I Promessi Sposi e Alessandro Manzoni: il romanzo della discordia

Alessandro Manzoni seduto accanto ai Promessi sposi libro

Tra gli argomenti trattati nel programma di letteratura italiana, non c’è testo che genera più discordia del discusso classico di Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi. Tra appassionati e detrattori, resta un passaggio obbligato della storia della letteratura, un pilastro fondamentale che tutti gli studenti devono affrontare anche solo per iniziare a comprendere come è scritto un romanzo che funziona e appassiona da tempo immemore.

Nell’anniversario della morte dello scrittore, avvenuta il 22 maggio 1873, il testo fa parlare di sé anche per una recente notizia a tema scolastico: nelle bozze delle nuove Indicazioni Nazionali per i licei, che sostituisce i cosiddetti “programmi scolastici”, si indica la quarta superiore come anno migliore per studiare il testo del Manzoni, anziché il secondo anno. 

Vediamo quindi come questo testo è ancora in grado di scaturire discussioni e ragionamenti, come ogni classico dovrebbe fare, a 199 anni dall’uscita. 

Ritratto_di_Alessandro_Manzoni_by_Francesco_Hayez licenza CC
Francesco Hayez, Ritratto di Alessandro Manzoni, olio su tela, 1841 (Milano, Pinacoteca di Brera). Foto pubblico dominio

I Promessi Sposi: il romanzo scolastico per eccellenza

Chiunque, se sfidato a pensare a un romanzo classico studiato a scuola, risponderebbe I Promessi Sposi, perché, nel bene o nel male, è nell’esperienza di tutti. Esempio di romanzo storico, dalla struttura classica e con l’antichissimo espediente del manoscritto ritrovato, introduce agli studenti la forma standard del romanzo, insegna loro cosa significa caratterizzare un personaggio mostrando e non  dicendo (impressa nella mente di molti l’immagine di Don Abbondio introdotto mentre scalcia sassolini dalla via, come a “schivare” le magagne).

Insomma, se sappiamo riconoscere un romanzo ben studiato, lo dobbiamo al nostro caro Manzoni. Il nostro autore ci insegna anche che le cose belle non nascono dalla fretta: dall’idea del romanzo, nata nel 1821, alla sua edizione definitiva, nel 1840, ci sono trentanove anni di sudato lavoro. Per non parlare dell’impatto che ha avuto sull’italiano: il cosiddetto “risciacquo dei panni in Arno” ha avuto un ruolo fondamentale sull’unificazione della lingua italiana e sulla sua costruzione stessa. Dunque, volente o nolente, dobbiamo tantissimo a questo librone, che però, agli studenti, solitamente non piace. 

PROPOLI87 - Opera propria

L'Arno dal Ponte alle Grazie - Sullo sfondo Ponte Vecchio - Firenze

L’Arno dal Ponte alle Grazie – Sullo sfondo Ponte Vecchio – Firenze foto di PROPOLI87 – Opera propria licenza CC

Le critiche degli studenti

Sbuffano allievi e alievedavanti agli estratti del romanzo del Manzoni, annoiati da scenari antichi poco comparabili con la nostra realtà, il linguaggio desueto e i rimandi al concetto chiave della Provvidenza.

In un mondo in cui abituarsi allo sforzo è difficile e le ricompense istantanee creano dipendenza, lo studio di un romanzo complesso come I Promessi Sposi è diventato sempre più impegnativo, sebbene la storia di per sé sia semplice e abbastanza lineare. 

La proposta: Manzoni in quarta superiore?

Da questo scenario parte la proposta della commissione ministeriale istituita dal Ministero dell’Istruzione e del merito di spostare lo studio del romanzo manzoniano in quarta superiore e dedicarsi a testi più accessibili nel biennio. Assecondando  così le critiche degli studenti che sui social, alla notizia, hanno dato sfogo alla loro antipatia verso il romanzo e gioito alla possibile prospettiva di ritardare l’incontro con quel libro. Eppure, qualche motivo per vederla in un altro modo sicuramente c’è.

Ogni anno, innanzitutto, sempre più studenti  e studentesse hanno difficoltà con la comprensione del testo, dunque posticipare lo studio di un romanzo scritto in un italiano desueto potrebbe sembrare una buona idea. Ma che vantaggio diamo agli studenti assecondando l’evitare di uno sforzo cognitivo di un’abilità base fondamentale per diventare cittadini liberi? 

Statua di Alessandro Manzoni a Milano
Statua di Alessandro Manzoni – foto di G.dallorto, via Wikimedia Commons

I Promessi Sposi rimane un romanzo vivo

In secondo luogo, come qualche voce fuori dal coro sottolinea nel dibattito, non si tratta del romanzo in sé, ma di come lo si tratta. I personaggi sono vivi, caratterizzati tanto bene che sembra quasi di conoscerli tutti personalmente (anche quelli secondari!). Le svolte narrative sono così tante da non vedere l’ora di sapere cosa succederà a Renzo, Lucia e a tutti coloro che si muovono attorno a loro.  I promessi Sposi sono uno specchio della natura umana, nudo e crudo, e di quanto l’essere umano nella sua interiorità è sempre lo stesso.  

Che venga studiato in seconda superiore o in quarta, il punto resta sempre lo stesso. Raccontare una storia significa coglierne l’aspetto più coinvolgente e usarlo come un gancio, allo scopo di catturare chiunque il più possibile e mostrarne i lati positivi. E il classico manzoniano ne ha tanti, di ganci: basta solo scegliere quello più adatto a chi si ha davanti. 

Condividi articolo
Facebook
X