L’ultima parola dell’ultima riga è stata scritta: l’autore (o l’autrice) si appoggia allo schienale della sedia con un sospiro di soddisfazione. Il libro è finito. Sembra un punto di arrivo e invece è un nuovo punto di partenza. Ora entra in scena l’editor.
Il libro quando l’editor non esisteva
Lev Tolstoj scrisse Guerra e pace nell’arco di sette anni. Per completare Madame Bovary Gustave Flaubert impiegò oltre quattro anni. La scrittura dei Promessi sposi, in tre stesure differenti, occupò più di vent’anni della vita di Alessandro Manzoni. Nell’Ottocento i tempi di scrittura e di pubblicazione erano dilatati, l’attività editoriale aveva velocità e numeri molto diversi rispetto ai giorni nostri, la diffusione delle notizie avveniva soltanto attraverso i giornali.

Dal 1900 tutto cambia
Nei primi anni del Novecento nasce in America la figura dell’editor che affianca l’autore, lo guida, lo consiglia anche durante la scrittura del testo, è una sorta di tutor che, fra le altre cose, sprona l’autore quando serve e lo frena dall’aggiungere troppe pagine al suo romanzo. Il primo editor professionista è Maxwell Perkins, la sua storia è stata raccontata nel film del 2016 “Genius” di Michael Grandage. In Italia dobbiamo attendere gli anni Cinquanta per vedere comparire i primi curatori editoriali.

Parole d’ordine: novità e velocità
Oggi le uscite di nuovi libri si susseguono senza sosta, c’è la rincorsa alla novità, gli scaffali delle librerie si riempiono di volumi freschi di pubblicazione. Alla figura dell’autore che scrive e riscrive, legge e rilegge, rivede e corregge il suo romanzo si aggiunge l’editor che rappresenta un occhio imparziale per osservare il testo sotto molteplici punti di vista.
Scrivere a ruota libera
La possibilità di coinvolgere un editor lascia libero l’autore di scrivere seguendo il flusso della sua creatività, di dare vita ai personaggi e agli intrecci con il ritmo che gli è congeniale, di portare a termine la sua storia in tempi ragionevolmente brevi. In alcuni casi, prima dell’editor, vengono coinvolti i beta-reader, o lettori preliminari, che esaminano il manoscritto interpretando la parte del lettore finale e sottolineano, se vi sono, alcuni aspetti problematici della trama, dei personaggi o della tensione narrativa.
Una lettura stratificata
L’editor possiede le competenze e la sensibilità per esaminare il testo come se fosse formato da vari strati che riguardano:
- ortografia e sintassi,
- struttura dei capitoli,
- ordine degli avvenimenti,
- carattere dei personaggi,
- descrizioni e dialoghi,
- coerenza dei tempi,
- attendibilità dei dettagli.
Lo ha letto mio cugino
Spesso accade che l’autore, com’è giusto che sia, sottoponga il libro appena terminato a parenti e amici, chiedendo la loro opinione. Di solito il giudizio è positivo e l’autore riceve lodi e complimenti che rafforzano la sua autostima ma non sono utili a mettere in evidenza ciò che non funziona.

Lo sguardo esterno che fa la differenza
La maggior parte delle case editrici, dalle più piccole ai colossi dell’editoria, affida ciascun testo a un editor perché uno sguardo esterno, professionale e distaccato è indispensabile per rendere il libro un’esperienza il più positiva possibile per colui o colei che afferrerà il volume dallo scaffale della libreria, lo acquisterà, lo porterà con sé e si affiderà all’abbraccio delle pagine.
Se vuoi approfondire ancora di più l’argomento dell’editor puoi farlo cliccando qui
Editor o curatore editoriale: chi, cosa, quando, dove, perché











