La letteratura fa rumore: parole, silenzi, suoni e vibrazioni

La letteratura fa rumore, a volte

A pochi giorni dalla chiusura delle porte del Salone del Libro di Torino si percepisce la necessità di una pausa per stemperare il frastuono che si è subito. Occorre smaltire l’overdose rumorosa dei libri più chiacchierati, più venduti o più attesi e dei loro scrittori, degli input lanciati senza sosta da editori e influencer. É tempo di allontanarsi dal brusio continuo che paralizza l’udito come un fastidioso acufente, e cercare altri tipi di suoni.

Alcuni libri fanno chiasso fuori dalle pagine
Alcuni libri fanno chiasso
Immagine creata con AI

Siamo nell’era della sovrastimolazione sensoriale di qualsiasi tipo e a qualsiasi livello: tornare alla dimensione uditiva della parola scritta risponde a un bisogno di lentezza e di riconnessione con l’ambiente.

La letteratura fa rumore in silenzio

Perché, dunque, non ascoltare le parole di un libro, senza che questo sia per forza un audiolibro?

Quando le frasi escono dalla carta stampata spesso si trasformano in vibrazioni e attivano le memorie nella testa di chi legge. Si percepisce il suono della natura e il rumore della vita nel silenzio religioso di una stanza.  Si arrivano a udire perfino i suoni di fenomeni in via d’estinzione se a riprodurli è l’intimità della lettura stessa che li trasmette senza far chiasso intorno.

Nella letteratura che fa questo rumore, un libro si trasforma in un archivio di suoni stupefacenti: il fruscio di certi tessuti, il suono del ghiaccio che si sbrina, il mormorio di generazioni che hanno abitato i luoghi che oggi calpestiamo.

Scrivere e leggere con l’orecchio teso significa ritrovare una connessione tra la materia e la ragione, tra il mondo esterno e il punto più profondo di sé stessi.

Quando riaffiora il passato attraverso i rumori scritti

Alcuni scrittori attivano il meccanismo di memoria involontaria dove il passato può riaffiorare inalterato attraverso una percezione sensoriale o usano il suono per descrivere il rapporto tra l’uomo e lo spazio storico. Lo scritto si trasforma quasi in uno spartito che restituisce una musica, un’armonia, un rumore o il silenzio.

Proust quando racconta il campanello di Combray nella Ricerca del tempo perduto si trasforma in un maestro della “memoria uditiva”, ci insegna che un libro può “suonare” un ricordo che non sapevamo di avere.

Calvino, per esempio, in Un re in ascolto ci mostra invece l’importanza dei silenzi che sono un atto di spionaggio: tendiamo l’orecchio tra le righe per decifrare i segreti del mondo.

La pagina scritta attraverso i suoni e i rumori si trasforma in legno, pietra, respiro. A volte prende vita nei passi ritmati mentre il protagonista sale uno scalone antico o nel fruscio degli abiti di una donna davanti allo specchio.

Un libro si trasforma in un archivio di suoni stupefacenti, come quelli della Natura
Sulla soglia del bosco non odo parole che dici.  (La pioggia nel pineto di G. D’Annunzio) Bastiadon97, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons

Diventa La pioggia del pineto quando la lirica di Gabriele d’Annunzio permette alle gocce di pioggia di parlare mentre cade sulle foglie dei ginepri e degli altri alberi intorno.

Tra queste righe non vediamo soltanto il luogo descritto, lo abitiamo insieme all’autore e ai personaggi.

Abbassare il volume per ascoltare meglio

In un mondo che urla per farsi guardare, la letteratura che fa rumore ci chiede di abbassare il volume esterno per alzare quello interiore. Ci invita a capire che la parola scritta è una potentissima frequenza capace di accordare il nostro battito cardiaco con quello della storia e della vita stessa. Ci permette di alternare chiasso e silenzio, di cercarli entrambi e decidere di sceglierli o scartarli.

Il salone internazionale del libro 2026. Vista sul padiglione Oval
Il salone internazionale del libro 2026. Vista sul padiglione Oval
foto a.m.

Forse, chi lo sa, il vero successo di un libro non si misura dalle copie vendute nel frastuono di un salone, ma dal numero di silenzi che riesce a generare. É in quel silenzio che il lettore, finalmente, inizia ad ascoltare.

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