Caravaggio a Malta: il Battista, il sangue e i Cavalieri

Panorama di valletta This photo was taken by Anton Zelenov

Nel 1607, un uomo in fuga approda sulle coste rocciose di Malta. Non è un pirata, né un mercante. È Michelangelo Merisi da Caravaggio, pittore geniale e dannato, condannato per omicidio a Roma. Cerca rifugio, ma anche redenzione. L’isola dei potenti Cavalieri di San Giovanni (o di Malta) gli offre entrambe, insieme a una nuova identità: quella di “Frà Michelangelo”.

Ma il soggiorno maltese, seppur prolifico sul piano artistico, si trasforma presto in un nuovo capitolo di tensioni, risse e una fuga degna di un romanzo barocco.

stemma dei Cavalieri di Malta
Stemma cavalieri di Malta licenza CC

Caravaggio e i Cavalieri di Malta

Ma andiamo per gradi.  L’Ordine dei Cavalieri di Malta, fondato nel XI secolo come Ordine Ospitaliero, (Ordine dei Cavalieri di San Giovanni) si stabilisce sull’isola nel 1530, trasformandola in una roccaforte cristiana. La Concattedrale di San Giovanni a La Valletta, costruita tra il 1571 e il 1578, diventa il fulcro spirituale e artistico dell’Ordine che è ormai una potenza militare e spirituale.

Caravaggio quando arriva a Malta è preceduto dalla sua fama: genio della luce e maestro dell’ombra.  I Cavalieri non vedono l’ora di avere il pittore ad abbellire la loro Cattedrale.

La condanna a morte e il Gran Maestro Alof de Wignacourt

Caravaggio non fugge solo da Roma dove è stato condannato a morte in contumacia. Scappa anche da sé stesso, inseguito dai suoi demoni e da un sistema giudiziario poco incline all’estetica del perdono. Insomma non si limita a dipingere drammi, li vive sul serio.

Il Gran Maestro Alof de Wignacourt, uomo d’armi, capo dei Cavalieri di Malta e mecenate, accoglie dunque  Caravaggio con entusiasmo. Lo nomina Cavaliere dell’Obbedienza Magistrale esattamente il il 14 luglio 1608. Da quel momento il pittore gode dell’ immunità.

Ritratto di Alof di Wiignancourt dipinto da Caravaggio oggi al Louvre
Ritratto di Alof di Wignacourt dipinto da Caravaggio oggi al Louvre – licenza immagine CC

La decollazione di San Giovanni Battista l’unica opera di Caravaggio firmata

Caravaggio, a cui non sembra vera tanta fortuna,  ricambia il favore con opere memorabili. Tra queste un ritratto di Wignacourt in armatura (oggi al Louvre) e la monumentale Decollazione di San Giovanni Battista, realizzata per l’Oratorio della Concattedrale.

La tela, la più grande mai dipinta da Caravaggio (361 x 520 cm), è anche l’unica opera al mondo  firmata dal pittore. La firma“F. Michelangelo” compare nel sangue che sgorga dalla gola del santo, un gesto teatrale e simbolico che riflette il motto cavalleresco ex sanguine virtutem traho — “dal sangue traggo virtù”. E con questo  che suggella il suo ingresso nell’Ordine. Un gesto potente, quasi performativo.

la decollazione del Battiista - Caravaggio
la decollazione del Battista – Michelangelo Merisi da Caravaggio – licenza CC

Un cavaliere macchiato… ma non troppo

Ricordiamoci che Caravaggio era appena stato nominato Cavaliere di Grazia dell’Ordine di Malta. La firma col sangue è un modo per legittimare la sua appartenenza e anche per mostrare pentimento e redenzione dopo l’omicidio di Ranuccio Tomassoni. Un po’ come dire: “Sono un frate, ma con un passato da noir”.

Il sangue come simbolo di virtù

Un’idea potente: il sangue non è solo morte, ma anche sacrificio, forza, rinascita. E San Giovanni, precursore del battesimo, è il santo perfetto per questo messaggio.

la firma accanto alla testa del Battista
Particolare con la firma accanto alla testa del Battista. licenza CC

Un quadro che è anche confessione

La tela è enorme e immersa nella penombra. Caravaggio mostra l’attimo prima del colpo finale. È come se ci dicesse: “Guardate bene, perché qui c’è tutta la mia vita, il mio peccato, la mia redenzione”. E la firma nel sangue è il suo modo di confessarsi senza parole.

Un gesto teatrale, ma anche strategico

La firma potrebbe essere stata anche un modo per guadagnarsi la grazia papale e poter tornare a Roma. Un colpo di scena degno di un dramma gotico: il pittore maledetto che cerca redenzione attraverso l’arte, firmando col sangue come un patto sacro.

particolare del quadro
particolare della Decollazione del Battista licenza CC

Silenzio, tensione e penombra

A differenza delle rappresentazioni tradizionali, come ho sottolineato prima,  Caravaggio non mostra la testa del Battista già su un vassoio, ma coglie l’attimo prima della decapitazione. Il boia è chino, pronto a vibrare il colpo finale. Una giovane attende con il bacile, una vecchia si copre il volto, e due prigionieri osservano dalla grata.

Il Battista, vestito con peli di cammello e una tunica rossa — simbolo del martirio — giace a terra, le mani legate. La composizione è immersa in una penombra teatrale, con ampie zone di vuoto che amplificano la tensione.

il quadro all'interno della concattedale di San giovani Battista a Malta

Prendo in prestito corpi e li dipingo

“L’essercitio mio è di pittore. Prendo in prestito dei corpi e degli oggetti, li dipingo per ricordare a me stesso la magia dell’equilibrio che regola l’universo tutto.” –

E fino qui tutto bene. Infatti “Caravaggio riputavasi felicissimo con l’honore della Croce.”  Così riporta verso la metà del Seicento Giovan Pietro Bellori, ne Le vite de’ pittori, riferendosi al periodo maltese. E non abbiamo nessun motivo per non credegli. Ormai era un “intoccabile ‘. Nemmeno il Papa poteva nulla contro di lui. Cosa poteva volere di più?

il quadro all'interno della concattedale di San giovani Battista a Malta
la decollazione esposta sopra l’altare – foto licenza CC

Caravaggio è sempre Caravaggio

Ma il pittore non cambia pelle. Nell’ottobre del 1608, appena tre mesi dopo l’investitura a cavaliere, aggredisce un altro cavaliere di origini astigiane: Giovanni Rodomonte Roero. La rissa è violenta, le ferite gravi. Caravaggio viene arrestato e rinchiuso nel Forte sant’ Angelo di Valletta.

L’episodio, infatti , viola gravemente gli Statuti dell’Ordine, che vietano, tra le altre cose,ai membri di aggredire altri cavalieri e anche  di lasciare l’isola senza autorizzazione scritta del Gran Maestro. Ma Caravaggio è pur sempre Caravaggio, e non rimane a lungo nel Forte.

ritratto disegno di Caravaggio di Ottavio Leoni
ritratto disegno di Caravaggio di Ottavio Leoni – licenza CC

La fuga

Con l’aiuto di complici, evade nella notte. Si imbarca verso la Sicilia, violando di nuovo le regole dell’Ordine. Il 6 dicembre 1608, proprio mentre si inaugura pubblicamente La decollazione del Battista, Caravaggio viene espulso pubblicamente.

La formula è brutale: “membrum putridum et foetidum”. Un membro putrido e fetido. La condanna viene letta proprio davanti alla sua opera più grande e importante. Insomma Caravaggio crea drammi anche nell’ assenza.

aline lungo le coste maltesi . Foto M. Col
Saline lungo le coste maltesi . Foto M. Col

Caravaggio a Malta: un concentrato di gloria e rovina

Il periodo di Caravaggio a Malta è quindi  un concentrato di gloria e rovina. Accolto come artista di corte, celebrato con onori cavallereschi, finisce incarcerato e cacciato come traditore.

Lascia però sull’isola un’impronta indelebile. La Decollazione di San Giovanni Battista: un’autobiografia visiva, un grido di redenzione e una sfida alle convenzioni.

inngresso laterale concattedrale di MAlte dove alll'interno si trova il dipinto di Caravaggio
ingresso laterale concattedrale di Malta- foto licenza CC

La Decollazione del Battista a La Valletta oggi

La tela è ancora lì, nell’Oratorio della Concattedrale di San Giovanni. Visitabile dal lunedì al sabato, dalle 9:30 alle 16:30 (ultimo ingresso alle 16:00). La domenica è chiusa per le celebrazioni religiose.

Restaurata negli anni ’90, per un consolidamento di struttura e colori, conserva intatta la sua potenza. Il sangue, la firma, il silenzio. Tutto parla ancora.

A Malta, tra cavalieri e ombre, Caravaggio, dunque, lascia il suo testamento visivo. Un quadro che non racconta solo la morte di un santo, ma la sua. E forse, anche la nostra.

 

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