Gli ultimi giorni di ogni anno sono di solito dedicati ai buoni propositi per il futuro e ai bilanci sui dodici mesi che stanno per concludersi. Inevitabilmente abbiamo fatto degli errori, ci sono stati momenti sì e momenti no, gesti di cui siamo fieri, parole che non avremmo voluto dire, iniziative di cui siamo orgogliosi, progetti che non hanno avuto l’andamento sperato. E se sbagliare non fosse un evento così disastroso? Proviamo a guardare l’errore da altri punti di vista. Molti l’hanno fatto prima di noi e si sono trovati magnificamente.

Gli errori di chi esce dai bordi
Fin dalla più tenera età ci insegnano a rispettare le regole, ci spiegano che esiste un modo giusto e uno sbagliato di fare le cose, ci chiedono di colorare restando dentro ai bordi del disegno perché così è tutto più ordinato e comprensibile. C’è chi invece sconfina allegramente nello spazio bianco della pagina, e sceglie il giallo per colorare il mare e il verde per il sole, spiegandoci anche il perché.

Mettere il naso fuori dalla caverna
Eppure i nostri antenati, in un mondo tutto da scoprire e da sperimentare, esattamente come sempre hanno fatto e ancora fanno le bambine e i bambini, hanno dovuto confrontarsi con l’errore anche quando non esisteva la parola per definirlo. Quante volte ci siamo bruciati prima di capire che il fuoco sarebbe stato pericoloso ma utile? Quanto tempo è stato necessario per trasformare una pietra rotolante in una ruota? Quante capanne sono state costruite prima di ottenerne una solida e confortevole?
Sbagliare è sbagliato: ma è davvero così?
“Sbagliando si impara” recita un antico detto. “A volte vinci, a volte impari” è una celebre frase che si legge sulle t-shirt. Allora forse non è così sbagliato sbagliare. Guardando con attenzione sotto lo strato di sfiducia, delusione e sconforto in dosi variabili, spuntano alcuni aspetti positivi che possono renderci più forti e più consapevoli.

Il ciclo di Deming: gli errori portano al miglioramento
L’errore fa parte anche di un ciclo destinato al miglioramento continuo della produzione aziendale, ma che può essere applicato anche alla gestione di scuole, ospedali, risorse umane, progetti.
Il ciclo di Deming è composto da quattro fasi: Pianificazione – Attuazione – Verifica – Realizzazione in concreto.
Per migliorare continuamente il ciclo si ripete con questa sequenza tutte le volte che è necessario. Certo, William Edwards Deming la chiama “Verifica” ma noi lo sappiamo che sotto alla verifica potrebbe spuntare il nostro caro vecchio errore. Scoprire l’errore permette di adeguare, di prendere le giuste misure, di evitare danni e inconvenienti prima di passare alla fase successiva.

Il ciclo di Deming: l’esempio tratto da una storia vera
Pianificazione: voglio fare la torta al caffè, leggo la ricetta e mi procuro tutti gli ingredienti.
Attuazione: seguo la ricetta e aggiungo gli ingredienti nell’ordine indicato.
Verifica: dopo aver infornato la torta mi accorgo che la bustina del lievito è rimasta sul tavolo e che quindi il lievito non è stato aggiunto al composto. La torta sfornata ha l’aspetto di un mattone refrattario, è difficile da tagliare e ha un gusto poco invitante.
Realizzazione in concreto: tutte le volte che farò nuovamente una torta presterò molta attenzione a non dimenticare di aggiungere il lievito.
Serendipità: la risorsa dall’origine letteraria
La parola coniata da Horace Walpole, uno scrittore inglese che si ispirò a una leggenda proveniente dallo Sri Lanka dal titolo “I tre principi di Serendippo”, definisce ciò che si scopre per puro caso mentre si sta cercando tutt’altra cosa. Anche la serendipità si basa su una sorta di errore di valutazione, di luogo o di intenzione. Qualche esempio di scoperte ad alto tasso di serendipità? La coca-cola, il post-it, il velcro, l’America.

Errori felici e fallimenti eccellenti
L’errore felice è quello che si trasforma in una scoperta eccezionale. Molto è stato detto e scritto su questo argomento. Tra i più conosciuti e insoliti errori felici ricordiamo:
- la vulcanizzazione della gomma – un po’ di zolfo finisce per sbaglio sulla gomma riscaldata, e il gioco è fatto.
- il vetro di sicurezza – una provetta che contiene materiale plastico si rompe e i vetri restano incollati, evviva!
- il forno a microonde – durante un esperimento con il radar navale una barretta di cioccolato si scioglie nella tasca dei pantaloni, è nato un nuovo modo per cucinare.
- la penicillina – un vetrino dimenticato fa la muffa, e molte vite da allora sono state salvate.
- il pacemaker – la resistenza sbagliata viene inserita in un’apparecchiatura che registra i battiti del cuore, nasce la soluzione per i problemi di aritmia.
Quanto conta la deteminazione
Nel momento in cui si centra un obiettivo, ciò che si vede dall’esterno è solo la punta dell’iceberg. Quella che resta nascosta è l’immensa quantità di tentativi andati a vuoto, di ciambelle senza buco, di speranze infrante ancora e ancora. James Dyson, fondatore dell’omonima azienda che produce aspirapolveri di nuova generazione, ha visto 5126 (cinquemilacentoventisei) prototipi del suo apparecchio rivoluzionario finire nel magazzino dei rottami prima di avere tra le mani quello che lo ha portato al successo. Se si fosse fermato al prototipo precedente, se non avesse avuto la determinazione e la pazienza di proseguire nella sua ricerca, la storia della sua azienda sarebbe stata diversa.

Tre consigli per il giudice allo specchio
Di solito siamo noi i giudici più severi di noi stessi. Ecco tre consigli per colui o colei da cui ci sentiamo osservati quando siamo a tu per tu.
1) Un po’ di benevolenza in più non guasta: mettiamo da parte il senso di colpa e proviamo a guardare i nostri errori con mente aperta e senza preconcetti.
2) L’entusiasmo dei bambini: dai primi passi alla corsa sfrenata ci sono molte cadute. Dal triciclo alla bici senza rotelle e oltre ci sono molte ginocchia sbucciate. I bambini però non si scoraggiano, hanno tutta l’ostinazione che serve per imparare e per crescere.
3) Infischiarsene alla grande: cosa penseranno gli altri della mia incapacità? Dei miei tentativi falliti? Dei miei errori? Una vigorosa scrollata di spalle e VIA! Si va verso una nuova avventura!

Altolà alla paura di sbagliare!
“Chi non fa non sbaglia” dice un antico proverbio. E se facendo si inciampa in un errore, ricordiamoci che non siamo soli. Siamo un nutrito gruppo di sbagliatrici e sbagliatori di lungo corso, pronti ad accogliere con una speciale luce negli occhi l’anno che sta per iniziare.










