Non c’è che dire. Come ogni anno, da molti anni a questa parte, l’inizio di Dicembre si presenta piuttosto affollato. Tra ricordi e rinascite, aspettative e rimpianti, impegni e vacanze. Bilanci da trarre e bilanci da predisporre. E acquisti, acquisti, acquisti: lo prescrive anche la saggezza popolare. Non si comincia nulla senza qualcosa di nuovo addosso: un anno, un matrimonio, una nascita, un divorzio.
Il tempo sospeso delle feste raccoglie la vita dell’anno, la riordina, la rimette in sella come nuova. Dicembre, tra ciò che è stato e ciò che sarà.

Dicembre, tra ciò che è stato e ciò che sarà
Viviamo intervalli di ricordi e rinascite, tra rimpianti e speranze.
Chissà se i bambini e le bambine scrivono ancora la Letterina di Natale, piena di lustrini e buoni propositi! C’è ancora qualche persona che ricama porta-fazzoletti per la vecchia zia? È ancora affollata di passi furtivi, la notte tra il 24 e il 25 Dicembre? E di sguardi che vanno a sbirciare sotto l’Albero?
Si andava dalla sarta due volte all’anno, a Natale e a Pasqua, nascita e rinascita, il tempo della vita scandito dalle maggiori ricorrenze religiose. Oppure il contrario.
Lo storico Calendario di Frate Indovino non ricorda più i doveri del contadino. Al passo con i tempi, esorta gli agricoltori a essere sereni e fraterni. È tempo di vivere in pace, a Roma si va con la famiglia e non con i trattori.
Dicembre tempo di cambiamento, grazie alle svendite ci si rifà il guardaroba o l’arredamento. Nessuna ironia, può essere una gioia anche questa. In fondo si tratta solo di dimenticare la sarta e lasciarci coinvolgere dalla Settimana Bianca. O forse adesso si chiama Black Friday? No, quello si celebra in novembre. Non cambia molto.

Ricordi e racconti
Si va ancora in soffitta, a inizio Dicembre? A rovistare tra le scatole in cerca di pastori e Re Magi, palle colorate e nastri d’argento? Beati quando si trova un cofanetto zeppo di fotografie. Allora è tutto uno sbellicarsi dalle risate: il babbo con i calzoni corti, il nonno con i baffoni, le zie con gli innamorati.
È ancora così impegnativo il mese di Dicembre? Trascorrere almeno un pomeriggio con i parenti più anziani e soli. Andare con la mamma a visitare i poveri del quartiere, portando doni e sentendosi buoni. Aiutare la nonna a preparare schiere di tortellini e crocchette.
Cercare di evitare la messa di mezzanotte con qualche scusa. Che devi preparare il lungo tavolo del giorno dopo, ad esempio: trenta tovaglioli, trenta cucchiai eccetera…Non sempre funzionava.
Infilarsi tutti insieme nello stesso lettone. Monete d’oro finto nelle tasche dei pigiami, rubate ai rami dell’albero. Frutta di marzapane: trafugata dalla credenza, mezza schiacciata, deliziosa come tutti i furti.
E poi sentirsi adulti all’improvviso, il penultimo passaggio. Babbo Natale non esiste. Vengo al pranzo ma poi scappo in montagna con gli amici. Non voglio regali, datemi soldi piuttosto, perché sono al verde.

Il tempo del passaggio.
In dicembre si celebra la nascita dell’uomo/Dio che ha cambiato il mondo. Perché proprio ora? Attenzione, questa è storia imperiale.
Gaio Ottaviano riceve dal Senato il titolo di Augusto il 16 gennaio del 27 a.C. Dal quel momento comincia a costruire l’Impero romano, lentamente, con cura. Ha ambizioni millenarie, non può permettersi movimenti rapidi. Sul fronte religioso si muove a tappe successive. Evita rotture e rispetta la continuità di tutti i culti presenti a Roma. La fortuna del nuovo Impero si basa anche sul glorioso passato di Roma, ma non solo su quello.
Un Impero solido e duraturo nel tempo, senza limiti come lo sogna Ottaviano, non può venerare una moltitudine di Dei: uno era l’Imperatore, uno doveva essere il dio. Immaginiamo che cominciasse a guardarsi intorno.

Nell’ambito della religione monoteista persiana, lo zoroastrismo, si sviluppa il culto del dio Mitra, che arriva a Roma più o meno nel periodo coincidente con quello indicato per la nascita di Cristo.
Nella Palestina di Erode Antipa, controllata da Roma, cova ogni sorta di scontento. Ma anche qualche sprazzo d’illusione, alimentata da infiltrati e profeti. Augusto decide di sfruttare la capacità innata nei Persiani di osservare tutto senza parere.
Alloggiavano da qualche tempo alla sua corte quattro fratelli, figli della romana Musa e di Fraarte IV, re dei Parti. Ospiti? Ostaggi? Uno comunque rientra alla morte del padre e diventa Fraarte V. Gli altri sono spediti in Palestina.
Trascorrono secoli prima che si compia il progetto di Gaio Ottaviano Augusto, esattamente trecento e ottanta. Quando però l’Impero che lui aveva creato comincia a vacillare, il Seggio non rimane vuoto. Roma continua a essere la capitale del mondo.
Potrebbe essere una fiaba, potrebbe essere la Storia. La stessa che oggi vede a Roma, sul trono di San Pietro, un Pontefice americano.











