Quella che proponiamo oggi è una lettura trasformativa e necessaria, a contatto con un’anima veramente peculiare. Quella di Etty Hillesum.
Il Diario 1941-1943 è, infatti, una testimonianza involontaria di tempi difficili. Il racconto di come una ragazza verso la fine dei suoi vent’anni si trovi davanti alla consapevolezza della propria morte e la abbracci.
Nonostante le sue aspirazioni da scrittrice, Etty Hillesum non ha vissuto abbastanza a lungo per sentire l’esortazione del governo olandese nel ‘44 a conservare memorie scritte dell’occupazione dei Paesi Bassi. Ma i suoi scritti sono comunque giunti fino ad oggi.

Esther Hillesum detta Etty
Esther Hillesum, detta Etty, è una ragazza ebrea nata a Middelburg, Paesi Bassi, nel 1912. La sua vita gira attorno agli studi, prima di giurisprudenza e poi di slavistica, allo studio del russo e alla psicologia junghiana. Insegnante di russo e segretaria nello studio di Julius Spier, fondatore della psicochirlogia, ossia lo studio e la classificazione delle linee delle mani. Tra letture di Rilke e classici della letteratura russa, nelle annotazioni del 1941 dedica molte riflessioni all’amore altruistico e indiscriminato, concetto che farà suo nella maniera più totale.
Ama sia Julius che il padrone della casa in cui vive ad Amsterdam e ritiene uno spreco non dedicare i suoi sentimenti a tutta l’umanità anziché a una sola persona alla volta. La sua vita emotiva è turbolenta ma piena di riflessioni profonde e una filosofia propria di chi ha vissuto cento vite. Il dono di chi ha dei valori e sa vivere seguendoli, senza tradirli.
Convivere con la morte
Dal 1942 in poi la situazione inizia a precipitare per gli ebrei nei Paesi Bassi. Ai disoccupati è ordinato di trasferirsi nella provincia del Drenthe e si irrigidiscono i controlli e le discriminazioni delle SS. Molti sono deportati nel campo di transito di Westerbork ed Etty inizia a elaborare la sua probabile fine.
Dapprima lo fa con incredulità, ma sempre con riflessioni calzanti e illuminanti sulla morte e sulla società distorta in cui si trova. Quel suo idealismo e amore dichiarato verso l’intero genere umano la spingono a lavorare per il Comitato Ebraico, organo che fa da tramite tra gli ordini nazisti e la comunità ebraica del Paese.
La connivenza con gli atti terrificanti dei tedeschi di chi aveva in teoria il compito di proteggere la propria gente la disgustava, rendendola sempre più convinta dei propri ideali e di voler usare la sua condizione di vantaggio data dal suo lavoro per aiutare veramente gli altri.

“Naturalmente, non si potrà mai più riparare al fatto che alcuni ebrei collaborino per far deportare tutti gli altri. Più tardi la storia dovrà pronunciarsi su questo punto”.
Da Westerbork a Amsterdam ad Auschwitz
Il luglio del 1942 è un mese fondamentale per Etty Hillesum. Decide di sua spontanea volontà di seguire gli ebrei trasportati a Westerbork, diventando infermiera e sostenitrice di chiunque ne avesse bisogno nel campo. Fa da spola tra Westerbork, e Amsterdam, trasportando medicinali, lettere e informazioni alle famiglie divise.
«Quei due mesi dietro il filo spinato sono stati i due mesi più ricchi e intensi della mia vita, in cui i miei valori più alti sono stati così profondamente confermati. Ho imparato ad amare Westerbork»
Esther Hillesum dedica pagine strazianti sul suo diario in cui cerca di convincersi a tornare presto a Westerbork, nonostante sia uscita per curarsi. Rifiuta il suo privilegio, mettendosi al servizio degli altri. E lo fa fino alla fine, perché a settembre 1943, nonostante i tentativi dei suoi amici di nasconderla (e addirittura di rapirla) per evitarle la fine condivisa con il suo popolo, Etty parte per Auschwitz con tutta la famiglia. Muore nel novembre 1943.
Interconnessione spaziotemporale
Questa testimonianza contenuta nel Diario, permette di entrare in relazione e in connessione con i luoghi, le tragedie, le memorie. Di creare un legame emotivo da cui si esce inevitabilmente arricchiti. Condividere il proprio mondo interiore e i propri valori quando il mondo va nella direzione opposta, arrivando a dimostrarlo con i fatti, nella maniera più altruistica possibile è uno degli atti più potenti che un essere umano possa fare sulla terra.










