La sfida più grande della letteratura, oggi più che mai, è quella della ricerca dell’isolamento. Che si tratti di leggere oppure scrivere, che sia una pagina o un capitolo di un libro, è necessario estraniarsi da tutto ciò che ci circonda per entrare in un’altra dimensione. Vi è mai capitato di dover rileggere una riga una seconda volta perché giunti alla fine vi eravate persi e la lettura non era stata che una sequenza di parole lette mentre la vostra mente stava pensando alla cena o si chiedeva se aveste dato le crocchette al gatto?
C’è poco campo
In un mondo dove siamo costantemente connessi a computer e cellulari, la connessione con la nostra immaginazione risulta troppo spesso difficoltosa. Quando apriamo un libro, potremmo dire che “c’è poco campo”: troppe interferenze disturbano la linea, soprattutto se non ci troviamo in luoghi ad alta connessione alla fantasia come una spiaggia o un prato in montagna. Perché dobbiamo fare i conti con questa difficoltà, che colpisce tutti, anche il più “forte” dei lettori?

La sfida della letteratura: la partecipazione attiva del lettore
La risposta potrebbe essere una, la più semplice. La lettura richiede la partecipazione attiva del lettore. A ben vedere, questo si oppone a quando guardiamo un film oppure quando veniamo risucchiati dai reel di un qualsiasi social. Lo scrittore deve essere allora un seduttore, deve saperti rapire, attirarti nella ragnatela delle sue parole, catturare la tua mente, far sì che dal tuo mondo tu possa entrare in quello che lui ha preparato.
Raymond Carver
Per lo scrittore, dunque, si tratta di questo: essere il creatore di una scena, di una realtà che possa ospitare chi si appresterà a leggere quella pagina, quelle pagine. Mi vengono in mente diversi autori, tra i classici come il nostro Verga, oppure più moderni come King, ma vorrei invece citare, con l’intento di suggerirlo come lettura, Raymond Carver. Poeta e saggista, autore di numerosi racconti, è considerato uno dei più illuminati scrittori americani del Novecento, nonostante la sua vita sia stata caratterizzata da momenti non certo luminosi (tra difficoltà economiche, dipendenza dall’alcol e una malattia che lo porterà alla morte).
La regola dei cinque sensi
Se è vero che i libri, quelli scritti non solo con le mani ma con l’anima, ti insegnano qualcosa, i testi di Carver, mi hanno trasmesso quella che definisco “la regola dei cinque sensi”. Una descrizione forte è quella che tocca a più riprese i nostri cinque sensi. Un suo racconto su tutti, ne è l’esempio più evidente: “Cattedrale”. Si tratta di uno dei suoi più celebri racconti la cui trama è tanto semplice quanto originale: un uomo deve descrivere una cattedrale medievale a un cieco. Nel farlo, quell’uomo non vedente è il lettore stesso che non ha davanti agli occhi la cattedrale ma ne legge i suoi tratti. Altre descrizioni accurate sono presenti nei racconti carveriani nelle sue raccolte: “Vuoi star zitta, per favore?” (1976), “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” (1981), e “Cattedrale” (1983), la cui versione originale è disponibile in “Principianti” (1981).

Trascoro, Catedral de Sevilla, España – immagine licenza CC
Personaggi comuni ma mai banali
I suoi racconti brevi mostrano per lo più situazioni quotidiane, dove però riusciamo a percepire ogni sensazione uditiva, tattile e sensoriale. I personaggi che riempiono le pagine di Carver sono persone a volte fragili, spesso segnate dalla crudezza vita – come lo è stato per il loro autore. Altre volte sono persone comuni che devono affrontare una vita monotona e ambiscono a qualcosa che li possa rendere speciali. La forza di Carver è nelle descrizioni di una breve situazione, di una vicenda che si consuma in poche pagine e nel far affezionare il lettore ai suoi personaggi, comuni ma mai banali.
Quante cose ci sono da dire
La regola dei cinque sensi prevede lo stimolo di vista, udito, tatto, olfatto e gusto. Provate a descrivere la vostra cucina usando solo frasi che descrivano ciò che vedete. In seguito, provate a descrivere nuovamente la stessa stanza ma riportate gli odori che sentite, la sensazione che provate toccando la superficie piana del tavolo, il gusto che assaporate assaggiando le brioches calde della colazione. Rimarrete stupiti di quante cose ci sono da dire.











