I maestri del fuoco a Venezia: perché i vetrai sono a Murano

case di Murano

I maestri del fuoco: alchimia, presunta stregoneria e segreti di Stato alla base del confino dei vetrai di Venezia sull’isola di Murano nel 1291.

Le fiamme del fuoco sono l’unica illuminazione nelle botteghe dei maestri vetrai di Venezia. In quelle spelonche è buio anche di giorno. Le poche finestre esistenti sono coperte dalle polveri dei fumi che esalano dalla fornace. Nella penombra la scena pare un luogo infernale. Fa caldo. Giovani apprendisti a torso nudo, sudati e sporchi, si muovono veloci, corrono in tutte le direzioni. Eseguono gli ordini incalzanti urlati dal maestro che sollecita i sacchi della polvere di quarzo, di manganese o di cobalto. Seduto accanto alla bocca infuocata, osserva la trasformazione del colore del vetro incandescente mentre soffia nella lunga canna in ferro.

Ed ecco che si palesa una magia difficile da comprendere.  La sabbia, povera e opaca, con un incantesimo noto solo al suo alchimista diventa solida, preziosa e trasparente. Un prodigio che crea oggetti di una tale finezza da sembrare fatati.

Intanto fuori i Veneziani camminano nelle calli e si spostano all’interno di una nuvola grigia nei canali avvolti in mantelle che coprono la bocca e gli occhi. Respirano a fatica.

Ha preso fuoco un’altra bottega e tra poco bruceranno tutte le case intorno.

L’odore acre del fumo intride i vestiti, si appiccica sulla pelle e penetra nei polmoni.

I maestri del fuoco a VeneziaGlass bottle in a furnace for making glass during demonstration at a Murano glass factory in Venezia. licenza commons.wikimedia User:Wknight94

Glass bottle in a furnace for making glass during demonstration at a Murano glass factory in Venezia.
licenza commons.wikimedia Wknight94

 

Il doge decreta che le vetrerie sono pericolose e confina i maestri del fuoco sull’isola di Murano.

 È il 1291. Le vetrerie sono una grande risorsa per l’economia veneziana. I maestri del fuoco custodiscono i segreti antichi della trasformazione della sabbia in vetro, un sapere appreso dai Bizantini.

La Serenissima è costruita sul legno e le fornaci accese in permanenza causano incendi devastanti.

Il doge ordina che tutti vetrai siano messi fuori dalla città e li spedisce sull’Isola di Murano.

Ottiene, così, due traguardi con un unico decreto. Innanzi tutto assicura sicurezza a Venezia: finalmente i rischi d’incendio si smorzano. Ma c’è una seconda motivazione di gran lunga più importante dello spauracchio del fuoco.

Non è pensabile che i segreti racchiusi nei vetri e nel lavoro dei vetrai possano uscire dalla Repubblica. Avere i maestri del fuoco fuori da Venezia e  radunati nello stesso posto permette il controllo assoluto.

Maestro del fuoco a Venezia Foto di Wolfram Linden da Pixabay
Maestro del fuoco a Venezia Foto di Wolfram Linden da Pixabay

Privilegi e pene di morte: la gabbia dorata dei maestri del fuoco a Murano.

 È anche grazie alla cura maniacale nel nascondere i segreti di lavorazione che Murano è diventata così famosa.

I vetrai godono di uno status sociale elevato e di privilegi esclusivi: possono portare armi (vietate al popolo), godono di immunità giudiziaria e le loro figlie si possono sposare con i nobili. A fronte di ciò, pena la morte, hanno però il divieto assoluto di lasciare l’isola. Se succede, scatta la caccia all’uomo. In caso di fuga i suoi parenti vengono imprigionati e un sicario inviato alla sua ricerca per fare in modo che il segreto del vetro muoia con lui.

scorcio di Murano Foto di Gertrud43 da Pixabay
scorcio di Murano Foto di Gertrud43 da Pixabay

Angelo Barovier, un alchimista della sabbia e del fuoco

Tra i numerosi alchimisti della sabbia e del fuoco a Venezia, nel quindicesimo secolo opera a Murano uno dei maestri del fuoco: Angelo Barovier.  Un uomo che, oltre a essere cresciuto in una famiglia di lunga tradizione vetraia e averne assimilato gli insegnamenti, dà voce all’innovazione e alla ricerca. Uomo di scienza che intuisce e realizza un vetro trasparente, cristallino, simile al cristallo di rocca. Angelo lo chiama cristallo veneziano. Inventa tecniche e miscele che gli permettono di realizzare il lattimo, una pasta di vetro bianco opaco simile alle porcellane cinesi e un’altra pasta molto simile a una varietà di calcedonio.

Il suo oggetto più famoso, la coppa Barovier è giunta integra fino a noi e la si può ammirare oggi al Museo del Vetro di Murano.

Venezia, coppa barovier, in vetro blu dipinto a smalti, con busti maschile e femminile tra cavalcata e bagno alla fonte dell'amore e giovinezza, 1460 ca. 07Creative Commons Attribution 3.0 Unported license
Venezia, coppa barovier, in vetro blu dipinto a smalti, con busti maschile e femminile tra cavalcata e bagno alla fonte dell’amore e giovinezza, 1460 ca. 07
Creative Commons Attribution 3.0

Architetti, artisti e designer, tutti pazzi per il vetro di Murano

L’arte del vetro e i suoi segreti sopravvivono al tempo, alle spie e alla concorrenza industriale. Subiscono il fascino della contemporaneità di qualsiasi epoca e lo trasformano in capolavoro.

Nel Novecento, tra il 1932 e il 1947 è Carlo Scarpa a elevare il vetro da oggetto d’arredo a pura arte. Elimina i fronzoli barocchi e seduce il pubblico con le sue superfici nuove come il vetro corroso o battuto.

Archimede Seguso, poi, si adatta alla moda che cambia e dai merletti precisissimi creati con un filo bianco all’interno del vetro passa a realizzare opere in vetro pieno, “a massello” come uno scultore del marmo.

Infine Egidio Costantini che con il suo carisma convince i grandi nomi dell’arte, Pablo Picasso, Max Ernst, Jean Cocteau e Peggy Guggenheim, a lavorare a Murano.

L’arte delle perle di vetro: Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO dal 2020

Non ci sono solo i grandi vasi. Una particolare lavorazione riguarda le perle di vetro di Venezia. Per anni utilizzate come monili o come moneta di scambio, esportate in tutto il mondo e barattate con oro e spezie recentemente hanno ottenuto un attestato di valore mondiale.

Con una candidatura portata avanti da Francia e Italia, l’UNESCO ha conferito all’arte delle perle di vetro di Venezia il riconoscimento di Patrimonio Culturale Immateriale. La celebrazione non solo delle tecniche di lavorazione (come quelle a lume) o il taglio delle canne di vetro, ma anche dei gesti e del linguaggio utilizzato dai vetrai. Un tributo essenziale per preservare la memoria di un fuoco che, dal 1291, non si è mai spento.

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