1 gennaio: non è mai una pagina bianca da scrivere, piuttosto, un palinsesto. Un testo dove il passato apre la strada a una nuova scrittura. Insomma un nuovo capitolo che richiede, per essere scritto bene, un rigoroso lavoro di editing.
Come insegnava Italo Calvino nelle sue Lezioni Americane, la virtù cardine per affrontare il futuro è la Leggerezza.
Non quella della superficialità, ma quella di chi plana sulle cose dall’alto, senza macigni sul cuore.
Per questo 2026, vi proponiamo non una lista di aggiunte, ma un esercizio di sottrazione. Ecco 5 “zavorre” da consegnare agli archivi del 2025.

1. 1 Gennaio: lasciamo l’ansia del fare
In un’epoca che idolatra il “fare”, riscopriamo il diritto all’ozio creativo di stampo classico. Lasciamo al 2025 l’ansia di dover riempire ogni vuoto con un risultato. Come scriveva Rilke,
“bisogna dare tempo a ogni impressione e a ogni germe di un sentimento di compiersi in sé, nell’oscurità, nell’inesprimibile”.
Iniziamo l’anno rivendicando il tempo della contemplazione.
2. Abbandoniamo la tirannia dello “stare sul pezzo”
Ebbene sì, abbandoniamo l’obbligo intellettuale di seguire ogni trend o polemica del giorno. La vera gioia risiede nell’anacronismo: leggere un classico mentre tutti parlano dell’ultimo tweet. Da oggi 1 gennaio liberiamoci dalla schiavitù dell’attualità per tornare a ciò che è eterno.

3.Nel cestino la Retorica del “Nuovo Me”
La letteratura ci insegna che i personaggi più affascinanti sono quelli coerenti con le proprie crepe. Lasciamo andare l’imperativo del “trasformarsi radicalmente”. Accettiamo, invece, l’idea di Montaigne:
“La più grande cosa del mondo è saper essere per sé”.
Il 2026 non sarà l’anno del cambiamento, come sempre del resto. ormai lo sappiamo. Impariamo a vederlo come fioritura di ciò che già siamo.
4. Abbandoniamo il pessimismo cosmico come Posa Intellettuale
Spesso confondiamo il pessimismo con la profondità. Ma l’intelligenza più alta è quella che sa scorgere la bellezza nel caos. Lasciamo nel 2025 la stanchezza del disincanto. Torniamo a essere “entusiasti” nel senso etimologico del termine (én-theos, avere un dio dentro), capaci di stupore davanti a una metafora ben riuscita o a un mattino d’inverno.

5. Lasciamo alle spalle il peso delle biblioteche ideali mai lette
Ogni lettore ha il suo “scaffale della colpa”. Per quest’anno, perdoniamoci. Lasciamo andare il senso di colpa per i libri non finiti o i classici ancora intonsi. La lettura deve tornare a essere, come voleva Pennac, un atto di libertà, non un dovere d’ufficio.
Quindi noi dalla redazione come buon 1 gennaio non vi auguriamo di aggiungere titoli alla vostra biblioteca, ma di aggiungere profondità al vostro sguardo.
“Ciò che conta non è ciò che si guarda, ma ciò che si vede.” — Henry David Thoreau










