Per oltre vent’anni Banksy è stato il fantasma più famoso del mondo dell’arte: un’ombra con la bomboletta, un mito che si muoveva tra Bristol, Betlemme, New Orleans, Venezia e Kyiv lasciando dietro di sé murales diventati icone globali. Poi, come in ogni buon romanzo d’avventura, arriva il colpo di scena: un’inchiesta internazionale, un viaggio tra archivi, testimonianze e macerie di guerra, e finalmente un nome.
Secondo una vasta indagine di Reuters, l’artista dietro lo pseudonimo Banksy sarebbe Robin Gunningham, nato a Bristol nel 1973, che avrebbe poi cambiato legalmente nome in David Jones. Una rivelazione che arriva dopo anni di sospetti, ipotesi, smentite e leggende metropolitane

Come si arriva a un fantasma: l’inchiesta che ha chiuso il cerchio sull’ identità di Banksy.
La svolta nasce da un murale apparso nel 2022 a Horenka, in Ucraina: un uomo barbuto che si lava la schiena in una vasca da bagno, dipinto tra le rovine di un edificio bombardato.
I giornalisti di Reuters hanno ricostruito movimenti, testimonianze e documenti societari, mostrando agli abitanti del villaggio foto di vari sospetti. Nel documento pubblicato, intitolato In Search of Banksy, i giornalisti Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison hanno descritto l’indagine da loro svolta. Nessuno riconosceva nessuno… finché non è comparsa l’immagine di Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack, da anni sospettato di essere Banksy. Gli occhi dei testimoni “si sono spalancati”.

Una rete che si stringe: l’anello debole il mondo azionario.
Del Naja non sarebbe Banksy, ma un collaboratore stretto: un tassello importante per ricostruire la rete creativa attorno all’artista
Il nome Gunningham, già emerso nel 2008 grazie al Daily Mail, era poi sparito dai registri pubblici britannici. L’ex manager Steve Lazarides ha confermato di aver organizzato un cambio di nome, senza però rivelarlo. Reuters lo ha individuato analizzando documenti societari legati alle attività dell’artista, dove compare un certo David Jones come azionista.
Banksy: il mito che vale milioni
La rivelazione non riguarda solo la biografia di un artista, ma un fenomeno economico. Banksy è uno dei nomi più quotati del mercato dell’arte contemporanea:
– nel 2021 Love is in the Bin è stata venduta per 18,6 milioni di sterline
– le sue opere generano centinaia di milioni di dollari nel mercato secondario
– la sua società, Pest Control OfficeParent/legal guardian for the atist Banksy, fondata dallo stesso artista, è diventata l’organo ufficiale per l’autenticazione e l’attribuzione delle sue opere. Sul sito si legge:
“Siamo l’ufficio che gestisce le pratiche burocratiche per l’artista di graffiti Banksy. Teniamo registri dettagliati di tutte le opere d’arte, rispondiamo alle richieste e intercettiamo le mail di odio. Siamo l’unico punto di contatto per l’artista“.
L’anonimato, paradossalmente, è sempre stato parte del valore: un ingrediente di marketing involontario ma potentissimo. Ora che il velo si solleva, la domanda è inevitabile: cosa succede al mito?Per anni, infatti mistero ha aumentato: il fascino, la domanda, il valore delle opere.
Ora la domanda è: la rivelazione farà crollare il mito o lo renderà ancora più potente? Ma molti esperti ritengono che il brand “Banksy” sia ormai più forte della sua identità anagrafica.

E le responsabilità penali?
Qui il mistero si fa più piccante. Per anni Banksy è stato considerato un “vandalo geniale”: molte sue opere sono nate come graffiti illegali.
Se l’identità fosse confermata ufficialmente, potrebbero teoricamente emergere:
– responsabilità per atti di vandalismo commessi in passato;
– questioni fiscali legate ai proventi delle opere e delle società collegate;
– dispute legali su proprietà e autenticità delle opere.
– il suo avvocato, Mark Stephens, contesta parte delle informazioni e denuncia una violazione della privacy.
Tuttavia, la situazione è più complessa: molti reati sarebbero ormai prescritti. Numerosi comuni hanno trasformato i suoi graffiti in beni culturali, proteggendoli invece di denunciarli. La sua fama lo ha reso una sorta di “tesoro nazionale”, come confermano i sondaggi che lo collocano tra gli artisti più amati dai britannici.
In altre parole: perseguire Banksy oggi sarebbe come multare Ulisse per aver ingannato il ciclope.

La rivelazione dell’identità non distrugge il mito: lo trasforma.
Eppure, qualcosa del mistero Banksy rimane. Gunningham/Jones non ha confermato nulla. La sua rete di collaboratori continua a proteggere la sua privacy. Il pubblico sembra voler sapere… ma non troppo
Come scrive La Voce di New York, la domanda resta aperta: abbiamo davvero bisogno di conoscere l’autore per amare l’opera? Forse no.
Forse Banksy è sempre stato un’idea più che un individuo: un modo di guardare il mondo, una risata contro il potere, un topo con la bomboletta che corre più veloce di chiunque voglia catturarlo.










