Ogni 28 marzo, il celebre Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo celebra i suoi abitanti più antichi e amati: i gatti del palazzo, una colonia storica che da tre secoli protegge le opere d’arte dai topi.
Ebbene sì i gatti sono dipendenti ufficiali del museo e hanno persino una festa dedicata. Questa tradizione attira ogni anno visitatori, famiglie e naturalmente amanti dei felini.

Una storia lunga tre secoli
La presenza dei gatti all’Hermitage non è un vezzo moderno, ma una vera e propria strategia museale .
Pietro il Grande è il primo a portare un gatto nel palazzo: Basilio, importato dai Paesi Bassi. L’imperatrice Elisabetta, spaventata dai topi, ordina nel 1745 di portare a corte “i gatti più grandi e potenti” di Kazan: nasce così la prima colonia ufficiale.
Caterina la Grande distingue addirittura tra “gatti di casa” e “gatti di corte”, autorizzati a passeggiare nei saloni imperiali
Da allora, i mici hanno protetto opere di Caravaggio, Leonardo, Matisse e Van Gogh con una dedizione incredibile : senza di loro, molti capolavori sarebbero stati rosicchiati.

Gatti in servizio permanente effettivo
Oggi i gatti dell’Hermitage oscillano tra i 50 e 100 a seconda del periodo dell’ anno. Vivono nei sotterranei, un labirinto di 20 km di corridoi, dove volontari e veterinari li accudiscono con amore, crocchette e tiragraffi strategicamente posizionati.
Ogni gatto ha un nome, una storia e, in molti casi, un passato degno di un romanzo russo: c’è chi è stato salvato da un appartamento, chi è arrivato dalla strada, chi ha bisogno di una dieta speciale.

Cosa succede il 28 marzo: il Cat Day
Durante il Cat Day dell’Hermitage il museo apre le sue aree “segrete” dedicate ai felini con visite guidate nei sotterranei, racconti e aneddoti sui gatti più famosi, attività per bambini e incontri con i volontari che li accudiscono
È una festa popolare, colorata, un po’ surreale: cartelli “Attenzione, attraversamento gatti!” e folle entusiaste che cercano di fotografare i veri protagonisti del museo.
Leningrado salvata dai gatti
– Durante la Seconda Guerra Mondiale, durante l’assedio di Leningrado, i gatti scompaiono e la città è invasa dai ratti. La situazione è così grave che nel 1943 arrivarono 5.000 gatti siberiani per ripristinare l’equilibrio. Una sorta di “mobilitazione felina” che oggi sembra leggenda, ma è storia documentata..
Il museo ha da poco lanciato la campagna “Un rublo per un gatto” per sostenere le cure veterinarie.

Lo sapevi che…? Speciale curiosità sui gatti dell’Hermitage
Hanno un passaporto interno. Ogni gatto dell’Hermitage è registrato con nome, foto e scheda personale, proprio come un dipendente.
Sono considerati “parte del patrimonio culturale vivente”. Il museo li definisce ufficialmente “guardiani delle opere d’arte”.
Ricevono donazioni di cibo da tutta la Russia. Alcune aziende inviano crocchette personalizzate con il logo dell’Hermitage.

Hanno ispirato romanzi, racconti e persino f. Molti scrittori russi li citano come simbolo di resilienza e ironia pietroburghese.
Uno di loro è diventato una star mondiale. Achille, il gatto bianco e sordo del museo, è stato “oracolo ufficiale” dei Mondiali 2018.
Esiste un “Comitato dei Gatti”. Un gruppo di volontari e curatori che si occupa di salute, adozioni e… relazioni pubbliche.
Adottarne uno è possibile. Il museo promuove adozioni responsabili per i gatti che preferiscono la vita domestica ai sotterranei imperiali.











