Ogni scrittore ha una sua routine ma “scrive” in ogni momento della giornata. Per lui, ogni azione è gestita dal pensare in forma scritta, un’abitudine scaturita dalla deformazione professionale. Ogni situazione assume un valore diverso rispetto alle consuetudini di chi invece non scrive.
Senza nessun preavviso, un narratore, un saggista, un poeta o un romanziere si ritrova a fissare il vuoto nel bel mezzo di una conversazione tra amici o durante un dibattito acceso in famiglia. Se lo si interpella è sorpreso, e forse anche un po’ infastidito, dall’improvviso richiamo al presente.
Chi osserva la routine dello scrittore?
Chissà se l’atto di scrivere mentalmente fissando il nulla fa parte anche della routine dei nostri amici pelosi, quelli che abitano sotto il nostro stesso tetto e che ci conoscono meglio di chiunque altro?

foto a.m.
Proviamo a immaginare le loro emozioni nel racconto della loro vita quotidiana, se potessero mettere nero su bianco quello che vedono. No, non sto pensando a una favola o a un meme di quelli che invadono Instagram o Facebook dove una voce caricaturale parla sull’inquadratura del muso del gatto o dello scodinzolio del cane.
Il dramma epico del cane
Il cane osserva sempre tutto, ma si ferma immobile in adorazione mentre guarda il proprio padrone, l’amico intimo, l’unico che conta. È capace di farlo in silenzio per ore. Non lo perde di vista ruotando appena gli occhi anche con il muso appiccicato al tappeto. Oppure lo segue in ogni stanza, a un centimetro dal polpaccio o dalla caviglia, rischiando di essere continuamente pestato.

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Non deve e non può distrarsi nemmeno un secondo perché in cuor suo sa che l’umano non potrebbe sopravvivere senza di lui. Conosce tutto, ogni segreto, ogni nascondiglio fisico e psichico del suo amico. Prende appunti e scrive il suo romanzo scolpendo le frasi nel profondo della sua anima.
L’opera che ne viene fuori è un’interminabile saga familiare in cui drammi e gioie si susseguono senza interruzione in un’altalena di sentimenti assoluti. Ci sono gli abbandoni quotidiani dove la porta che si chiude alle spalle del suo unico amico che va al lavoro è ogni volta una sconfitta tremenda.
Seguono le attese lunghissime piene di speranza e di pazienza infinita nell’unico luogo al mondo dove è giusto stare: il focolare domestico. Ma in fondo le tragedie finiscono per essere dimenticate nel momento in cui la Provvidenza interviene clemente: la chiave gira nella toppa e dal nulla appare l’eroe, il semidio sopravvissuto all’ignoto spazio esterno pieno di pericoli.
L’epopea mischia la tragicità a tinte fosche della letteratura russa dell’Ottocento, il furore del romanticismo di Victor Hugo, la speranza Manzoniana nel futuro e il verismo duro e irrimediabile di Verga.
Il thriller del gatto
Il bellissimo gatto di casa fissa il muro da ore: in quel punto preciso non c’è nulla, almeno per noi, ma lui è concentrato perché intesse una tela letteraria da paura. Quella che sta esercitando è la pazienza di chi attende l’evolversi della situazione senza inutili speranze o futili aspettative. In un crescendo di suspense crea un thriller stile scandi-noir dove gli agguati sopraggiungono improvvisi dal buio totale, per magia
Le coccole impreviste sono repentini colpi di scena dove i suoi occhi diventano languidi anche se fino a pochi minuti prima lanciavano fiamme degne dell’horror più terribile. Le sue fusa a singhiozzo non sono altro che un’arma di seduzione di massa: da sfruttare con scaltrezza per abbassare le difese nemiche.
Seduto immobile davanti alle porte sa benissimo che prima o poi queste si apriranno grazie alla sola forza del suo pensiero.
Affila le unghie su ogni materiale possibile, lo testa senza pietà incurante delle reazioni altrui.
Nella narrazione aggiunge mistero e fatti inspiegabili come oggetti che spariscono per giorni e poi riappaiono nel punto esatto in cui dovevano essere fin dall’inizio, e tutto questo soltanto per far vacillare il pensiero del suo suddito umano.

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Fissa la sua preda da lontano, controluce, quasi sempre dall’alto, con gli occhi ridotti a fessure. Poi, senza spiegazioni, si allontana voltando la schiena come se non gli importasse. E invece gli importa, eccome! Indaga nelle ore più impensate sui crimini terribili che l’umano compie contro di lui e lo aspetta al varco.
Così si piazza al buio e si ferma ancora a guardare il vuoto con le pupille dilatate. È in questo momento che crea gli incubi più cupi, la vendetta più tremenda e studia il modo di tenere tutti sul filo del racconto. Lo scrive non dentro il suo cuore come il cane, povero illuso che non è altro, ma lo scolpisce nell’animo del suo umano, per manipolarlo meglio.
La lentezza sublime nella routine dello scrittore
Se a gestire tutto questo fosse l’intelligenza artificiale, con la sua stupefacente velocità troverebbe la soluzione a drammi, enigmi e pathos in un nanosecondo. La lentezza di pensare e vivere in forma scritta sarebbe per sempre persa e la routine dello scrittore, fatta di cani, gatti e umani che fissano il vuoto per ore cercando il giusto vocabolo da scolpire nell’animo del lettore, svanirebbe.











