Rokudenashiko o Megumi Igarashi: la storia di un’artista e mangaka arrestata per arte oscena

scritta censored in rosso

Anno 2014. Rokudenashiko, un’artista giapponese viene arrestata per atti osceni dopo aver condiviso un file con i suoi sostenitori contenente il calco della sua vagina. Potremmo pensare che sia dovuto. Potremmo pensare che sia di cattivo gusto, ma che la punizione sia eccessiva. Oppure, potremmo pensare di volere dei dettagli in più, per capire il senso di questo gesto un po’ strano. Facciamo un passo indietro.

L’artista e la sua arte 

Rokudenashiko, che in giapponese significa “persona buona a nulla”,è lo  pseudonimo di Megumi Igarashi. Mangaka specializzata in reportage a fumetti che successivamente intraprende anche la carriera artistica un po’ sui generis. Infatti, abbraccia una lotta quasi sociolinguistica e decisamente femminista, in un Giappone dove le sue idee sono considerate un insulto alla pubblica morale e al decoro: con il calco della propria vagina crea opere di ogni genere e forma, tra cui statuette in cui prende un aspetto cartoonesco e dei diorami che rappresentano paesaggi del XIX secolo in cui la sua vagina è il terreno.

Foto della scultura "Battlefield Manko" di Megumi Igarashi
Foto della scultura “Battlefield Manko” di Megumi Igarashi Rokudenashiko

L’artista e il suo pensiero 

Può sembrare una provocazione fine a se stessa, e all’inizio lo è: Rokudenashiko sperimenta e lo fa memore dei tempi in cui, da giovane, si chiedeva se la forma della sua vagina fosse normale, domanda a cui nessuno poteva dare risposta, a causa della società estremamente pudica e riservata del Giappone. Poi, le critiche. E l’artista risponde calcando sempre di più la mano facendo notare quanto ipocrita sia la società giapponese: un festival per festeggiare la fertilità a Kawasaki con tanto di statue enormi di peni, ma la vagina invece fa orrore, suscita scandalo e… arresti per atti osceni.

Ma non si limita a rappresentarla. La nomina, e lo fa con il termine più volgare che esista in giapponese per farlo: manko. La riappropriazione linguistica è uno strumento estremamente potente, che la stessa artista usa fin dalla scelta del suo nome: sono stati i giornalisti, infatti, a definirla “persona buona a nulla”, e anche “presunta artista”, termine che fa suo alla stessa maniera.

L’arresto e il manga “What is obscenity?”

Un uomo, all’uscita da una mostra della nostra artista, la sminuisce dicendo che la sua arte non lascia alcun impatto. Rokudenashiko raccoglie la sfida: decide di prendere il suo stampo e creare un kayak con le forme della sua vagina per navigare in un fiume. Apre un crowdfunding e chiede sostegno ai suoi fan per raggiungere la cifra necessaria per costruire la vagina-kayak e, quando la raggiunge, condivide il file del suo stampo a chi l’ha sostenuta, così che potessero creare anche loro piccole opere simili alle sue.

Da lì, l’arresto: accusa di diffusione di materiale osceno, processo e galera. Lo spirito dell’artista, però, è talmente votato alla protesta, all’arte e al racconto reale che il suo primo pensiero è proprio quello di non vedere l’ora di raccontare tutta la sua vicenda. E lo fa pubblicando “What is obscenity?” nel 2016, inedito in Italia ma disponibile in inglese. Si tratta di un manga-inchiesta, con disegni e foto vere e qualche didascalia testuale, che raccontano in 178 pagine la sua esperienza reale, dal processo all’arresto e la galera.
L’artista ha continuato per la sua strada, esponendo tra Berlino e Tokyo negli scorsi anni. 

Condividi articolo
Facebook
X