In Emilia, tra le vie di Nonantola (Modena) si è scritta una delle pagine più luminose della storia italiana durante l’oscurità della Shoah. Una storia vera, poco conosciuta ma profondamente toccante: quella dei ragazzi di Villa Emma, profughi ebrei salvati grazie al coraggio di una comunità intera.

I ragazzi di Villa Emma: L’inizio del viaggio, dalla Germania all’Italia
Tra il luglio del 1942 e l’aprile 1943, un gruppo di 74 giovani ebrei, per lo più orfani o separati dalle famiglie, arriva a Nonantola dopo un lungo viaggio attraverso l’Europa. Provengono da Germania, Austria e Jugoslavia, in fuga dalle persecuzioni naziste. Ad accoglierli Villa Emma: una residenza di campagna messa a disposizione da un’organizzazione ebraica sionista, la DELASEM (Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei).

Una comunità che sceglie il coraggio
Villa Emma in quel tempo è un edificio abbandonato. Dentro non c’è assolutamente nulla. A Nonantola, però, i ragazzi trovano una comunità solidale, fatta di contadini, artigiani, suore e sacerdoti che, pur consapevoli dei rischi, decidono di proteggerli. Tra tutti spicca Don Beccari che, con l’aiuto dell’amico e medico antifascista Giuseppe Moreali e di don Ennio Tardini, si prende cura delle loro necessità. Ed ecco che arrivano le brandine prelevate dai locali del seminario, i libri per la scuola e tutti gli altri generi di prima necessità. I ragazzi di Villa Emma vivono serenamente. Si prendono cura della casa, si dedicano ai lavori agricoli, alla falegnameria, al cucito e seguono le lezioni.
Quando, nel settembre 1943, l’Italia firma l’armistizio e i nazisti iniziano a occupare il Nord, la situazione precipita. I ragazzi rischiano la deportazione. Ma Nonantola non li abbandona.

Ricorda don Beccari:
«La situazione era molto pericolosa. I ragazzi non potevano restare alla villa. Pensammo di accoglierne una parte, circa 30, in seminario. Il rettore, mons. Ottaviano Pelati, ed io chiamammo i seminaristi maggiorenni e chiedemmo se erano d’accordo ad ospitare i ragazzi della villa su all’ultimo piano, che era vuoto. Parlammo anche del rischio che si correva, ma loro non esitarono e ci dissero di sì. Allo stesso modo risposero anche le famiglie di Nonantola presso cui si rifugiarono altri ragazzi e ragazze. Alcuni furono accolti anche nell’asilo delle suore. Rimasero nascosti una decina di giorni, vestiti da seminaristi.»
La fuga verso la libertà
Quindi in una sola notte d’autunno, con l’aiuto di decine di cittadini, tutti i ragazzi sono nascosti in case, fienili e conventi. Si preparano documenti falsi indispensabili per varcare il confine e raggiungere la Svizzera. Con l’aiuto della DELASEM, la fuga prende forma in piccoli gruppi, tra il 6 e il 17 ottobre 1943.
È notte quando attraversano il fiume Tresa, l’acqua gelida che segna la linea della speranza, accompagnati clandestinamente attraverso l’Appennino. Un’impresa straordinaria, resa possibile da una rete spontanea di resistenza civile. Nessuno dei salvatori ha mai chiesto nulla in cambio.
Tutti tranne due
Tutti ce la fanno, tranne due. Salomon Papo e Goffredo Pacifici. Salomon quando arriva a Nonantola è malato di tubercolosi. Viene ricoverato nel sanatorio di Gaiato di Pavullo: non può quindi seguire gli altri in Svizzera. Arrestato nel marzo 1944, il suo nome compare nella lista di deportati da Fossoli ad Auschwitz con il convoglio del 5 aprile 1944.
Goffredo, funzionario della Delasem, segue il gruppo nella fuga verso la Svizzera. Sulla frontiera decide però di fermarsi, per aiutare altri ebrei a passare dall’altra parte. Verrà arrestato con suo fratello da militi fascisti e anche lui deportato ad Auschwitz.

Una memoria da custodire
Oggi, a Villa Emma, usata perlopiù per eventi e matrimoni, una targa e un centro di documentazione ricordano questa storia. Don Beccari e Moreali sono stati riconosciuti come Giusti tra le Nazioni da Yad Vashem. Ma la vicenda dei bambini di Nonantola resta ancora poco conosciuta al grande pubblico.
Raccontarla è onorare il coraggio silenzioso di chi, in tempi bui, ha scelto la luce dell’umanità.
Principali Libri sui ragazzi di Villa Emma:
“I ragazzi di Villa Emma” di Annalisa Strada (Edizioni Mondadori). Un racconto focalizzato sul gruppo di giovani ebrei in fuga dall’Europa orientale che trovarono rifugio a Nonantola, disponibile anche in edizione ad alta leggibilità.
“I ragazzi di Villa Emma” di Giuseppe Pederiali (Sanoma/LeggendoLeggendo). Romanzo che narra la storia vera della solidarietà della gente di Nonantola, intrecciando ricordi storici con la narrazione.
“Villa Emma. Ragazzi ebrei in fuga 1940-1945” di Klaus Voigt (Amazon.it).Opera saggistica che approfondisce la storia documentata dei ragazzi, la loro fuga e il contesto storico.











