Tre donne, cinque città, una brioche e tanti segreti da svelare. Nel suo nuovo romanzo Brioches a colazione (Robin Edizioni, 2025), Emanuela Bernascone, giornalista e comunicatrice culturale, ci invita a sedere al tavolino della vita insieme alle sue protagoniste — Alice, Francesca e Raffaella — amiche inseparabili eppure lontane, unite da legami che resistono al tempo, ai silenzi e alle ferite.
Tra Torino, Milano, Parigi, New York e Siviglia, Brioches a colazione diventa un viaggio emotivo sul filo dell’amicizia femminile, delle scelte e delle seconde possibilità. Una storia elegante, autentica e sorprendentemente quotidiana. Un romanzo che profuma di caffè, viaggi e confidenze, e che racconta la forza di legami capaci di sopravvivere a tutto, perfino al tempo.
Abbiamo incontrato Emanuela e, in questa intervista, ci racconta come nascono le sue storie, quanto della sua esperienza personale c’è dietro i personaggi e perché una semplice brioche può contenere tutta la dolcezza — e la complessità — della vita.

Brioches a colazione, l’intervista all’autrice Emanuela Bernascone
Emanuela, hai scritto come giornalista e responsabile di comunicazione culturale per oltre vent’anni. Quanto di quella “voce da comunicatrice” influenza oggi la tua voce di romanziera, e quanto ti sei dovuta “disinibire” per passare dalla cronaca all’intreccio narrativo?
“Ogni parola scritta, ogni riga composta negli anni, è confluita nei miei romanzi. Il desiderio e, molto spesso, la necessità di comunicare, mi hanno portata a lavorare come ufficio stampa, ma il mio sogno da sempre è stato quello di scrivere un romanzo, anzi più romanzi! Passare dal raccontare qualcosa di creato da altri al raccontare me stessa è stato un salto nel vuoto che mi ha regalato grandi emozioni, mi ha fatto superare la paura di venire giudicata e mi ha resa più libera“.

Nel romanzo Brioches a colazione le tre protagoniste – Alice, Francesca e Raffaella – si muovono tra Torino, Milano, Parigi, New York e Siviglia. Quale di questi luoghi ha accolto il seme della storia — ovvero, dove è nata l’idea — e perché hai scelto proprio questa geografia così internazionale?
“In realtà ho voluto ambientare le loro storie in città alle quali sono particolarmente legata o dove ho vissuto esperienze importanti: Torino è la mia città natale e quella dove tutt’ora vivo, qui ovviamente risiedono i ricordi più numerosi. A Milano abitava mio papà, era il tempo della Milano da bere e lui ce ne parlava come di un luogo internazionale, con ristoranti, teatri e negozi che nella Torino di quegli anni ancora non erano così diffusi. A 14 anni sono andata per la prima volta a New York e per me è stato amore a prima vista, a lungo ho desiderato viverci ed è probabilmente la città nella quale sono stata più volte che in qualsiasi altro posto al mondo.
Parigi è stata la scoperta dei miei 16 anni e da torinese, grazie al comodo collegamento col treno, ci sono tornata spesso. Siviglia è infine la città del mio Erasmus, quella che mi ha fatto cambiare l’indirizzo di laurea optando per una tesi sul Quijote apocrifo. In ogni città ho lasciato un pezzo di cuore al quale mi ricongiungo quando vi ritorno”.

L’amicizia è il fulcro di Brioches a colazione. Un legame che dura più di vent’anni, attraversa traumi, tradimenti, silenzi e ricostruzioni. Quanto c’è di autobiografico, quanto invece è “osservato” da fuori? E hai mai esorcizzato tramite la scrittura un’amicizia reale che ha subito tensioni?
“C’è molto di autobiografico, anch’io, come le tre protagoniste, ho una rete di amicizie che si è creata ai tempi del liceo, ed è una rete più viva che mai. Le vicende di Alice, Francesca e Raffaella sono per il 20% mutuate da cose realmente accadute e per un 80% totalmente inventate, ma sono avventure che sarebbero potute capitare a ciascuna di noi.
L’amicizia tra le protagoniste rispecchia molto la mia esperienza di legame, raramente ho patito tensioni all’interno delle mie amicizie, perché quelle vere si sono sempre basate su una trasparente comunicazione. Purtroppo, o per fortuna, io non riesco a non comunicare quando qualcosa non va, quindi, in un modo o nell’altro, la tensione si risolve rapidamente”.

Pensi che oggi la narrativa riesca a restituire la complessità dei rapporti tra donne, o resta spesso ancorata agli stereotipi?
“Ho recentemente letto tre romanzi molto diversi tra loro le cui storie però si basano proprio sui rapporti tra donne. Uno è Di madre in figlia di Concita de Gregorio, il secondo è Tata di Valerie Perrin e il terzo, meno noto, è Ti ricordi di Sarah Leroy di Marie Vareille. Le ho trovate tre storie bellissime e mi sono appassionata alla complessità delle relazioni, soprattutto quella tra madre e figlia e quella tra sorelle, rapporti di famiglia spesso complicati ma “veri” e mai stereotipati”.
Il titolo stesso — Brioches a colazione — evoca un rituale quotidiano, semplice e insieme carico di affetti, memoria e complicità. Come ti è nata questa immagine, e quanto sei attenta ai “gesti quotidiani” quando scrivi?
“Per me i gesti quotidiani sono essenziali, sono per me la traccia per descrivere un personaggio. In realtà il rituale delle brioches a colazione non mi appartiene, ma mi riconosco molto nella condivisione, anche e soprattutto di tutti gli infinitesimali gesti ripetuti ogni giorno nella quotidianità”.

Ti senti più Alice, Francesca o Raffaella?
“Nessuna delle tre e tutte e tre, a seconda del momento storico. Essendo l’unica con figli ho una maggiore affinità con Alice, ma ho “prestato” molte delle mie passioni anche a Francesca e Raffaella”.
Nel tuo precedente romanzo, Malta bastarda (ExCogita, 2021) reputi che la modalità della “metafora del cambiamento” sia centrale. In “Brioches a colazione” troviamo tre donne che vivono svolte inaspettate: vedi questo romanzo come un’evoluzione stilistica e tematica rispetto al primo? In che direzione?
“In realtà il cambiamento è ancora centrale nel secondo romanzo. La differenza è che i protagonisti di Malta bastarda erano dovuti andare lontano per poter cambiare, erano usciti dalla loro comfort zone, allontanati, anche geograficamente, da rapporti poco sani per poterne prendere le distanze.
In Brioches a colazione invece il cambiamento parte dall’interno. Grazie a quei piccoli gesti di cui parlavamo prima le protagoniste riescono a uscire da situazioni scomode o drammatiche senza doversi allontanare anche fisicamente. Ci vuole ancora più forza e volontà per cambiare senza scappare. Alice, Francesca e Raffaella sono energiche e resilienti e traggono dal loro legame indissolubile l’energia per ribaltare situazioni che non le rispecchiano più. Non importa se intorno a loro tutto cambia, le tre hanno la certezza che la loro amicizia resterà la stessa.
Dal punto di vista stilistico mi sono mossa ancora più verso una simil sceneggiatura, prediligendo i dialoghi tra i personaggi, che sono la parte che più amo anche come lettrice”.

La città di Torino emerge come protagonista silenziosa nel romanzo — anzi, sembra la “quarta amica” delle tre protagoniste. Quali angoli della tua Torino privata hai voluto inserire e perché? E quale “Torino” hai scoperto o riscoperto mentre scrivevi?
Il bar dove si trovano tutti i giorni, quello dove condividono segreti e brioches, è stata una recente scoperta che ho voluto adottare perché funzionava che Raffaella abitasse da quelle parti. Il Circolo dei lettori, dove si svolge la seconda scena, l’incontro fatale tra Alice e Vincent, è sicuramente il luogo che preferisco a Torino, dove mi sento a casa. Mentre per il resto c’è un po’ di precollina e Gran Madre, i luoghi dove vivo ora, e molto Cit Turin, dove sono nata.

Nel tuo sito descrivi la comunicazione culturale come «arte al pari delle altre: ci vogliono sensibilità, passione, creatività e grande professionalità». Ecco: se la narrativa è anch’essa “arte”, c’è stato un momento che ti ha sorpreso maggiormente durante la scrittura di questo romanzo? Per esempio un personaggio che ha preso vita in modo imprevisto, una scena che hai scritto pensando una cosa e poi è diventata un’altra?
“I miei personaggi mi sorprendono sempre. Non ho una trama in testa con un inizio, uno svolgimento e una fine. Approccio la pagina bianca e i protagonisti si materializzano a mia insaputa, spesso stupendomi con battute o azioni alle quali non avrei mai pensato. La prima lettrice delle mie storie sono sicuramente io!”
Brioches a colazione accenna a “traumi irrisolti, tradimenti, silenzi, separazioni e perdite”. Quanto per te la letteratura è cura o esplorazione del dolore personale o altrui? Hai una scena nel romanzo che senti particolarmente “terapeutica”, sia per te che per i lettori?
“Per me tutta la scrittura è cura. Poter mettere nero su bianco sensazioni, incertezze, dolori e frustrazioni mi è sempre stato molto utile. Per me sia lettura che scrittura sono forme di terapia molto efficaci.
In questo romanzo sicuramente il lutto di Francesca mi ha toccato molto. Ho scritto il romanzo l’anno in cui è mancato mio padre e naturalmente molto di quella esperienza dolorosa è confluito nella storia”.
Infine, guardando al futuro: con Brioches a colazione hai consolidato un percorso narrativo. Hai già in mente un seguito ideale del romanzo, magari ambientato qualche anno dopo, o preferisci chiudere qui il cerchio delle tre protagoniste?
Adesso sto scrivendo il terzo romanzo, ambientato in Giappone con tutti altri personaggi. Però molte lettrici mi hanno chiesto un seguito di “Brioches a colazione” che si conclude con una fine aperta a molte interpretazioni. Anche il mio editore, nel commentare il manoscritto, l’aveva definito “una storia sororale, per cui tenersi aperta anche la possibilità di una seconda stagione” quindi non è escluso che ci sia una seconda parte!

Una brioche di parole da gustare lentamente
C’è qualcosa di profondamente umano nel romanzo di Emanuela Bernascone: la capacità di raccontare il quotidiano con leggerezza, ma senza mai scivolare nella banalità. Una colazione letteraria che profuma di rinascita, ironia e verità: da gustare lentamente, pagina dopo pagina. Un invito a ritrovarsi, a concedersi il tempo per ascoltare chi eravamo e chi siamo diventate. Perchè crescere non significa per forza cambiare strada, ma imparare a guardarsi con dolcezza.
Emanuela Bernascone
Emanuela Bernascone è una giornalista e comunicatrice culturale con una lunga esperienza nel settore dell’arte, del teatro e dell’editoria. Dopo il romanzo d’esordio Malta bastarda (ExCogita, 2021), torna alla narrativa con Brioches a colazione.










