E’ notizia di pochi giorni fa: Filippo Turetta chiede di avviare un percorso di giustizia riparativa con il padre di Giulia Cecchettin.
11 novembre 2023, Giulia Cecchettin viene uccisa dal suo ex fidanzato
Una vita spenta per futili motivi e una vicenda che ha lasciato tutti senza parole.
Filippo Turetta condannato all’ergastolo con esclusione delle aggravanti di crudeltà e stalking, detenuto presso il carcere di Verona.
La sentenza non riconosce:
– i comportamenti molesti, persecutori e i messaggi continui, soffocanti, che provocavano malessere in Giulia;
– l’eccesso di violenza usata nell’omicidio, che in criminologia è chiamato overkilling.
Overkilling, aggressività eccessiva
Overkilling: termine che si riferisce a quei casi in cui l’aggressività usata nei confronti della vittima è eccessiva e supera il limite dell’azione omicidiaria.
L’assassino va oltre, esagera e accecato da un eccesso di adrenalina, dovuta all’eccitazione del momento, perde il controllo inveendo sul corpo della vittima senza freni.
Solo la stanchezza e il venir meno delle forze ferma la ferocia del comportamento.
L’overkilling è riscontrabile in quei delitti definiti “passionali”, in cui la rabbia e la delusione offuscano la ragione del carnefice. Le zone particolarmente interessate dai colpi sono le parti alte del corpo, dal busto al volto, poiché identificano l’oggetto del desiderio che si vuole distruggere.
Un’escalation di violenza
Gli studi dimostrano come questa pratica sia sempre più frequente nei crimini commessi nei confronti di donne.
La persona, oggetto del desiderio, si allontana poiché consapevole della relazione soffocante. L’offender, durante l’azione omicidiaria, colpisce ripetutamente la vittima anche post-mortem, in un’escalation di violenza che si placa solo con lo sfinimento fisico.
La mente non realizza pienamente l’accaduto fino al ripristino di una normale respirazione e ritorno alla calma.
Si attiva una sorta di stand by cerebrale e l’individuo si perde nella follia del momento.
Occultamento del corpo, l’ultimo annullamento su Giulia Cecchettin
Nel caso in esame, Filippo Turetta pianifica di nascondere il corpo di Giulia Cecchettin utilizzando dei sacchi neri.
Nascondere da chi? Dalle forze dell’ordine in primis, ma soprattutto dalla sua vista.
Il senso di rimorso, la consapevolezza dell’atto commesso, hanno indotto Turetta a occultare il cadavere: ha messo in scena quello che in criminologia è conosciuto come undoing. Letteralmente “annullamento”.
Un secondo un atto tipico degli omicidi a movente passionale, in cui la vittima è conosciuta e il rimorso assale l’offender. Un tentativo, in coscienza, di disconoscere il fatto commesso per preservare la propria psiche dal confronto con la realtà, per nascondere e allontanare da sé l’azione attraverso una modificazione consapevole della scena del crimine, eventualmente spostando la vittima e sistemandola in una posizione non umiliante.
Nessuna aggravante
Nonostante tutto lo scenario descritto, nell’omicidio di Giulia Cecchettin non sono state riconosciute le aggravanti della crudeltà e dello stalking.
Le azioni di Turetta non hanno solo cagionato la morte di Giulia, ma si sono riversate sulle vittime collaterali: i famigliari. Il padre e i fratelli di Giulia devono ricominciare a vivere giorno per giorno, partendo dal dolore della perdita e raggiungendo un livello di accettazione della situazione che permetta loro di andare avanti.
La Fondazione Giulia Cecchettin
Gino Cecchettin ha costituito, insieme ai due figli Elena e Davide, la Fondazione Giulia Cecchettin “per onorare la memoria di Giulia, figlia e sorella, e trasformare il dolore in un’opportunità per la società.”
Un atto coraggioso e un forte segnale di ricostruzione personale con lo scopo di testimoniare che la violenza di genere non è mai la scelta giusta.

La richiesta di “Giustizia Riparativa”
A meno di un anno dalla condanna all’ergastolo Filippo Turetta chiede di accedere al percorso di giustizia riparativa. La richiesta è lecita e prevista dalla legge, ma l’istanza verrà presentata solo in caso di accettazione della proposta da parte del padre di Giulia.
Gino Cecchettin ha dichiarato di poter pensare a intraprendere un tale progetto solo quando Turetta avrà dimostrato una vera presa di coscienza del male fatto, dell’elaborazione del crimine commesso e saranno avanzate quelle scuse attese e mai arrivate, oltre a una vera richiesta di perdono.
Tutto ciò non è ancora avvenuto.
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