Il tempo di Stefano, di Antonella Manduca. Intervista tra storia, musica e memoria

coro attuale dell'Accademia di Stefano Tempia da cui è tratto il libro Il tempo di Stefano

Nel suo nuovo romanzo Il tempo di Stefano, Golem Edizioni, Antonella Manduca ci conduce in una Torino sospesa tra passato e presente, dove la voce di un Maestro contemporaneo si intreccia con quella di Stefano Tempia, fondatore della Società Accademica Corale. È una storia che vibra di armonie dimenticate, ambizioni ardite e personaggi che sembrano cantare tra le pagine.

Il tempo di Stefano è  un romanzo storico, ma è anche, allo stesso tempo, una sinfonia di voci, un omaggio alla coralità, un viaggio nella dedizione che sfida il tempo. Antonella Manduca ci invita a leggere, ascoltare, e forse anche cantare, per riscoprire ciò che la storia ha lasciato in sospeso. L’abbiamo incontrata e intervistata per esplorare il cuore di questo libro e anche della sua scrittura.

foto repertorio Stefano Tempia
Stefano Tempia foto dal sito Accademia Stefano Tempia per gentile concessione

Antonella, Il Tempo di Stefano è un romanzo completamente diverso dal genere giallo a cui ci hai abituati, perché questa scelta?

“I due generi non sono così distanti come si potrebbe pensare. Il tempo di Stefano è ancora una volta un romanzo di mistero. Stavolta è la suspense del tempo ad accompagnare la storia. Non si indaga su crimini. I personaggi indagano sull’eredità di un sogno che ha attraversato i secoli. Il Maestro di oggi cerca il filo invisibile che lo lega a un altro Maestro vissuto 150 anni prima.

La storia di Stefano Tempia ha incominciato a ossessionarmi e durante i due anni di ricerche si è trasformata in una fiction storica”.

Nel romanzo, ogni capitolo è scandito da un’indicazione musicale come se la narrazione stessa fosse una partitura.  In che modo la tua formazione musicale ha influenzato la struttura del libro? Hai mai pensato alla scrittura come a un atto musicale?

“Tutti i capitoli della linea temporale ottocentesca sono preceduti da un’indicazione musicale sul ritmo legato a ciò che si leggerà: Andante moderato; Robusto e deciso; Vivace con moto… Volevo raccontare Stefano Tempia attraverso la partitura della sua vita.

Canto nell’Accademia Stefano Tempia da quando sono tornata dalla Francia alla fine del 2019. Lì cantavo nel Choeur Region Sud che, tra l’altro, l’11 di ottobre scorso, è stato ospite della nostra stagione al Conservatorio di Torino con il concerto Rencontres.

La musica e il canto sono protagonisti essenziali del mio romanzo e della mia vita”.

il libro Il tempo di Stefano appoggiato su un tavolo

Il tempo di Stefano è un romanzo che restituisce voce a un genio dimenticato.  Quale elemento ti ha emozionato di più nello scrivere: la musica, la riscoperta della memoria o la dedizione al Maestro?

“Non esiste un elemento senza gli altri due. Quando ho iniziato a scrivere di Stefano Tempia sono andata alla ricerca degli elementi che non c’erano. Come personaggio pubblico, musicista e critico musicale si conosce tanto, ma della sua vita privata molto poco. Ho cercato di scoprirlo attraverso i personaggi che ha incontrato, di quelli che probabilmente hanno incrociato il suo cammino e ne ho immaginati altri.

L’emozione è tanta e, per usare un termine musicale, è andata in crescendo.

Ho visto gli spartiti manoscritti nella Biblioteca del Conservatorio di Torino. Ho ascoltato la sua musica nel concerto “Il Violino Magico”, nella stagione della Stefano Tempia. Sto studiando insieme al coro le sue opere che canteremo nel concerto “All’ill.mo sig. Tempia” il prossimo quattro dicembre e che celebrerà i 150 anni della fondazione”.

Accademia-corale-Stefano-Tempia-foto-di-repertorio.
Accademia-corale-Stefano-Tempia-foto-di-repertorio. per gentile concessione

Hai vissuto tra Francia e Italia, tra arte e canto corale.  Quanto della tua biografia ha contaminato la narrazione?

“Nel romanzo ho fatto tesoro della mia esperienza per guardare attraverso gli occhi di Stefano Tempia palazzi, dimore e oggetti che ora fanno parte del passato, vivere situazioni e ascoltare le musiche nei teatri diretti da lui. Senza il mio vissuto non avrei mai potuto raccontare di Stefano Tempia e della sua Accademia di canto corale, non sicuramente nello stesso modo”.

Stefano Tempia emerge come un uomo visionario ma anche fragile, quanto hai lasciato che fosse la voce di Tempia a guidarti?

“Malgrado non si sappia molto della vita privata di Stefano Tempia è nel suo percorso professionale che si capisce quanto fosse importante per lui riscoprire il canto corale nella sua purezza affinché risultasse nello stesso tempo accessibile a tutti. Il fatto che abbia dedicato la sua esistenza alla musica la dice lunga. La sua fragilità è legata alla solitudine di un artista che mette al primo posto il lavoro e il sogno. Mi piace pensare che sia stata la sua voce a guidarmi nel raccontarlo”.

Antonella Manduca autrice del libro il tempo di Stefano in piedi con in mano il libro
Antonella Manduca, foto per gentile concessione autrice

Parliamo del personaggio dell’Indovina, figura lirica e misteriosa che attraversa le epoche.  Come è nata e perché?

“Qui entra in gioco il lato mistery. Lascio alla coscienza di chi legge un elemento non spiegabile con la logica. L’indovina è in qualche modo la personificazione del tempo che scorre e che cambia. Appare e scompare ondeggiando il suo scialle e collega i due mondi, quello del Maestro ottocentesco e quello del Maestro attuale”.

La Torino del romanzo è sonora, stratificata, quasi magica.  Possiamo dire che Torino nel libro è quasi come un personaggio, quali luoghi ti hanno ispirata di più nella scrittura?

“Le due epoche sono lontane centocinquant’anni ma nel mio romanzo si sfiorano nelle stesse vie, nelle stesse piazze, negli stessi palazzi e anche negli stessi caffè. Alcuni luoghi all’epoca erano nuovi, come la Galleria Subalpina con il Caffè Baratti e Milano, altri avevano già una storia come Palazzo Madama o il Circolo degli Artisti, ora Circolo dei Lettori, in Via Bogino”.

Nel cortile delle Rosine, le educande ascoltano il Maestro come fosse un’apparizione.  Quanta importanza ha il femminile nella tua narrazione?

“Il Tempo di Stefano si svolge in un’epoca in cui le donne hanno ruoli pubblici di secondo piano. Stefano Tempia è però tutore della Regina Margherita, insegnante di musica all’istituto della Divina Provvidenza e delle Aspiranti Maestre e diventa direttore artistico di un coro composto per la metà di donne. Non dimentichiamo che nella sua vita ha avuto a che fare con attrici e cantanti. Gli ho affiancato alcuni personaggi femminili di fantasia che in qualche modo diventano lo specchio della sua coscienza.

Nel tempo attuale, nel romanzo e nella realtà, le donne sono in prima fila. Qui si capovolgono le consuetudini e diventano presidenti dell’Accademia Corale. A Stefano Tempia sarebbe piaciuto”.

Il libro Il Tempo di Stefano, Golem Edizioni, è acquistabile cliccando qui

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