Prima di entrare nel mondo di Demetrio Bazzotti, bisogna chiarire una cosa, come lui stesso sottolinea: burattini e marionette non sono la stessa cosa. Spesso li confondiamo, ma la differenza è importante. La marionetta è mossa dall’alto attraverso fili; il burattino, invece, è animato dal basso, con la mano del burattinaio infilata nella veste del personaggio. E già da questa premessa capiamo che per Demetrio i burattini sono tutta la sua vita.

Demetrio Bazzotti il burattino è uno specchio emotivo
“Il burattino non è solo un pupazzo – ci racconta Demetrio durante il nostro incontro in un suo spettacolo al Museo della Magia di Cherasco –. È una voce, un carattere, un piccolo corpo teatrale che vive appena entra in scena. Nei bambini accade qualcosa di speciale: si proiettano nel personaggio, litigano con lui, ridono con lui, lo aiutano, lo rimproverano.
Il burattino diventa un compagno di gioco, ma anche uno specchio emotivo. E forse è proprio per questo che quest’arte antica continua a funzionare: perché parla alla parte più libera e istintiva di noi”.

I burattini in legno di cirmolo
Demetrio Bazzotti è un vero e proprio burattinaio perché suoi burattini li scolpisce da solo, usando il legno di cirmolo: un legno pregiato, profumato, morbido da lavorare e molto amato nella tradizione artigiana alpina delle sculture.
Prima ancora della voce, della battuta e del pubblico, c’è quindi una piccola testa di legno che nasce lentamente dalle sue mani. Demetrio non compra il personaggio: lo immagina, lo scolpisce, lo osserva, gli dà un’altezza, un’espressione, una postura, un temperamento. Poi gli dona la cosa più misteriosa: la voce.

L’illusionismo vocale dei personaggi
E in Bazzotti la voce è proprio un mondo a parte. Perché Demetrio è anche ventriloquo. “La ventriloquia non è solo “parlare senza muovere le labbra”, come spesso si pensa– ci spiega -. È tecnica, ritmo, controllo, illusionismo vocale. Ogni personaggio deve avere un timbro, una personalità. Alcuni sembrano arrivare da vicino, altri da un angolo nascosto del teatro. È un gioco di voci e altezze, di falsetto e di mimica vocale, di tempi comici e silenzi improvvisi.
Nello stesso tempo appare come un linguaggio molto semplice, quasi infantile. E proprio qui è la sua forza. Il burattino può dire ciò che l’attore in carne e ossa non oserebbe. Può essere sfacciato, ingenuo, dispettoso, tenerissimo. Può parlare a bambini e adulti di argomenti importanti senza appesantirli”.

Il burattinaio: un mestiere che si sta perdendo
“Il teatro dei burattini – continua Demetrio-, nasce come teatro di strada, teatro popolare, teatro povero. Povero nei mezzi, non certo nell’immaginazione. Bastano, pochi personaggi, una piazza, un cortile, una festa di paese. Ma quello del burattinaio purtroppo, è un mestiere che si sta perdendo. Non perché non funzioni più, anzi. Quando arriva davanti al pubblico, funziona eccome.
Il problema è che richiede tempo, pazienza, manualità, studio, strada, voce, legno, errori, repliche. Tutte cose poco compatibili con la velocità del nostro tempo. Eppure proprio per questo è prezioso. Perché mentre tutto corre, il burattino resta lì: piccolo, testardo, vivo. Basta una mano, una voce e un pezzo di legno scolpito bene per aprire un mondo”.

Demetrio Bazzotti, 35 anni di esperienza
Nel percorso di Bazzotti c’è una formazione precisa: dalle esperienze all’Arsenale alla Scuola civica, fino all’incontro con l’Università dei burattini di Sorrivoli, nel Cesenate, luogo simbolico per la tradizione burattinaia. È lì che Demetrio ha imparato anche a scolpire il legno: non solo a “muovere” un personaggio.
35 anni di attività, prima amatoriale e poi professionale che hanno portato Demetrio, i suoi burattini e la sua arte ventriloqua in contesti molto diversi: dagli spettacoli per famiglie agli incontri nelle residenze per anziani. Si muove proprio come i burattinai di un tempo con un furgone in cui c’è tutto il suo mondo: burattini, teatro da montare, luci, effetti scenici, microfoni e un service completo per la parte musicale. Noi lo abbiamo visto montare e smontare pezzo per pezzo tutto il suo teatro e risalire sul suo “carrozzone” moderno da burattinaio : ore di lavoro prima, dopo e anche tanti chilometri da fare.

Demetrio Bazzotti continua a custodire questa tradizione con l’energia di chi sa che il teatro povero, quando è fatto con cuore e mestiere, può diventare ricchissimo. E quando un suo burattino comincia a parlare, succede ancora quella piccola magia antica: il pubblico sa che è legno, sa che è finzione, sa che dietro c’è una mano. Ma per qualche minuto ci crede lo stesso. E sorride. Questa è la cosa più importante.











