Ci sono luoghi che raccontano una storia, che trasformano la vita in scenografia, la nevrosi in arredo, la poetica in labirinto. Uno di questi è il Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera, affacciato sul Lago di Garda. Il complesso voluto da Gabriele D’Annunzio è un gigantesco autoritratto in pietra, stoffe, motti, simboli e invenzioni spettacolari. D’Annunzio si stabilisce qui dopo l’impresa di Fiume e, con l’architetto Gian Carlo Maroni, trasforma la vecchia Villa Cargnacco in un monumento alla propria “vita inimitabile”.
La cosa più interessante, però, è che il Vittoriale colpisce per grandezza fama e seduce nei dettagli. Nulla è neutro, nulla è soltanto funzionale. Le stanze hanno nomi memorabili, gli oggetti arredano e alludono, la luce è una dichiarazione d’intenti, perfino il bagno diventa manifesto estetico, con circa 850 oggetti raccolti in uno spazio minimo e sanitari blu oltremarino voluti dal poeta. È il trionfo della casa come testo, come autoritratto, come autobiografia.

Prima di essere il Vittoriale, era la villa di un germanista legato a Wagner
Non tutti sanno che il futuro regno di D’Annunzio non nasce da zero. La villa era appartenuta a Henry Thode, storico dell’arte e germanista, marito di una figliastra di Richard Wagner. Dopo la Prima guerra mondiale è confiscata dallo Stato italiano; D’Annunzio la prende prima in affitto e poi la acquista, trasformandola progressivamente nel Vittoriale. Insomma il rifugio del Vate nasce su una stratificazione culturale europea, tra Germania, arte e culto wagneriano, prima di diventare il tempio personalissimo del poeta-soldato.

D’Annunzio vuole una casa buia: è fotofobico
Chi entra nella Prioria resta spesso colpito da un dettaglio insolito: gli interni sono sorprendentemente oscuri. Non è una scelta casuale né solo teatrale. La scarsa illuminazione, ottenuta con vetrate dipinte, tendaggi pesanti e luci soffuse, è perfetta per il poeta, apertamente fotofobico. Anche la veranda dell’Apollino è progettata in modo da non far entrare luce diretta nella camera da letto.
La stanza più inquietante: quella del Lebbroso, un letto che pare bara e culla
Il cuore simbolico del Vittoriale è nella Stanza del Lebbroso: un vero sacrario privato. Qui D’Annunzio si ritira a meditare negli anniversari della morte della madre, di Eleonora Duse e degli amici più cari. Il particolare più impressionante è il letto, chiamato dal poeta delle due età perché simile a una bara e al tempo stesso a una culla: nascita e morte fuse in un solo oggetto. In questa stanza compare anche un dipinto in cui San Francesco abbraccia un lebbroso che in realtà è lo stesso D’Annunzio. In pratica siamo nel pieno della messa in scena del sé.

La stanza della Cheli; “l’unica sala non triste della casa”
In una dimora già di per sé sovraccarica, D’Annunzio considera la Stanza della Cheli quasi un’eccezione luminosa amplificata dalle vetrate alabastrine di Pietro Chiesa. Questa sala da pranzo, ultimata nel 1929, esplode nei toni del rosso, dell’azzurro e dell’oro, con un gusto dichiaratamente déco.

La Zambracca qui D’Annunzio scrive, mangia e muore
Tra i nomi più curiosi della Prioria c’è la Zambracca, parola che deriva da un antico vocabolo provenzale collegato alla donna di camera. Questo piccolo ambiente, tra stanza da letto e guardaroba, non è affatto secondario. Avvolto da una tappezzeria damascata verde, custodisce gli effetti personali del poeta e diventa negli ultimi anni il luogo dove scrive e consuma pasti frugali. È anche la stanza in lo ritrovano morto la sera del 1° marzo 1938, per emorragia cerebrale.

Nel parco una nave da guerra, smontata e rimontata pezzo per pezzo
Tra le cose più strepitose la Regia Nave Puglia, dono dell’ammiraglio Thaon di Revel per il sessantesimo compleanno del poeta, arriva a Gardone smontata su vagoni ferroviari e poi rimontata nel parco insieme a Gian Carlo Maroni. La sua prua viene orientata verso l’Adriatico, non verso il lago, in un gesto carico di memoria patriottica e tensione simbolica. E non basta: quando D’Annunzio vi accompagna ospiti illustri, ordina ai marinai ( ebbene sì ha assoldato anche loro) di sparare a salve.

Il Vittoriale e il Museo D’Annunzio segreto
Ma nel Vittoriale troviamo anche il lato più privato e persino indiscreto della dimora che restituisce il D’Annunzio più quotidiano, seduttivo e ossessivo: il Museo d’Annunzio Segreto. Qui si trovano gli oggetti personali del poeta, ma anche abiti in pizzo, camicie da notte in chiffon di seta, sottabiti, gioielli, stoviglie, valigie e accessori appartenuti alle sue numerose “ospiti”.
«Io ho quel che ho donato.» (G. D’Annunzio)











