La Palazzina di Caccia di Stupinigi: un sipario sulla storia

Il salone d'onore della Palazzina di caccia di Stupinigi

La Palazzina di Caccia di Stupinigi appare in lontananza e, man mano che avanziamo nel lungo viale alberato, si apre in tutta la sua maestà. Solo quando arriviamo nel grande spiazzo prima della cancellata ci rendiamo conto della sua imponenza: di fronte a noi c’è un edificio la cui architettura è la narrazione stessa della sua storia.

Sorge nel 1729 per volere di Vittorio Amedeo II di Savoia, il quale incarica Filippo Juvarra di progettare una residenza per il tempo libero della Corte. Il risultato va al di là di ogni aspettativa.

Le sue stanze hanno ospitato perfino lo Zar di Russia Paolo I, il re di Napoli Ferdinando I di Borbone, Napoleone e Paolina Bonaparte.

Quello che ancora oggi si percepisce è che si tratta di una vera e propria scenografia, una sorta di palcoscenico pieno di teatralità creato per stupire chi lo guarda.

Il cancello, il primo sipario

Palazzina di Caccia di Stupinigi, vista dal cancello semi aperto
Palazzina di Caccia di Stupinigi, vista dal cancello
(foto a.m.)

Si apre il grande cancello della Palazzina di Caccia di Stupinigi e subito siamo proiettati in un’altra dimensione. Ci troviamo come per incanto in un luogo senza tempo dove il presente storico di ogni epoca, dal 1729 a oggi, diventa attualità.

Alziamo gli occhi e siamo catturati dallo sguardo attento del cervo maschio che sulla sommità del tetto ci scruta. Ad osservare il passaggio verso la palazzina dal 1992 è una copia fedele dell’originale di Francesco Ladatte conservato al riparo dalle intemperie, all’interno dell’edificio.

Il grande cervo che sovrasta la Palazzina di Caccia di Stupinigi
Il grande cervo che sovrasta la Palazzina di Caccia di Stupinigi
(foto a.m.)

Il Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi è un palcoscenico nel palcoscenico

La geometria della costruzione è perfetta.

Il corpo centrale, il cuore della palazzina, è imponente, accoglie il salone d’onore, un immenso ambiente ovale con un soffitto a volta affrescato.

Il grande lampadario el Salone d'Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi (foto @Gianluca Garbolino)
Il grande lampadario del Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi
(foto @Gianluca Garbolino)

Dalle grandi finestre si scorge un giardino alla francese ordinatissimo, geometrico e curato in ogni dettaglio. L’occhio si perde  fino al limitare dei boschi tagliati da sentieri a forma di stella, le famose rotte di caccia.

Con il sole cocente di questi giorni, fatichiamo a immaginare la magia che la nebbia crea nelle mattine d’autunno giocando a nascondino con gli alberi e gli animali della foresta, ma è senz’altro uno spettacolo meraviglioso.

I muri, i quadri, le grandi specchiere e gli stucchi di questo enorme salone ci raccontano storie e se ascoltiamo bene possiamo perfino percepire i fruscii dei velluti e dei damaschi degli invitati al matrimonio tra Maria Teresa di Savoia e il conte Carlo Filippo d’Artois nel 1773. Siamo in grado di spiare il carnet di ballo delle dame nelle feste da ballo di Maria Cristina di Borbone-Napoli, moglie di Carlo Felice. Possiamo vedere la tristezza negli occhi di Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena, la prima e legittima moglie di Vittorio Emanuele II (il futuro Re d’Italia), che sopporta i continui tradimenti del marito. Riusciamo perfino a vedere il capovolgimento dell’etichetta di corte da parte di Rosa Vercellana, la Bela Rosin, che, sotto il naso della stessa Maria Adelaide, non si curava affatto di essere “solo” la favorita del Re.

Vittorio Emanuele e Rosa Vercellana (la Bela Rosin) (foto p.d. via Wikimedia Commons)
Vittorio Emanuele e Rosa Vercellana (la Bela Rosin)
(foto p.d. via Wikimedia Commons)

Margherita: la cultura oltre la scena pubblica

Gli echi di una corte in cerca di divertimenti e sfarzo tra le boiserie e le console della Palazzina di Caccia di Stupinigi si stemperano quando tra i corridoi immaginiamo l’incedere di una sovrana che ha saputo abbracciare e promuovere la cultura eterogenea di un’Italia neonata. Margherita di Savoia, la prima regina d’Italia di cui quest’anno ricorre il centenario della morte, visse Stupinigi come un ritiro dove coltivare la sua passione per le arti.

Margherita di Savoia, Regina d'Italia
Margherita di Savoia, Regina d’Italia
(foto p.d. via Wikimedia Commons)

Grazie alla sua lungimiranza, nel 1880 decide di sostenere gli studi di un giovane musicista tanto dotato quanto squattrinato, Giacomo Puccini. Questa intuizione oggi la si può in parte assaporare qui a Stupinigi nella mostra allestita nella galleria di Levante. Fino al 25 ottobre 2026, i corridoi della Palazzina ospitano la mostra Giacomo Puccini: musica, cinema e storia. I costumi originali disegnati da Georges Annenkov per il film del 1953 con Gabriele Ferzetti sono esposti accanto a vecchie cineprese e cimeli storici. L’armonia con gli stucchi settecenteschi di Juvarra è perfettamente azzeccata.

 

Nella Palazzina di Caccia di Stupinigi non si cammina solo con il naso all’insù

Nei musei entriamo spesso con il naso all’insù. E facciamo bene! Soffitti dipinti, modanature raffinate, quadri importanti alle pareti e arredi preziosi catturano per primi la nostra attenzione e ne siamo subito affascinati.

Uno dei corridoi dell'ala principale della Palazzina di Caccia di Stupinigi
Uno dei corridoi dell’ala principale della Palazzina di Caccia di Stupinigi
(foto @Gianluca Garbolino)

È solo dopo l’impatto iniziale che iniziamo a cercare qualche cosa di più e scendiamo con lo sguardo.

Alla Palazzina di Caccia di Stupinigi i nostri occhi sono costretti a fermarsi sui lambriggi. In ogni zona cambiano l’aspetto delle stanze: dai decori esotici a cineseria dell’Appartamento del Duca di Chiablese a quelli a grottesca nell’Appartamento della Regina. È nell’Anticamera del Re che le pitture arcadiche e le scene architettoniche o di paesaggi piemontesi si inseguono ad altezza uomo e sugli scuri delle finestre. Sono il lavoro di uno dei Cignaroli, molto probabilmente di Scipione, padre del più celebre Vittorio Amedeo. Questa famiglia è, nel Settecento, una vera e propria dinastia di paesaggisti e pittori di boscarecce al servizio dei Savoia.

Una cassa acustica regale oltre che prezioso scrigno della storia

Oggi la Palazzina di Caccia di Stupinigi accoglie il visitatore e lo accompagna in un itinerario prezioso. Accoglie mostre e iniziative che fanno vibrare i passi e le emozioni di chi partecipa.

Il cuore dell’edificio risuona spesso di musiche e di armonie. Alza il sipario e ospita concerti ed eventi all’interno del Salone d’Onore, sotto il grande lampadario in cristallo. Un’acustica perfetta pensata da Juvarra tre secoli fa e che oggi cattura voci e melodie, fa vibrare gli stucchi e ci dice che la Palazzina non è solo uno scrigno del passato.

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