Balli, scandali, corteggiamenti, matrimoni combinati, aristocratici irresistibili, giovani donne poco disposte a rispettare le convenzioni e una società in cui una frase pronunciata nel momento sbagliato può compromettere una reputazione. Sembra la descrizione di Bridgerton. In realtà, molti degli ingredienti che oggi associamo al romance storico erano già stati messi insieme, decenni prima, da Georgette Heyer.
Nata il 16 agosto 1902 a Wimbledon e morta nel 1974, Georgette Heyer è una figura molto più importante nella storia della narrativa popolare di quanto la sua attuale notorietà in Italia lasci immaginare. Autrice di oltre cinquanta romanzi, scrive narrativa storica, storie sentimentali e anche una serie di gialli, ma il suo nome resta soprattutto legato a un’invenzione destinata ad avere una lunghissima fortuna editoriale: il Regency romance.

Il romanzo che cambia le regole
Il punto di svolta arriva nel 1935 con Regency Buck. Heyer aveva già pubblicato diversi libri, ma questa volta sceglie come scenario l‘Inghilterra dell’epoca della Reggenza. Lo studio accademico Georgette Heyer, History and Historical Fiction definisce l’uscita del romanzo uno degli eventi significativi nella storia della narrativa popolare del Novecento: da quel libro nasce un sottogenere che continua ancora oggi a occupare un posto importante nel mercato del romance.
Heyer prende un periodo storico relativamente breve – la Reggenza britannica propriamente detta va dal 1811 al 1820 – e lo trasforma in un universo narrativo immediatamente riconoscibile. Ci sono personaggi e situazioni che sarebbero diventati familiari a generazioni di lettrici: il libertino da redimere, il matrimonio di convenienza, l’uomo apparentemente arrogante, la protagonista indipendente, gli equivoci sentimentali e gli scontri verbali che nascondono un’attrazione. Elementi oggi perfettamente a loro agio tra romance storici, serie televisive e consigli di lettura su BookTok.

Una biblioteca di mille volumi per costruire un mondo
Dietro quella leggerezza narrativa c’è però un lavoro di documentazione sorprendente. Georgette Heyer possiede una biblioteca di ricerca di circa mille volumi e ha una memoria eccezionale per dettagli legati a vestiti, oggetti, usanze e vita quotidiana. Studia il linguaggio dell’epoca, le forme di saluto, le gerarchie sociali e perfino particolari apparentemente insignificanti capaci di rendere credibile una scena.
Jane Austen è la sua autrice preferita. Heyer utilizza i romanzi, le lettere e gli scritti giovanili di Austen come fonti per comprendere la società del primo Ottocento, affiancandoli a opere di Fanny Burney, Maria Edgeworth e altri autori dell’epoca.
Il risultato non è esattamente una ricostruzione completa della società britannica: il suo mondo rimane fortemente concentrato sulle classi privilegiate e trasforma la Reggenza in uno spazio narrativo in parte idealizzato. Ma basta per creare un immaginario estremamente efficace.

Da Georgette Heyer a Bridgerton
Il collegamento con Bridgerton non significa naturalmente che la serie televisiva derivi dai romanzi di Heyer: alla base ci sono i libri di Julia Quinn. La parentela è più interessante e riguarda il linguaggio del genere.
Ma nonostante ciò quando oggi incontriamo balli affollati di possibili pretendenti, scandali che viaggiano più velocemente delle carrozze, protagoniste insofferenti alle convenzioni e aristocratici dalla reputazione discutibile, entriamo in un territorio che Heyer aveva codificato molti decenni prima.
C’è persino un libro che aiuta a capire quanto la Heyer fosse avanti rispetto alle formule che oggi consideriamo tipiche del romance: A Civil Contract, del 1961. Invece di terminare con il matrimonio, comincia proprio da lì e racconta come due persone sposate per convenienza imparino progressivamente ad amarsi. Gli studiosi hanno definito questo meccanismo un vero e proprio “reverse romance”.
Questo è dunque il paradosso di Georgette Heyer: il suo nome può risultare sconosciuto a molti lettori italiani, mentre il mondo narrativo che costruisce è ovunque. Molto prima che la Reggenza diventasse una serie da milioni di spettatori, era già diventata un genere letterario. E dietro le quinte, a dettarne molte delle regole, c’era Georgette Heyer.











