Bill Gates, l’uomo che possiede il Codice Leicester di Leonardo da Vinci

Quando si parla di Bill Gates, il pensiero corre quasi sempre a Microsoft, ai computer, alla filantropia e alla rivoluzione digitale. Meno immediata, ma molto più affascinante, è la storia che lega il fondatore di Microsoft a Leonardo da Vinci. Non alla Gioconda o al Cenacolo, ma a un manoscritto scientifico di 72 pagine: il Codice Leicester, uno dei documenti più preziosi lasciati dal genio rinascimentale.

Il 11 novembre 1994 Gates acquista il manoscritto a New York, da Christie’s, per 30.802.500 dollari. Il Guinness World Records lo registra come il manoscritto illustrato più costoso venduto all’asta e ricorda che, al momento dell’acquisto, era l’unico manoscritto di Leonardo in mani private.

Che cos’è il Codice Leicester

Il Codice Leicester non contiene misteriosi segreti esoterici. È una finestra aperta sul laboratorio mentale di Leonardo.

Composto da 18 bifogli, per un totale di 72 pagine, compilate in gran parte a Firenze tra il 1504 e il 1508. Al centro ci sono l’acqua, i suoi movimenti, i vortici, le proprietà ottiche e meccaniche, ma anche osservazioni sulla Luna, sulla Terra e sui fossili marini trovati sulle montagne.

È un Leonardo meno “museale” e più sperimentale:  l’osservatore instancabile che prova a capire come funziona il mondo. In questo senso il Codice Leicester è uno dei documenti più moderni del Rinascimento: non offre risposte definitive, ma mostra il processo della domanda.

Codex Leicester Hammer 2A – Fol.35v (left) and Fol.2r (right)
Codex Leicester Hammer 2A – Fol.35v (left) and Fol.2r (right) foto pubblico dominio

Dal Conte di Leicester ad Armand Hammer a Bill Gates

Il nome del codice deriva da Thomas Coke, conte di Leicester, che lo acquista a Roma nel 1717. Rimane nella collezione della famiglia per oltre due secoli, fino al 1980, quando viene comprato dall’industriale e collezionista Armand Hammer. Da quel momento il manoscritto viene chiamato anche Codex Hammer. Nel 1994, dopo l’acquisto, Gates decide di restituirgli il nome storico: Codice Leicester.

La scelta non è soltanto filologica. Gates stesso ha raccontato che avrebbe potuto ribattezzarlo “Codex Gates”, come spesso accadeva con i proprietari dei grandi manoscritti, ma l’idea gli sembra (e meno male), poco opportuna. Preferisce quindi ripristinare il nome che il codice aveva avuto per secoli.

Bill Gates at the European Commission - 2025
Bill Gates at the European Commission – 2025 licenza CC

Bill Gates  e la “vecchia agenda”

L’aneddoto più gustoso riguarda l’acquisto. Gates ha raccontato che, poco dopo il matrimonio con Melinda, le dice di voler fare un’offerta per un “notebook” molto costoso. La risposta è ironica: non hai già un ottimo computer portatile? Gates deve spiegare che non si tratta di un notebook informatico, ma di un quaderno di oltre cinquecento anni.

La scena funziona perché riassume il cortocircuito culturale dell’intera vicenda: l’uomo simbolo del personal computer che compra il taccuino scientifico di Leonardo. Due epoche lontanissime, unite dalla stessa idea: annotare, osservare, progettare, immaginare il futuro. Il Codice Leicester, in effetti, parla una lingua che Gates può sentire vicina: non quella della contemplazione, ma quella del problem solving.

Dalla teca al touch screen

Dopo l’acquisto, Gates non tiene il manoscritto nascosto. Il Codice Leicester è stato concesso in prestito per mostre internazionali e, tra il 2018 e il 2019, è tornato a Firenze per l’esposizione “L’acqua microscopio della natura”, organizzata alle Gallerie degli Uffizi con il Museo Galileo. In quell’occasione il pubblico ha potuto vedere il manoscritto fisico, ma anche accedere a contenuti digitali, trascrizioni e interpretazioni dei testi scritti da Leonardo nella celebre grafia speculare.

Gates ha inoltre promosso il Codescope, un chiosco interattivo che permette di esplorare le pagine del Codice Leicester, leggere traduzioni e osservare animazioni tratte dai disegni leonardeschi. Poiché il manoscritto originale non può essere sfogliato dal pubblico, la tecnologia diventa una forma di mediazione.

Autoritratto di Leonardo, ~1510-1515, sanguigna, Torino, Biblioteca Reale, inv. no. 15571
Autoritratto di Leonardo, ~1510-1515, sanguigna, Torino, Biblioteca Reale, inv. no. 15571 foto pubblico dominio

Bill Gates e il sapere condiviso del Codice Leicester

La storia di Bill Gates e del Codice Leicester non è quindi solo una curiosità da record d’asta. È una vicenda che parla di conservazione, accesso alla conoscenza e continuità tra passato e futuro. Leonardo annotava fenomeni naturali su fogli di carta; Gates ha costruito la propria fortuna trasformando l’informazione in linguaggio digitale. In mezzo ci sono cinque secoli di distanza, ma la stessa intuizione: il sapere cresce quando viene organizzato, condiviso e reso leggibile. Proprio questo è il punto più leonardesco di tutti: non possedere il sapere come un tesoro chiuso, ma rimetterlo in movimento.

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