La storia di Guglielmo Libri, il più grande ed inaudito ladro di libri, come tutte le storie interessanti che si rispettino, viene a galla per caso. E’ il gennaio del 2010, lo studioso olandese Erik-Jan Bos sta cercando informazioni sulla corrispondenza di René Descartes, Cartesio, e si imbatte nella descrizione di una lettera conservata nella biblioteca dell’Haverford College, in Pennsylvania. Il documento, datato 27 maggio 1641, era stato scritto dal filosofo francese al religioso e matematico Marin Mersenne.
Ma c’è un particolare incredibile che salta fuori: quella lettera, in realtà , appartiene all’Institut de France, a Parigi. E ‘stata sottratta nell’Ottocento da un appassionato ed espertissimo bibliofilo (molto sui generis però, dato che non esitava a strappar via dai volumi le pagine che più gli interessavano) e soprattutto un incredibile ladro di libri. Il suo nome era Guglielmo Libri, un destino segnato già nel nome.

Ritratto di Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja in un disegno d’epoca – immagine pubblico dominio
Guglielmo Libri, il matematico che non resisteva a rubare i libri
Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja nasce a Firenze all’inizio dell’Ottocento, studia all’Università di Pisa e, poco più che ventenne, ottiene un incarico di insegnamento in fisica matematica.
Libri non si interessa soltanto di matematica. È appassionato di storia delle scienze, manoscritti, edizioni antiche e documenti originali. Studia le opere dei grandi scienziati del passato e frequenta archivi e biblioteche alla ricerca di materiali inediti. Già durante la sua permanenza a Firenze si verificano episodi sospetti.
Nel 1826, mentre dirige la biblioteca dell’Accademia dei Georgofili, è chiamato a fornire spiegazioni sulla scomparsa di alcuni volumi. L’stituzione preferisce non dare seguito alla vicenda.
30.000 libri rubati
Negli anni successivi Libri si trasferisce in Francia, dove la sua carriera accademica prosegue con successo. Il suo prestigio gli apre le porte delle più importanti raccolte bibliografiche francesi con i manoscritti più preziosi.
Nel 1841 Libri è nominato segretario della commissione incaricata di preparare il catalogo generale dei manoscritti conservati nelle biblioteche pubbliche francesi. E così Libri, fedele al suo cognome, i libri inizia a rubarli. Manoscritti, libri antichi e corrispondenze di importanti personaggi della storia europea.
Secondo una ricostruzione i pezzi trafugati sono circa 30.000. Solo dall’Institut de France, tra il 1837 e il 1847 vengono sottratte 72 delle 75 lettere indirizzate da Cartesio a Marin Mersenne e appartenenti a quella raccolta. Tutto finisce progressivamente nelle mani di collezionisti e commercianti di libri antichi.

Le denunce, la fuga in Inghilterra e la condanna
Alla metà degli anni quaranta la sua biblioteca conta oltre 1800 manoscritti e 40.000 volumi a stampa. I primi sospetti sulle attività di Libri emergono attraverso denunce anonime. La sua posizione all’interno degli ambienti accademici e politici francesi gli garantisce protezioni importanti. La situazione cambia nel febbraio del 1848, quando la rivoluzione francese provoca la caduta della monarchia. Privato dell’appoggio politico di cui aveva beneficiato, Libri lascia la Francia e fa imbarcare per l’Inghilterra 18 grossi bauli pieni di refurtiva.
Le autorità francesi avviano un procedimento giudiziario e nel giugno del 1850 il matematico è condannato in contumacia a dieci anni di reclusione. Libri respinge le accuse, sostenendo di essere vittima di una persecuzione politica e denunciando irregolarità nelle indagini. Continua a difendere pubblicamente la propria reputazione e a commerciare libri antichi .Tra il 1849 e il 1865 organizza dieci vendite all’asta, preparando personalmente i cataloghi.

I manoscritti venduti a Stati esteri e collezionisti
Guglielmo Libri muore a Fiesole nel settembre del 1869. La sua morte non conclude l’indagine. È soprattutto il bibliotecario e storico francese Léopold Delisle, futuro direttore della Bibliothèque nationale, a condurre un’accurata ricostruzione dei furti. Confronta cataloghi, descrizioni bibliografiche, inventari precedenti e caratteristiche materiali dei manoscritti.
Da questo lavoro si scopre che una parte significativa dei manoscritti è confluita nella raccolta del collezionista britannico Bertram Ashburnham. Nel 1888, attraverso una trattativa con gli eredi, la Francia riesce a recuperarne una parte.
Altri materiali della collezione Libri erano stati acquistati dallo Stato italiano nel 1884 e destinati alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. Il recupero richiede decenni.
La dispersione dei documenti rende particolarmente difficile riconoscere i materiali sottratti: un manoscritto poteva passare attraverso più proprietari, essere venduto all’asta e raggiungere una biblioteca senza che i nuovi possessori conoscessero la sua storia.

La lettera di Cartesio rimasta nascosta per oltre un secolo
La lettera individuata da Erik-Jan Bos nel 2010 aveva seguito proprio uno di questi percorsi.
Dopo essere stata sottratta alla raccolta francese, la lettera era passata sul mercato dei documenti autografi entrando nella collezione di Charles Roberts, ex studente dell’Haverford College. Nel 1902, dopo la morte di Roberts, la raccolta viene donata dalla vedova all’università americana.
Il ritorno della lettera in Francia nel 2010
Una volta accertata la provenienza del documento, l’Haverford College decide di restituirlo all’Institut de France. E non è l’ultimo documento a riemergere. Nel 2011 il collezionista svizzero Jean Bonna dona all’Institut de France un’altra lettera autografa di Cartesio, acquistata anni prima durante un’asta a Berlino. Ma sicuramente molti altri libri sono ancora in giro.











