Entrare al museo d’arte orientale nel cuore di Torino in questo periodo implica scontrarsi con l’arte di Chiharu Shiota: The Soul Trembles, in mostra al MAO fino a giugno 2026, avvolge il visitatore per quattro piani in un intreccio di fili che non si ferma allo sguardo, ma si estende fino agli angoli più remoti dello spazio e dell’anima.
Un’esperienza unica e immersiva per scoprire la mente brillante di un’artista come Shiota. Un piccolo viaggio che porta con sé una valigia carica di emozioni, riflessioni sul concetto di vita e di morte e il legame che c’è tra l’uomo e l’ambiente circostante.

Fili bianchi: l’ingresso nell’universo di Shiota
C’è un opera all’interno del museo che purtroppo rischia di passare inosservata. Si trova proprio all’ingresso, ancora prima dell’iconica stanza rossa. Barche bianche leggere e silenziose pendono dal soffitto sorrette da una trama di fili. Come un varco simbolico che mira a farci comprendere la visione del mondo di Shiota. Il bianco dei fili induce la mente ad un pensiero di leggerezza e spontaneità, donandoci un attimo sospeso nel tempo e nello spazio.

Un’opera che probabilmente risulta meno appariscente di tante altre, ma che a modo suo lascia un segno. Prima ancora di essere avvolti da fili rossi e neri, ci si confronta con una dimensione più eterea, quasi spirituale. Le barche circondate da questa rete di fili candidi, sono il primo indizio di un percorso che parla di passaggi, assenze e tracce lasciate nello spazio. Questa installazione prepara psicologicamente lo spettatore all’incontro con il resto delle opere presenti in mostra. Ci ricorda inoltre che ogni attraversamento (fisico o emotivo che sia) comincia sempre da una soglia.
Fili rossi: nella mente di Shiota
I fili si ingarbugliano, si intrecciano, si spezzano, si snodano. Riflettono costantemente una parte del mio stato mentale, come se rappresentassero la condizione dei rapporti umani. – Chiharu Shiota
Sicuramente l’allestimento più iconico di questo progetto ambizioso ed estremamente emozionante. Intrecci di fili rossi collegati con barche posizionate a terra creano una connessione tra un mondo materiale fatto di realtà e sostanza, e un mondo puramente spirituale ed emotivo. Qui il pensiero e l’introspezione fanno da concetto cardine lungo tutto il percorso disegnato da Shiota. Un modo per invitare lo spettatore ad abbandonare il caos della vita quotidiana per concedersi un momento, uno spazio per ammirare opere che puntano dritte al cuore.

Trovarsi letteralmente circondati dall’opera dell’artista costringe il visitatore ad immergersi completamente, a comprendere cosa c’è dietro ad ogni filo. Ogni passo dentro la stanza è fatto con rispetto, come se ognuno di noi fosse stato invitato a capire come ragiona la mente di Shiota. La sensazione è quella di trovarsi proprio nella sua testa, come se quel groviglio di fili rossi comunicasse i suoi processi mentali che stanno dietro ad ogni pensiero.
Fili neri: l’incontro con la morte
Shiota racconta che quando era piccola la casa dei suoi vicini ha preso fuoco. Non è rimasto niente se non un pianoforte bruciato appena fuori dall’abitazione ormai ridotta in cenere. Questa immagine rimane impressa nella mente della piccola Shiota che all’epoca aveva solo 9 anni. Da quel momento l’artista comprende effettivamente il valore dell’assenza, dello spazio ingombrante che può occupare qualcosa che prima c’era e oggi non c’è più.
ci sono cose che sprofondano nei recessi della mente e altre che, per quanto ci si provi, non trovano forma, né fisica né verbale. Eppure esistono, come anima senza una forma tangibile. Più ci pensi, più il loro suono svanisce dalla mente, e più la loro esistenza diventa concreta – Chiharu Shiota

Da qui nasce l’idea per questa installazione. Il protagonista è un pianoforte consumato dal tempo e dalle fiamme. La sensazione è quasi di inquietudine inizialmente, per poi trasformarsi in consapevolezza: il pianoforte non suonerà mai più ma nonostante questo, entrando nella stanza, si percepisce un aria carica di memoria, di ricordi lontani che affiorano azzerando lo spazio tra la vita e la morte. Intorno quel corpo di legno carbonizzato si innalza una fitta rete di fili neri. In questo spazio è come se l’aria stessa avesse preso forma, diventando visibile, intrisa di sensazioni e viva.
Rosso nero e bianco sono i colori fondamentali utilizzati per richiamare dalle profondità del nostro io sentimenti quali la complessità della mente umana, il caos interiore, ma anche collettività e condivisione. Intrecciare fili fino a perdere le tracce del singolo per poi ritrovarsi in garbugli confusi e disordinati. Questo è l’effetto che l’artista regala attraverso le sue installazioni.











