Un abito, una ragazza, una città. Anna Samueli inizia da qui a raccontare il labirinto di seta che dà il titolo al suo romanzo.
La giovane Luz, muta per scelta e con una misteriosa scatola in dote, arriva a Venezia con una lettera di raccomandazione, e bussa alla porta di Palazzo Orfei, che si rivela presto un palazzo molto speciale e dall’aura magica. Dietro quella porta impara a conoscere le operaie, i tessuti, i colori, e soprattutto i padroni: il celebre stilista spagnolo Mariano Fortuny e la sua compagna francese Henriette.
Ispirandosi alla vera vita dell’artista, storico creatore di abiti immortali tra cui il pregiato modello Delphos, Samueli dipinge un quadro tutto suo, a cui aggiunge un corollario di personaggi fittizi ma non meno interessanti.
La libertà romanzesca aggiunge sottotrame e intrecci di fantasia, ma sempre a partire dalle zone d’ombra della biografia di Mariano, che lasciano spazio all’immaginazione e agli intrighi. Prendono vita così la madre Cecilia, il padre pittore Marià, e accanto a loro tanti personaggi storici dell’epoca.
Tra le pagine del libro si dispiega una Venezia di inizio Novecento, fatta di abiti e calli e colorata da espressioni dialettali. A un telaio narrativo in cui a poco a poco tutte le matasse si intrecciano per formare un disegno più ampio, fa da sfondo la Venezia affacciata sull’acqua, che nasconde e custodisce tra i vicoli i segreti di tutti i personaggi. Perché ognuno ha il suo, da scoprire e da mantenere, in un vero e proprio labirinto di storie che si annodano, si slacciano e scivolano addosso come l’abito perfetto.

Il labirinto di seta dell’intreccio
Ma il filo di Arianna ci conduce anche a Parigi, Roma, Granada, tra salotti, balli e feste in maschera in compagnia di artisti e letterati. D’Annunzio, Luisa Casati e Proust solo alcuni di quelli citati. La Storia entra nel romanzo senza irruzioni violente, ma come fondale scenografico che non sovrasta mai la narrazione. Il lavoro di ricca documentazione storica e descrizione dei luoghi si traduce in una scrittura sensoriale, con una forte componente di sensualità.
Lo stile di Samueli fa venire voglia di indugiare negli spazi, di perdersi tra le stanze, di soffermarsi ad ammirare i panorami e annusare gli odori. Trama e ambientazione si fondono e conferiscono un ritmo narrativo che da lento si fa più rapido, con capitoli brevi e salti spazio-temporali che tengono insieme i fili di una storia fitta.
Intricate come le stanze di Palazzo Orfei, storica sede del laboratorio sartoriale e tuttora visitabile come casa-museo, le vicende dei personaggi del romanzo tessono una trama multiforme e polifonica. Cosa lega il genio di Mariano Fortuny alla giovane Luz? Qual è il segreto dell’abito perfetto? Quale passato travagliato si nasconde dietro gli occhi di Henriette?
Tante le domande a cui il lettore vuole trovare risposta e che lo spingono a immergersi sempre di più in una storia che è tante storie insieme, tra le cui pieghe si celano enigmi, passioni e, soprattutto, abiti unici.











