nasce

Il titolo è perfetto perché non consola troppo. Una supernova è splendore, ma è anche collasso. Fine di una forma precedente. Energia enorme. Materia che si disfa e si ricompone.  Nel suo Substack la Gigante definisce Supernova “il libro che avrei voluto leggere io”. Spiega che il libro nasce da una mancanza: cercava un testo capace di dirle cosa le stesse accadendo dopo la nascita del figlio, ma trovava manuali concentrati quasi esclusivamente sul bambino. “Io quel libro non l’ho mai trovato”, scrive. Così ha iniziato a studiare, intrecciando neuroscienze, antropologia, psicologia, femminismo, fisiologia, medicina orientale, letteratura e poesia.

Supernova non toglie sacralità alla maternità, toglie la retorica che addolcisce tutto fino a renderlo impronunciabile. Dice che una madre “deve” essere felice. Che “deve” sapere. Che “deve” sentire immediatamente un amore limpido, totale, senza incrinature. Qui invece si apre la porta all’esperienza reale: il corpo che cambia, la mente che si riorganizza, il tempo che si deforma, l’identità che non torna più esattamente dov’era. Una forma di restituzione. Come se il libro dicesse alle madri: non siete rotte, state diventando.

Matrioska del 1975 Foto a.m.
Matrioska del 1975 Foto a.m.

La maternità non è un istinto automatico

Uno dei meriti più forti del libro è il suo rifiuto dell’idea di maternità come automatismo. Diventare madri non significa entrare magicamente in un ruolo già pronto: il parto non è il punto di arrivo, ma l’inizio di un processo. La maternità non è solo evento biologico, ma una trasformazione culturale, mentale e sociale. L’autrice descrive la maternità come un qualcosa di cui da fuori si vede solo luce, mentre dentro avviene un collasso.

Supernova è interessante anche per chi madre non è. Parla, infatti, di tutte le volte in cui la vita ci costringe a cambiare forma. Di tutte le rinascite che, prima di esserlo, somigliano moltissimo a un disastro.

Il mito della Madre

In Supernova emerge chiaro che cultura ama mettere le madri su un piedistallo. Il problema è che da un piedistallo si cade, e anche malissimo a volte. Supernova lavora proprio sul mito della madre instancabile e naturalmente predisposta al sacrificio. Un mito tossico perché lascia pochissimo spazio alla verità che, spesso, è ambivalente. Si può amare profondamente un figlio e desiderare un’ora di silenzio.

Il problema infatti, come sottolinea l’autrice, nasce quando alle madri non si concede ciò che invece si accetta in altri passaggi della vita: il turbamento, la rabbia e il bisogno di tempo. Smettere di giudicare le madri, infatti, non è solo una questione di sensibilità individuale ma una questione culturale. Significa chiedersi come una società sostiene, o abbandona chi genera e cresce.

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