Un’isola remota, una classe di studenti selezionata ogni anno, una sfida all’ultimo sangue in cui uccidersi l’un l’altro finché uno soltanto sopravvive. Se a qualcuno suona come una storia già sentita, non si sbaglia, e chi giura di aver appena letto il riassunto succinto di Hunger Games nemmeno. Pochi sanno che una delle saghe più celebri della narrativa contemporanea ha un precedente di tutto rispetto.
Un antenato sconosciuto: plagio o ispirazione?
Battle Royale è il thriller giapponese di Koushun Takami, dalla trama sorprendentemente e sospettosamente simile ad Hunger Games, ma con un’importante differenza. Chi si affretta a gridare al plagio deve ricredersi: Battle Royale esce infatti nel 1999, Hunger Games nel 2008. Ben nove anni dopo. Che Suzane Collins lo conoscesse e se ne sia ispirata, o pura coincidenza?
Il romanzo di Takami è un vero e proprio page turner da fiato sospeso, da leggere tutto in una volta. Tiene incollati con i nervi a fior di pelle, in un susseguirsi di azione e colpi di scena che non danno tregua. ⠀
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Battle Royale è l‘esperimento sociale che la Repubblica della Grande Asia dell’Est mette in atto ogni anno. Una classe di studenti viene sorteggiata casualmente per participare al Programma, e stavolta tocca ai 42 studenti di terza media della scuola Shiroiwa. Così Shuya, Noriko, Shogo, Mitsuko e i loro compagni, che fino al giorno prima condividevano banchi e aule, si trovano ora a vestire i panni di assassini spietati. Si scannano l’un l’altro in una lotta feroce per la sopravvivenza, un incubo in cui la realtà supera qualsiasi fantasia.

La Repubblica dota ciascun alunno di un’arma letale, di cui gli altri non sono a conoscenza. Game over quando è uno solo lo studente rimasto in vita.
Seppur poco limato in alcuni passaggi minori e in una scrittura talvolta stilizzata, il romanzo riesce a mantenere un ritmo molto incalzante, impregnato di una continua tensione che non lascia spazio ai sospiri di sollievo. Sospetto e cinismo si insinuano progressivamente nelle menti dei giovani alunni, che si destreggiano tra rivalità, inimicizie e perdita dell’innocenza, riuscendo a mostrare nonostante tutto sprazzi di umanità in questa giungla crudele.
Battle Royale e Hunger Games a confronto
Il romanzo asiatico è divenuto un cult in Giappone fin dalla sua pubblicazione. Ne sono stati tratti un film e una serie manga, ed è a quanto pare molto celebre nella cultura orientale. Rispetto al nipote americano è sicuramente più crudo e violento. Abbondano le scene splatter e cruente, le immagini forti e le lotte senza censure, e l’elemento distopico, almeno in confronto al primo Hunger Games, è meglio percepito. Vero anche che si confronta uno stand-alone con una saga, in cui c’è margine per diluire eventi e sottotrame invece di concentrarli.
Se Hunger Games è più fantasy e lascia più spazio all’elemento romantico, Battle Royale è decisamente più thriller psicologico condito di logorio mentale oltre che di violenza. Trama, ritmo narrativo e storia dei personaggi risultano sufficientemente approfonditi per un romanzo che centrifuga in seicento pagine cardiopalma e critica sociale.
Non si limita infatti a puntare alla pancia del lettore con elettricità e hook emotivi, ma insinua anche una riflessione sulla natura umana. Solidarietà e sentimenti, impersonati da un gruppo di ragazzi adolescenti, possono ancora qualcosa nel tutti contro tutti della società?











