La pagina della cultura: dalla terza ai quotidiani online

La pagina della cultura, dov’è? Leggiamo veloci le notizie sul telefono, scrolliamo lo schermo in cerca di qualcosa che colpisca il nostro interesse.

E pensare che il primitivo significato di scroll è riferito a una pergamena, o un papiro. Dunque, lo scrolling è lo srotolare un rotolo a cui sono affidate parole tanto importanti da essere messe per iscritto: leggi, editti, poemi, commedie divine…

Oggi leggiamo un giornale per la contingenza di sapere cosa succede e cerchiamo l’immediatezza, la notizia in tempo reale. Ma se siamo alla ricerca di curiosità culturali, di notizie che stimolino ricerche che possano allargare l’orizzonte della conoscenza e vadano al di là dell’immediato dobbiamo guardare altrove.

Quindi una domanda sorge automatica: la pagina della cultura, dov’è?

Newsboy- Strillone, foto in bianco e nero
Strillone – foto in bianco e nero
National Photo Company Collection, Public domain
Via Wikimedia Commons

L’esigenza di essere letti

Facciamo insieme un salto indietro. A Torino, il 9 febbraio 1867 nasce la Gazzetta Piemontese.

Stampato in quattro pagine esce due volte al giorno, una nel primo pomeriggio e una alla sera, viene venduta a cinque centesimi di lira a copia. La prima e la seconda pagina sono dedicate agli articoli di fondo, alle notizie politiche, alle cronache e ai fatti del giorno.

In terza pagina una parte iniziale è di notizie, il resto è riservato al romanzo d’appendice e varie rubriche, inserzioni pubblicitarie e avvisi.

La quarta pagina è interamente occupata da pubblicità, inserzioni legali e atti giudiziari.

Le notizie di cultura e spettacoli appaiono sporadicamente tra la prima e la seconda pagina, quando ne vale veramente la pena.

La mancanza di una finestra dedicata alla cultura, nella carta stampata viene colmata da pubblicazioni apposite.

Dal 1877 al 1902, per esempio, a Torino esce una volta alla settimana la Gazzetta Piemontese Letteraria. Nelle sue quattro pagine pubblica articoli di cultura, recensioni di libri, saggi di critica letteraria, opere d’arte, poesie e rubriche dedicate al mondo culturale piemontese e nazionale dell’epoca.

In altre città gli articoli dedicati alla cultura appaiono su riviste specializzate, sempre di nicchia, come la Scena, a Venezia. Il giornale esce ogni quindici giorni e si occupa di musica, drammatica e letteratura. Si pregia di ospitare scrittori come Nicolò Tommaseo, Giovanni Verga, e musicisti come Stefano Tempia e Girolamo Alessandro Biaggi.

Nasce la terza

La terza pagina compare sul Giornale d’Italia, a Roma, l’undici dicembre del 1901 per dare la massima visibilità alla prima dell’opera Francesca da Rimini di Gabriele D’Annunzio. Ben quattro giornalisti sono chiamati a raccontare l’evento. Ne viene fuori un racconto unico, monotematico.

La terza pagina del Giornale d’Italia, Roma,11/12/1901
La terza pagina del Giornale d’Italia, Roma,11/12/1901
Foto di Pubblico Dominio

Il suo ideatore, il giornalista e direttore Alberto Bergamini, interrompe la normale sequenza di notizie politiche ed economiche per unire la riflessione. Inventa un modo nuovo per raccontare di critica letteraria, saggi, racconti, cronache teatrali e approfondimenti culturali scritti dai più grandi intellettuali dell’epoca.

Grazie a lui, la terza pagina, la pagina dedicata alla cultura,  diventa simbolo di prestigio della stampa italiana nel corso del Novecento.

La pagina della cultura ha successo 

L’idea di Bergamini viene ripresa e sviluppata dal Corriere della Sera che crea uno schema successivamente adottato e  copiato da tutti gli altri quotidiani. La struttura è sempre la stessa: apertura con l’elzeviro, un articolo dotto scritto con l’omonimo carattere elegante e nitido, al centro un reportage o un racconto di viaggio; una spalla di argomento vario e poi rubriche e corsivi, brevi articoli scritti in corsivo, appunto, di commento incisivi, polemici o ironici.

La Terza pagina è considerata una vetrina ambita da tutti i letterati.

Da parte loro, i quotidiani cercano grandi nomi per dare più prestigio alla testata. Mentre i maggiori quotidiani nazionali si disputano le firme migliori disponibili sul mercato, i quotidiani locali puntano su soluzioni innovative e cercano autori in vista ma non troppo conosciuti.

Edicola
Edicola europea
Misko Via Wikimedia Commons

Il declino della pagina della cultura

Il 21 aprile 1956, Il Giorno di Milano diretto da Gaetano Baldacci, è il primo quotidiano di rilevanza nazionale a comparire senza la Terza pagina. Qualche anno più tardi, nel 1976, è La Repubblica che esce priva della terza pagina. Successivamente, La Stampa fa la stessa cosa ma contemporaneamente, nel 1989, apre una sezione di Società e Cultura. Nel 1992 è la volta del Corriere della Sera.

L’eredità della Terza pagina si colloca nelle pagine interne del quotidiano e si trasferisce in altre parti del giornale o in supplementi come Tuttolibri (La Stampa), La Domenica (Sole 24Ore) e La Lettura (Corriere della Sera).

"The Great Moon Hoax" of 1835, Scientific American
“The Great Moon Hoax” of 1835, Scientific American
Via Wikimedia Commons

E poi arriva il Web

Nell’era digitale la ricerca dell’informazione culturale si è oltremodo adattata al cambio dei modelli di business editoriali.

Se nella carta stampata l’impatto di un articolo si misura sulla reputazione del giornale o sul numero complessivo di copie vendute in edicola, la rete introduce un giudice spietato e istantaneo: la metrica di traffico. Sui monitor delle redazioni digitali compaiono numeri tracciati al secondo: i click-through rate, quante persone cliccano su un titolo, le pageviews, quante volte la pagina viene aperta, e il tempo di permanenza.

Un nuovo ecosistema

In questo nuovo ecosistema, una notizia di cronaca urlata o una polemica politica generano flussi imponenti di visitatori in pochi minuti; un’analisi letteraria o una recensione teatrale, per loro natura destinate a un tempo di lettura lento e ponderato, faticano a competere nella corsa.

Non si tratta di una scelta di disinteresse verso la cultura, ma di un adeguamento sistemico: lo spazio non è più delimitato dai margini fisici della carta e viene misurato dall’algoritmo.

Questo ha provocato la migrazione fisiologica dell’approfondimento verso piattaforme verticali, riviste di settore, newsletter e podcast.

La frammentazione ha consentito a chi scrive di ritrovare spazi di analisi più tecnici, liberi dai vincoli di spazio e tempo della carta stampata generalista.

Scrolling su uno smartphone
Scrolling su uno smartphone
Via Wikimedia Commons

Il fenomeno è positivo e permette la convivenza pacifica tra un’informazione di massa rapida e un’informazione culturale specialistica fruita per scelta consapevole. Inoltre affina il ruolo dei media indipendenti che si elevano a punto di riferimento per chi cerca quel livello di analisi.

Ritorniamo in qualche modo al gesto antico dello scrolling. Srotoliamo lo schermo perché non ci accontentiamo di quello che passa in superficie e decidiamo dove fermarci per leggere fino in fondo quello che merita la nostra attenzione.

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