14 agosto 2026: ricorrono i 100 anni dalla nascita di René Goscinny, lo sceneggiatore di Astérix. L’uomo che ha insegnato all’Europa a ridere con intelligenza e uno degli autori che più hanno cambiato il modo di raccontare l’Europa attraverso il fumetto, la letteratura per ragazzi e l’umorismo. Nato a Parigi nel 1926 e morto prematuramente nel 1977 la sua biografia sembra già una storia a vignette.
Figlio di una famiglia ebrea originaria dell’Europa orientale, trascorre l’infanzia a Buenos Aires, dove frequenta il liceo francese. Goscinny cresce quindi francese fuori dalla Francia e europeo lontano dall’Europa. Forse anche per questo, più tardi, saprà guardare la cultura francese con ironia affettuosa, smontandone tic, orgogli e piccole manie nazionali.

Hans Peters per Anefo – Nationaal Archief Fotocollectie Anefo (cropped) Nationaal Archief, Den Haag, Rijksfotoarchief: Fotocollectie Algemeen Nederland licenza CC
Dal mondo al villaggio gallico
Il grande salto arriva nel 1959, quando insieme ad Albert Uderzo crea Astérix sulle pagine della rivista Pilote. L’idea è semplice solo in apparenza: un minuscolo villaggio gallico resiste all’Impero romano grazie a una pozione magica e a una buona dose di testardaggine. Ma sotto l’avventura comica c’è molto di più: la satira della burocrazia, il gioco con la storia, le caricature dei popoli europei, le battute linguistiche, il gusto per il paradosso.
Astérix funziona perché non è mai solo una barzelletta. È un meccanismo narrativo perfetto, dove ogni personaggio ha un ritmo, una funzione, una voce. Obelix non è soltanto il gigante buono caduto da piccolo nel paiolo della pozione: è l’amico fedele, l’ingenuità potente, il contrappunto emotivo alla furbizia di Astérix. I romani, più che nemici, sono spesso vittime di un sistema più grande di loro. E il lettore ride perché riconosce qualcosa: la politica, la scuola, il turismo, il nazionalismo, la burocrazia, il vicino di casa.

Il Piccolo Nicolas e l’arte di restare bambini
Accanto ad Astérix, Goscinny firma con Jean-Jacques Sempé un altro capolavoro: Le Petit Nicolas, in Italia conosciuto come Il piccolo Nicolas. Qui il tono cambia completamente. Niente pozioni, niente battaglie, niente legionari: solo la scuola, i compagni, la famiglia, i malintesi dell’infanzia. Eppure la precisione comica è la stessa.
La voce di Nicolas è tenera, ingenua, irresistibile. Goscinny riesce a raccontare il mondo adulto visto dal basso, con una naturalezza difficilissima da imitare. In quelle piccole storie c’è la Francia del dopoguerra, ma anche qualcosa di universale: il bisogno di essere ascoltati, la paura di sbagliare, l’amicizia come grande avventura quotidiana.

Lucky Luke, Pilote e la modernità del fumetto
Goscinny lascia il segno anche in Lucky Luke, collaborando a lungo con Morris e contribuendo a trasformare il cowboy solitario in una delle icone del fumetto franco-belga. La sua scrittura porta ritmo cinematografico, dialoghi brillanti e un’ironia che prende in giro il mito del West senza distruggerlo.
Fondamentale è anche il suo ruolo nella rivista Pilote, laboratorio creativo che contribuisce a dare nuova dignità al fumetto europeo. Goscinny capisce prima di molti altri che la bande dessinée (la striscia di fumetto) non è un passatempo minore. Può essere letteratura popolare, satira, racconto storico, educazione sentimentale.











