Il prossimo 23 aprile, Rabat assumerà ufficialmente il titolo di Capitale Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore e il mondo che legge si prepara a invadere quella che già da ora viene chiamata Rabat 2026. Il Marocco è già tutto un fervore e la sua capitale vive al ritmo dei preparativi per il grande giorno in cui sarà incoronata “Signora del Libro”.
Rabat 2026
Se siete tra coloro che hanno già il volo prenotato per il prossimo 23 aprile – giorno in cui Rio de Janeiro passerà a Rabat lo scettro di Capitale Mondiale – sicuramente non vi serviranno indicazioni per alberghi, ristoranti e itinerari guidati. Queste informazioni non fanno per voi, voi siete in cerca di qualcosa che non ha nulla a che vedere con questo. Voi, però, siete turisti speciali. E cercate informazioni speciali.

Kitāb, il libro
Tenendo conto che il francese è la seconda lingua più parlata in Marocco, e che l’inglese è ormai diffuso in questo Paese come in tutto il mondo, è abbastanza difficile che uno straniero senta la necessità di conoscere l’arabo o il berbero/tamazight, la seconda lingua nazionale.
Per chi è interessato agli eventi celebrativi della Capitale del Libro, tuttavia, può essere motivo d’orgoglio imparare come si dice “libro” nelle varie lingue di Rabat 2026. In questa città che vive da sempre all’incrocio di mondi, l’idea di libro è semplice e doppia. Un libro è un insieme di frasi scritte su un supporto.
In arabo kataba significa scrivere e kitāb è il libro. In lingua berbera/tamazight, libro è adris, scrivere arud. Il francese livre nasce dal latino liber che originariamente indicava la sottile pellicola ricavata da una corteccia, su cui si scriveva prima della carta. Stessa origine per book, dall’inglese antico beech, faggio.

La biblioteca
La biblioteca? Le biblioteche, piuttosto! La più originale e indimenticabile è sicuramente quella di Aziz Mohammed, di cui abbiamo già parlato. Uno scrigno di tesori da cui eruttano libri come gioielli.
All’estremo opposto, a testimonianza dell’impegno con cui il Marocco sia impegnato in una radicale modernizzazione nei settori dell’insegnamento, della ricerca e della produzione culturale, non può mancare una visita alla Biblioteca dell’Istituto Marocchino dell’Informazione Scientifica e Tecnica/IMIST.
Inaugurata il 24 gennaio 2011, accoglie studenti, docenti e ricercatori. Questo luogo fornisce risorse documentarie multidisciplinari, strumenti online e servizi di consultazione, ricerca, studio, formazione e fornitura di documenti. La Biblioteca IMIST è composta da cinque grandi biblioteche tematiche.
La più frequentata da docenti e studenti/ricercatori è la Biblioteca Tematica SEN, dedicata al settore delle Scienze Esatte e Naturali.
Attualmente questa biblioteca contiene oltre 5300 monografie.

La Biblioteca Nazionale o Biblioteca del Re
Il nome della via in cui sorge questa biblioteca è di per sé una lezione di storia. Ibn Khaldūn, nato in Tunisia nel 1332, morto in Egitto (1406) e vissuto in Marocco, fu uno dei più grandi storici mai esistiti. Teorizzò, circa tre secoli prima del nostro Giambattista Vico, la struttura ciclica della storia.
Su di lui ritorneremo, nei nostri vagabondaggi marocchini. Per ora entriamo in questa storica e modernissima biblioteca che ha la particolarità di essere stata fondata due volte. La prima volta fu nel 1924, durante il periodo del Protettorato francese.
L’edificio che ospita la biblioteca attuale, ispirato allo stile tradizionale dell’architettura marocchina, fu inaugurato il 15 ottobre 2008, data della rifondazione.

La biblioteca più antica del mondo
Questa è una visita che non può mancare nell’anno dedicato al Libro. Siamo a Fez e stiamo per entrare nella biblioteca più antica del mondo. È ospitata all’interno di una madrasa/ scuola religiosa islamica di livello universitario, fondata nell’ 859 dalle sorelle Fatima e Mariam al-Fihri, grazie a una eredità del padre.
È la madrasa di Qarawiyyin e qui si tratta di scegliere. Vi interessa una descrizione della scuola, oggi università o del contenuto della biblioteca? Optiamo per il contenuto, dai!

Pensate che la biblioteca contiene 21.250 libri, 680 riviste, 421 testi stampati con la tecnica della stampa a pietra, e seimila manoscritti inseriti in 2043 dossier archiviati.
Si racconta che nell ’anno 1613 si contavano 32mila documenti manoscritti. Fra questi ci sono quelli originali scritti dagli stessi autori antichi.
Come il libro gioiello, Discorso sulla storia universale, scritto su una pelle di gazzella, dal grande storico e sociologo Ibn Khaldūn – vedi sopra – il quale lo ha donato alla Biblioteca con una sua dedica autografa.

Chiudiamo questa prima carrellata sulla storia del libro in Marocco, ricordando che i libri antichi di maggior valore venivano rilegati in marocchino. Una pelle di capra o di montone conciata con un trattamento speciale che la rendeva morbida, lucida e particolarmente resistente.











