Intervista a Davide Dileo, Boosta, dietro le quinte di Narrazioni Parallele
Narrazioni Parallele è un percorso che ha fatto incontrare e dialogare Intelligenze Naturali e Intelligenza Artificiale innovando il mondo della musica e della fruizione culturale. Un percorso durato tre anni, un cantiere culturale ideato dall’associazione culturale LUCAS che ha messo in dialogo l’elettronica contemporanea con la polifonia secolare dell’Accademia Corale Stefano Tempia e l’associazione Cultura e Salute. Un progetto in partnership con Filarmonica TRT, Biblioteche Civiche Torinesi e Politecnico di Torino.
Rivolto a un pubblico intergenerazionale, affianca concerti-workshop partecipativi nelle biblioteche a incontri tra musica colta, elettronica e nuove tecnologie, con call e concerti dedicati a compositori e compositrici under 35. L’intelligenza artificiale collega i due percorsi.

per gentile concessione di NP
Boosta e l’arte che non conosce steccati di genere.
È in questo spazio di confine, tra l’eredità storica dell’Accademia Corale Stefano Tempia, le partiture inedite della Call for Composers e le trame elettroniche dei suoi sintetizzatori, che prende forma la nostra intervista a Davide Boosta Dileo.
A ridosso delle prove generali dell’ultimo appuntamento di Narrazioni Parallele al Teatro Juvarra di Torino, Davide Dileo fa il bilancio di un percorso condiviso, riflettendo sul dialogo tra note e pagina scritta e sull’urgenza universale del narrare.
Con i Subsonica avete tessuto la cronaca sonora di Torino, portandola ovunque, e sul palco mantieni da sempre una presenza catalizzatrice. Boosta, quando sei in scena, il tuo intento intimo è narrare una storia a chi ascolta o piuttosto offrire uno spazio espressivo universale?

immagine via Wikimedia Commons
Non ho l’ambizione di salire sul palco per raccontare storie mie o per pretendere ascolto. La musica è uno strumento che agisce su ciascuno in modo irripetibile: la usiamo per dare forma alla gioia, alla tristezza o a qualsiasi cosa di cui sentiamo il bisogno. Sul palco amo mettere a disposizione ciò che amo, trasformandomi in uno strumento al servizio della coscienza, del cuore e dei pensieri delle persone. Chi siede in platea ha un proprio percorso da compiere; il mio ruolo è semplicemente quello di accompagnare quel viaggio.
Il percorso di Narrazioni Parallele si chiude stasera dopo un cammino lungo tre anni, fatto di commistioni e incontri. Qual è la consapevolezza più forte che ti lascia questo dialogo tra la polifonia classica e la tua ricerca sonora?
É la conferma che esiste ancora tantissima musica straordinaria e che resta uno strumento indispensabile all’essere umano. Spesso tendiamo a erigere steccati tra i generi perché catalogare semplifica il lavoro della mente, ma nella musica non ha senso essere integralisti. Classica, elettronica o pop sono solo colori diversi sulla medesima tavolozza. Questi tre anni di lavoro condiviso e di contaminazione non sono stati una forzatura, ma un atto naturale: è così che la musica deve funzionare.
Tra i tasselli del progetto c’è stata la Call for Composers, pensata per dare voce e spazio a nuove penne musicali. Boosta, quanto conta oggi aprire un’istituzione storica e un palco vero alla creatività emergente?
Poter disporre di un palcoscenico e avere l’opportunità reale di esprimersi è fondamentale, a maggior ragione quando si ha qualcosa di autentico da comunicare. I giovani compositori coinvolti lo hanno dimostrato chiaramente sul campo: mettere a loro disposizione uno spazio vivo significa dare un futuro al mestiere.

Foto ©Norman Sgrò per Narrazioni Parallele
Boosta, musicista e al contempo scrittore di romanzi e racconti: come si integrano nella tua creatività la pagina scritta e la partitura?
Sono parti del tutto complementari che rispondono alla medesima matrice: l’urgenza di raccontare. Questa urgenza talvolta trova il proprio canale naturale nelle canzoni, altre volte nei suoni d’ambiente, nei brani strumentali o nella letteratura, che si tratti di forma breve o di un romanzo. L’essenziale è preservare la curiosità: finché esiste un impulso narrativo forte, qualsiasi mezzo si scelga per esprimerlo assume un senso compiuto.
Nel tuo quotidiano riesci a tracciare un confine tra la dimensione privata e i tuoi progetti artistici, o convergono in un’unica identità?
Ho la fortuna di amare profondamente la mia vita. Tutto ciò che faccio è permeato di passione e mi restituisce soddisfazione proprio perché posso declinarlo in modi sempre differenti. Ho l’opportunità di incontrare tante persone e di condividere affetti sinceri: considero un autentico privilegio poter condurre un’esistenza simile, e mi auguro duri il più a lungo possibile.











