Gli anni decadenti di fine secolo conducono a un chiaro senso di smarrimento. Il filosofo e critico letterario tedesco Walter Benjamin avverte questo turbamento già negli anni ’50, quando Les Fleurs du mal (1857) inizia a concepire l’esistenza come caduta. L’uomo può salvarsi, ma perde la sua condizione paradisiaca e si trova in un mondo oscuro e ripulsivo.
Charles Baudelaire cade nella depressione, in quello stato d’animo di angoscia e di profonda malinconia, lo spleen, che caratterizzerà i decenni successivi.
La contraddittorietà della vita è frequente nelle liriche degli Scapigliati, come in altre di ispirazione poetica parallela, e appare con particolare evidenza nel Dualismo di ArrigoBoito, interprete della perenne dualità del bene e del male, della salvezza e della perdizione:
Son luce ed ombra angelica farfalla o verme immondo, sono un caduto chèrubo dannato a errar sul mondo, o un demone che sale, affaticando l’ale, verso un lontano ciel.
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Gli Scapigliati
Gli Scapigliati, primo fra tutti Emilio Praga, s’ispirano alla riflessione filosofica di Baudelaire, si nutrono dei suoi modelli letterari e ne assorbono il pessimismo metafisico.
Anche Rimbaud, Verlaine e Mallarmé lo considerano “padre nobile”: simbolisti come lui, fondano la propria scuola sulla sua ricerca e sui temi della Scapigliatura, in cui si riconoscono le prime maschere.
Da tali premesse muove l’idea che il Decadentismo non è soltanto un movimento letterario circoscritto tra l’ultimo ventennio dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento o, come viene indicato da alcuni critici, un periodo della storia e della cultura francese che va dal 1890 al 1945.
È un movimento spirituale e culturale che inizia nella metà dell’Ottocento e ancora oggi abbraccia tutti i settori dello scibile umano, dalla letteratura alla filosofia, dalla politica all’etica.
Sono le riviste francesi, come Le Décadentdegli anni ’80, che ne ufficializzano l’origine, ma è del tutto evidente che la sua genesi storico-letteraria è da individuare in quegli anni ’50. Annovera al suo interno le diverse scuole che vanno dal Simbolismo all’Estetismo, dal Naturalismo al Verismo, dall’Ermetismo al Neorealismo.
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Decadentismo come crisi morale
All’inizio, come spiega Walter Binni, il termine decadente, in Italia, ha una sua connotazione moralistica:
Decadenza è in principio soprattutto un giudizio moralistico e un vanto snobistico… Si tratta dunque di un fenomeno storico e di una denominazione storica, cresciuta su una condanna moralistica e sviluppatasi con un significato deteriore
Benedetto Croce lo considera «industria del vuoto, rozza spiritualmente», «lussurioso-mistica», perché:
Il suo carattere sta nell’unire un libidinoso godimento col torbido sentimento… È un’idea della poesia e dell’arte che, per vie riposte, si connette con quel che si dice “decadentismo” e che si manifesta per l’appunto col cancellare la distinzione tra materia e forma, tra sensibile e ideale, tra voluttà e moralità, e col dare alla voluttà l’impronta della moralità, alla sensualità quella dell’idealità, alla materia bruta pregio di forma.
Soltanto negli anni successivi, sui modelli di Francia, Inghilterra e Germania, si lega strettamente alla letteratura e all’estetica. Per L. Russo, lo spirito nazionale si avvia a percorrere il faticoso sentiero di europeizzazione e nessun critico può negarlo.
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Crisi dei valori risorgimentali
Non si può negare che la poesia eroica, legata agli ideali di patria e di umanità, si spenga per seguire il flusso smanioso dell’Europa belligerante, serva del Futurismo o del movimento anarchico e sovvertitore del Dadaismo, e finisca coll’abbandonarsi a un mondo inerte senza tempo.
La letteratura “decadente” è alta, i motivi profondi e l’esecuzione originale; ma non possiamo contestare la pluralità di modelli che, legati agli eventi storici a essa contemporanei, dominano lo scenario senza mai estinguersi lungo il secolo.
Due guerre mondiali e una fredda, signoreggiate dall’irrazionale senso nazionalistico e imperialistico; una politica e un’economia politica spregiudicate nei decenni successivi di vita sociale e civile; le maschere tipiche presenti oggi come allora.
Il Decadentismo era già un fatto storico, letterario, estetico e, al contempo, politico ed etico.
Nel corso del Novecento, la politica ha mai trovato vera distensione democratica? L’imperialismo e il nazionalismo hanno mai cessato di esistere?
Solo negli anni Cinquanta si concretizza il processo di decolonizzazione cominciato all’alba del XX secolo, ma l’imperialismo continua a vivere attraverso il potere economico delle grandi imprese, orientando la politica sul piano mondiale. Esso cambia solo veste.
Lo stesso possiamo dire del nazionalismo che, dopo aver mutato il proprio carattere belligerante in quello tangibilmente egoistico, ancora oggi costituisce un deciso impedimento per la realizzazione dell’Unità Europea.
Charles Boirau, Lo spleen (Malinconia), cartolina del 1915 licenza CC
Riferimenti bibliografici
C. Baudelaire, I fiori del male, A. Mondadori, Milano 1997.
A. Boito, Dualismo, da Il libro dei versi, Editore F. Casanova, Torino 1877, pp. 5–11.
W. Binni, La poetica del Decadentismo italiano, Sansoni, Firenze 1936, p. 27.
B. Croce, Difesa della poesia, da «La Critica», Laterza, Napoli 1933, p. 9.
L. Russo, Ritratti e disegni storici, serie IV, Sansoni, Firenze 1965, pp. 174–179, 336–343.
Professore di storia e filosofia a Castelvetrano, Trapani. Docente lettere UnitreEdu Milano. Scrittore di numerosi saggi e pubblicazioni tra cui “Da Troia a Roma”, In prima linea”, “Guerra, Resistenza e Costituzione”, “Un sorso d’aria fresca”“Miti e coscienza del teatro nel decadentismo italiano”, “Miti e inquietudini nel teatro dell’assurdo: Jean Paul Sartre” “I ragazzi della Guaguana”.