Il Premio Nobel per la Letteratura 2025 è stato assegnato allo scrittore ungherese László Krasznahorkai, celebrato per una prosa “avvincente e visionaria che, nel bel mezzo del terrore apocalittico, riafferma il potere dell’arte”. Autore schivo, profondo e inclassificabile, Krasznahorkai ha costruito negli anni una poetica che sfida i limiti della lingua e della narrazione.
László Krasznahorkai, le motivazioni del Premio Nobel 2025
L’Accademia Svedese ha premiato Krasznahorkai per la sua capacità di esplorare l’angoscia del nostro tempo con una lingua ipnotica e un senso di catastrofe imminente. La sua opera è stata definita “una sinfonia dell’apocalisse umana”, in cui l’arte continua a vivere anche quando il mondo sembra dissolversi. Tra le motivazioni principali:
La fusione tra tradizione europea centrale (Kafka, Bernhard) e modernità.
Il tono epico e grottesco delle sue visioni letterarie.
La convinzione che l’arte sia una forma di resistenza alla distruzione.
La sua ricerca di una verità spirituale attraverso la parola.
Come sottolinea il comunicato ufficiale del NobelPrize, Krasznahorkai “esprime la disperazione del mondo contemporaneo ma, con una voce inconfondibile, continua a cercare la bellezza dentro la rovina”.
László Krasznahorkai Di Miklós Déri – Déri Miklós: Arcok, CC BY-SA 4.0,
Lo stile di scrittura di László Krasznahorkai
Frasi infinite e ritmo ipnotico
Krasznahorkai è celebre per il suo stile unico: frasi lunghissime, quasi senza punti, che scorrono come un flusso ininterrotto di pensiero.
“The period doesn’t belong to human beings – it belongs to God.” (Il punto non appartiene agli esseri umani – appartiene a Dio).
Questo principio formale riflette la sua visione del mondo: nessuna conclusione è definitiva, ogni pensiero continua a fluire, come la vita stessa. Il critico James Wood ha definito la sua prosa “un lento flusso lavico di narrazione”, in cui il tempo sembra fermarsi e la tensione cresce senza mai esplodere.
Notte a Esztergom, Ungheria – Via Simor János durante la sua ricostruzione. foto licenza CC
Temi e atmosfera
Nei suoi romanzi domina un senso di attesa e disfacimento. Villaggi in rovina, personaggi in bilico, un’umanità sull’orlo del collasso. La sua scrittura è apocalittica ma anche profondamente spirituale: nel caos cerca sempre un principio di ordine, una “musica segreta del mondo”.
“Writing is quackery. But so is proclaiming anything about reality. We are charlatans. Simple little charlatans.”(Scrivere è ciarlataneria. Ma lo è anche proclamare qualsiasi cosa sulla realtà. Siamo dei ciarlatani. Dei semplici ciarlatani).
In opere come Sátántangó (1985) e The Melancholy of Resistance (1989), la catastrofe è solo un modo per mettere a nudo la verità dell’uomo.
Creative Commons Attribuzione- 3.0
Ambienti narrativi sospesi e personaggi ossessionati
Gli ambienti narrativi sono sospesi: si percepisce un’attesa, un lento accumularsi di minacce o distruzione imminente. Il tempo sembra dilatato: la lettura delle frasi lunghe costringe a rallentare, ad immergersi piuttosto che fuggire. Il ritmo riflette lo stato interiore dei personaggi: spesso ossessionati, in crisi, portati al limite.
La punteggiatura diventa quasi un elemento stilistico/filosofico. La mancanza di punti finali rimanda all’idea di un continuum, di un tempo che non si ferma.
“When we speak, we speak fluent, unbroken sentences, and this kind of speech doesn’t need any periods.” (Quando parliamo, pronunciamo o frasi fluide e senza interruzioni, e questo tipo di discorso non ha bisogno di punti).
Il tono è spesso apocalittico, ma senza dimenticare momenti di bellezza, musica, arte. Ad esempio, nel romanzo Herscht 07769 la musica di Bach è un elemento centrale.
Ungheria, castello a Sirok licenza CC
La tensione tra ironia e disperazione
I lunghi soggiorni in Cinae Giappone hanno lasciato un’impronta orientale nella sua scrittura: meditazione, lentezza, contemplazione del vuoto. In contrasto, il suo sguardo sull’Occidente è segnato da ironia e disillusione: un mondo che ha perso il senso, ma non la sete di significato. Le sue parole racchiudono la tensione fra ironia e disperazione, caos e disciplina: una danza continua tra distruzione e ricerca del divino.
“I am very sad if I think of the status of the world now. This is my deepest inspiration.”(Mi rattrista molto pensare alla situazione attuale del mondo. Questa è la mia più profonda ispirazione).
La sua scrittura è ricerca della realtà, ma anche testimonianza di un’interiorità che non si ferma ai fatti. Egli stesso ha parlato di «realtà esaminata fino al punto della follia»
Writer Lázló Krasznahorkai at Stadtgarten Köln/Cologne, Germany
Come affrontare la lettura di László Krasznahorkai
Nel mondo frenetico e frammentato di oggi, Krasznahorkai rappresenta una voce controcorrente. La sua prosa complessa e lenta è un invito a fermare il tempo, a leggere come atto di resistenza. Non è una lettura “leggera”: le frasi lunghe richiedono concentrazione. Può essere utile non “saltare” ma lasciarsi trasportare dal flusso.
László Krasznahorkai è un autore da leggere in un momento in cui si è disposti alla riflessione: il suo non è il ritmo dinamico di un thriller. Premiare lui nel 2025 significa riconoscere la necessità di una letteratura che non semplifica, ma illumina la complessità del vivere.
Opere consigliate
Sátántangó (1985) – il romanzo che lo ha rivelato, ambientato in un villaggio ungherese in rovina.
The Melancholy of Resistance (1989) – una parabola sull’inerzia collettiva e il potere.
War and War (1999) – la follia di un uomo che vuole salvare un manoscritto in un mondo alla deriva.
Seiobo There Below (2008) – meditazioni sull’arte e l’eternità, con ambientazioni orientali.
Herscht 07769 (2021) – musica, metafisica e memoria intrecciate in un romanzo potente.
Medaglia Nobel Di Namkrap – Opera propria, CC BY-SA 4.0,
László Krasznahorkai
László Krasznahorkai è nato a Gyula (sud-est dell’Ungheria) nel 1954. Cresce in un Ungheria che vive ancora sotto il regime comunista, e questi anni segnano il suo sguardo sul mondo. Dopo gli studi alll’Università di József Attila a Szeged e alcune esperienze di viaggio (nel 1987 si trasferisce a Berlino Ovest grazie a una borsa di studio) , la sua produzione letteraria inizia a farsi notare con romanzi ambientati in contesti di rovine, decadenza e attesa.
Collabora anche con il regista ungherese Béla Tarr, sceneggiando diversi film tratti dai suoi libri. Nel 2025 gli viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura, il secondo ungherese a ottenerlo dopo Imre Kertész (2002)
Cronista e giornalista di lungo corso (da Il Corriere Rivoli15 a Luna Nuova), collezionista di uffici stampa e di storie da raccontare. Ha diretto start-up, promosso mostre visitatissime, seguito, e segue tutt'ora, artisti, autori, aziende, eventi e gallerie d’arte. Direttrice di Open Libri dal 2024 , intreccia arte e letteratura con la stessa passione con cui crede che scrivere non sia mettere in fila parole, ma emozioni.