Un mago in famiglia. Carlo e Luca Bono: quando l’illusione diventa realtà

Luca Bono nello spettacolo di magia "L'illusionista".

Cinema, serie tv, animazione spesso raccontano storie in cui incantesimi, trucchi e sortilegi sono una questione di famiglia: da “Strega per amore” alla saga di Harry Potter, da “Lemony Snicket, una serie di sfortunati eventi” a “Vita da strega – Bewitched”. Cosa succede però se, nella vita reale, un padre e un figlio fanno della magia la loro professione? Incontriamo Carlo Bono, produttore, manager, direttore artistico del Teatro Juvarra di Torino, primo sostenitore di Luca Bono, illusionista, la cui carriera ufficiale inizia a 17 anni con la vittoria del Campionato Italiano di Magia.

Luca Bono proclamato Campione Italiano di Magia
Luca Bono proclamato Campione Italiano di Magia – courtesy C. e L. Bono

Un racconto a voci alterne, iniziando da Luca Bono, per addentrarci nella quotidianità di chi lavora, dietro le quinte e sul palcoscenico, per creare la magia che fa brillare gli occhi e lascia senza fiato, quella sensazione che, a qualsiasi età e da sempre, fa scattare un applauso di meraviglia.

Luca – Nel tuo spettacolo “L’illusionista” con la regia di Arturo Brachetti, spettacolo a cui hanno assistito nei teatri di tutta Italia oltre 70.000 persone, racconti come è nata la tua passione. Qual è stata la prima scintilla che ti ha fatto pensare: voglio essere un mago?

La passione per la magia arriva tramite mio fratello: io da ragazzino correvo sui go-kart e partecipavo a competizioni. Un giorno ho avuto un incidente e mio fratello, essendo appassionato di magia, veniva in ospedale a trovarmi e per distrarmi eseguiva dei piccoli giochi di prestigio. È stato lui il primo maestro, poi mi sono imbattuto nel Circolo Amici della Magia di Torino dove ho scoperto un vero e proprio mondo: lì ho incontrato Arturo Brachetti che è diventato poi il mio direttore artistico. È stato lui a mettermi in scena la prima volta e poi a volermi nel suo spettacolo.

Luca e Carlo Bono ai tempi dei go-kart.
courtesy by C. e L. Bono

Carlo – Da un certo punto della tua vita hai deciso di dedicarti in prima persona alla carriera di tuo figlio. Di cosa ti occupavi, e perché questa scelta?

Francamente non c’è stato un momento in cui “ho deciso”. È stato un percorso che, ormai da quasi vent’anni, mi ha visto coinvolto nel supportare Luca. Da genitore è stato naturale favorire, anche con il grande contributo di mia moglie, Luca nelle sue scelte, credo che supportare i figli nelle loro aspirazioni sia doveroso. Il mio lavoro precedente non aveva pertinenza, lavoravo in tutt’altro ambito, mi occupavo di Automotive.
Sicuramente qualche esperienza giovanile in ambito televisivo e radiofonico, sommate alle esperienze in area commerciale, mi hanno aiutato nel portare avanti questa nuova attività.

Luca – Cosa succede dentro di te quando si apre il sipario, oppure quando entri in scena all’inizio di ogni spettacolo?

Le ore e i minuti che precedono l’apertura del sipario sono quelli in cui si concentra maggiormente a tensione: bisogna pensare a mille dettagli che il pubblico non vede ma che sono fondamentali affinché lo spettacolo fili liscio. Quando si apre il sipario c’è l’emozione del pubblico, ma in fondo è anche il momento in cui si va in scena e il rapporto col pubblico è la miglior gratificazione per l’artista. Il momento in cui tutte le prove e gli allenamenti trovano compimento. Sul palco mi sento a casa e mi diverto. La magia e il palco mi hanno aiutato a vincere la mia timidezza e ad esprimermi con il linguaggio che trovo più congeniale.

Luca Bono al teatro di Fermo.
Teatro di Fermo 2026 – courtesy C. e L. Bono

Luca – Ti alleni ogni giorno? Per quanto tempo?

Gli allenamenti sono costanti, ma non necessariamente strutturati in momenti predefiniti: un ballerino magari si allena in sala danza per un certo numero di ore al giorno, noi illusionisti viaggiamo, per esempio, con un mazzo di carte in mano e lo manipoliamo quasi senza accorgercene per tutto il giorno, mentre parliamo, durante una cena al ristorante o in attesa del verde al semaforo. Le nostre mani non possono mai rimanere ferme: basta un oggetto di uso comune per pensare a dei giochi, a una manipolazione e un effetto, in momenti ordinari. Chi vive al nostro fianco ormai lo sa e non ci fa caso. Per gli altri possiamo apparire dei marziani!

Luca Bono nello spettacolo "L'illusionista".
foto Mirella Pavia

Carlo – Quando si lavora con un componente della propria famiglia è facile “portarsi il lavoro a casa”: succede anche a voi? Tu e Luca avete interessi comuni al di fuori della magia? Di cosa parlate a tavola?

L’attività di Luca è “visibile” per 90 minuti sul palco, prima e dopo c’è un lavoro di preparazione, organizzazione e logistica importante, lavoro che richiede comunque un rapporto tra noi. In merito agli interessi comuni direi che i “motori” ci vedono entrambi interessati, anche considerando che io e mia moglie abbiamo avuto esperienze sportive nel settore e che Luca correva sui Kart.
Luca vive con Sabrina, sua compagna di vita e figura fondamentale nei suoi spettacoli, ne deriva che le occasioni in cui si pranza insieme, in famiglia, le usiamo per parlare di tutto ma non di lavoro.

Carlo e Luca Bono.
courtesy by C. e L. Bono

Luca – Chi segue i tuoi canali social sa che, in occasioni particolari dell’anno tu pubblichi dei video magici a tema, quanto tempo ci vuole per realizzare una clip come quella del coniglietto di cioccolato, pubblicata a Pasqua, che dura 52 secondi? L’anno scorso hai vinto il secondo premio del Campionato Mondiale di Magia online, quali sono gli spunti di ispirazione per le tue illusioni attraverso lo schermo?

L’attualità in genere è lo spunto migliore per realizzare un video che diventi virale perché cavalca un trend del momento, un argomento che fa notizia. Questo raddoppia le difficoltà: occorre individuare un tema che sia efficace e al contempo immaginare un effetto magico che funzioni sui social, che possa quindi sorprendere e divertire. Chi lo guarda, scrollando, lo trova magari diverso e si concede 40 secondi di svago, ma dietro c’è un lavoro di diversi giorni, per individuare l’idea giusta, realizzarla, riprenderla e montare il video. Nel frattempo il rischio è che l’attenzione dei social si sia già spostata su un altro tema. La vera magia è riuscire a essere efficaci e tempestivi nello stesso tempo!

Carlo – Ti è mai capitato di dire a tuo figlio, davanti alla proposta di una nuova magia, “No, questo non si può proprio fare”?

L’unica cosa che ad un prestigiatore non puoi dire è “non si può fare”, rischi di essere smentito dopo dieci minuti. Se invece ti riferisci alla “produzione” dipende. In tutti gli show un elemento fondamentale è il budget, le disponibilità economiche ovviamente incidono, così come il “progetto”. In questo senso Luca ha sempre “pensato” a spettacoli fattibili con i nostri mezzi. A volte, anche con budget non faraonici, si possono mettere in scena prodotti di alta qualità, anzi, qualche limite di budget favorisce la creatività per compensare.

Un momento dello spettacolo Luca Bono L'Illusionista.
Un momento dello spettacolo L’Illusionista – foto Massimo Mocilinik

Luca – Parliamo degli attrezzi e degli strumenti di scena, li costruisci tu, te li procuri oppure c’è qualcuno che li costruisce per te?

Dipende. Esistono case magiche che offrono cataloghi molto vasti di oggetti di tutte le dimensioni e per ogni branca della magia. Alcune realizzano anche oggetti su commissione. Ma spesso gli oggetti si possono costruire in autonomia attraverso varie tecnologie che oggi sono anche alla portata. Buona parte degli attrezzi del mio spettacolo li abbiamo costruiti noi, anche per adattarli alle esigenze mie e dello spettacolo.

Un momento dello spettacolo Luca Bono L'illusionista.
foto Massimo Mocilinik

Carlo – Luca è solo, o quasi, sul palco del suo spettacolo, quante persone lavorano dietro le quinte e collaborano all’allestimento e allo svolgimento di ciascuna serata?

Luca è sul palco con Sabrina per 90 minuti di spettacolo. Ovviamente esiste uno staff che non si vede e che Luca e Sabrina ringraziano ad ogni fine spettacolo. Normalmente il gruppo di lavoro, tra tecnici e macchinisti, è composto da 7/8 persone. A questi si deve aggiungere Dario Duranti, nostro ufficio stampa, che non sempre è presente ma che, come immagini, è una figura determinante.

Luca – Negli altri spettacoli che hai in repertorio sei affiancato da un certo numero di colleghi e partner, quali sono pregi e inconvenienti del “lavoro magico di gruppo”?

Come ogni illusionista che si rispetti anche io ho un’assistente, Sabrina, che mi affianca da dieci anni sul palco e dietro le quinte. Ma nel mio spettacolo l’assistente si vendicherà: ricorderà al pubblico che il mago prende “solo” gli applausi evidenziando che è lei spesso quella che fa materialmente le magie, senza però prendere nessun merito. Il ruolo degli assistenti nella magia è fondamentale, così come avere una squadra affiatata.

Luca Bono e Sabrina Iannece in scena.
Luca Bono e Sabrina Iannece – foto Massimo Mocilinik

Come dicevo in apertura, il pubblico vede uno spettacolo, ma non vede (e non deve vedere!) il grosso lavoro di squadra che più ancora che in altri generi di spettacolo viene fatto affinchè il protagonista dello show realizzi gli effetti. In diversi momenti il mago è solo in scena, ma si affida completamente agli assistenti, siano essi visibili o non visibili. La fiducia è totale così come deve esserlo anche la concentrazione di ogni componente della squadra. Alla fine dello spettacolo gli applausi vanno a chi è in scena, ma so bene come vadano condivisi con tutto il team.

La squadra di Luca Bono in teatro.
La squadra di Luca Bono in teatro

Carlo – Come si svolge una giornata-tipo del direttore artistico del Teatro Juvarra? La risposta del pubblico di oggi agli spettacoli dal vivo è cambiata rispetto ad anche solo 10 anni fa, quando la presenza dell’intrattenimento online era meno incisiva?

Da cinque anni gestisco, per conto degli Artigianelli di Torino, il Teatro Juvarra ed è un’esperienza davvero particolare. Il teatro ha una capienza piuttosto ridotta, 200 posti, non godiamo di contributi pubblici e questo non permette di pensare a “stagioni”, gli incassi non coprirebbero i costi. Proprio per questo ho deciso da subito di impostare il lavoro su affitti per spettacoli, eventi aziendali e privati. A queste attività però aggiungo durante l’anno delle co-produzioni per spettacoli o concerti dove il “margine” diventa secondario e favorisco la qualità, questo per garantire il giusto prestigio ad un teatro che può essere considerato “unico” per tipologia e fascino a Torino. A questo si aggiunge l’attività artistica e culturale che svolgiamo con il Circolo Amici della Magia di Torino, eccellenza torinese nell’ambito dell’illusionismo nazionale ed internazionale.

Luca – Di recente sei stato a Las Vegas e hai conosciuto David Copperfield, cosa ti ha lasciato questo incontro? Ci sono altre figure di illusionisti a cui ti ispiri oppure che ammiri particolarmente?

Sapevamo che Copperfield stava per portare in scena le ultime repliche del suo spettacolo e con un gruppo di colleghi abbiamo deciso di fare una “pazzia”. Siamo partiti dall’Italia apposta per vederlo dal vivo e possibilmente incontrarlo. È stata un’emozione forte per ciò che Copperfield rappresenta, un’icona mondiale che è sinonimo di illusionismo in tutto il globo, le sue grandi illusioni sono entrate nell’immaginario collettivo grazie alla tv negli anni Novanta.

Un grande artista prezioso per la mia formazione è Arturo Brachetti, un vero maestro. Ho avuto la fortuna e il privilegio di effettuare delle tournée mondiali nella sua compagnia in Francia, Belgio e Canada con oltre 450 repliche, e lavorando al suo fianco ho avuto modo di apprezzare la sua professionalità in scena e nella preparazione dei suoi spettacoli, un’esperienza indispensabile per la mia formazione.

Luca Bono.
foto Paolo Ranzani

Carlo – Come si fa a separare il ruolo di padre da quello di manager?

In effetti non è semplice. Teoricamente le priorità sono divergenti, in realtà penso che qualunque Manager debba essere, per un Artista, un punto di riferimento, garantire serietà, onestà e generare fiducia. Questi, da padre, sono elementi imprescindibili. Ovvio che la “confidenza” a volte permette atteggiamenti o tensioni che tra professionisti classici non ci sarebbero, ma fa parte del gioco, si tratta solo si sapere a priori che entrambi vogliamo lo stesso risultato. Poi, la capacità di portare avanti dei progetti è personale e prescinde dalle relazioni parentali, se c’è bene, in caso contrario meglio affidarsi a professionisti esterni. Per ora Luca ancora mi sopporta…

Che consiglio daresti a un giovane mago che vuole iniziare oggi la sua carriera?

Che dire ad un giovane Mago, lavorare, mettersi sempre in discussione, non pensare di essere “arrivato” per qualche applauso magari in famiglia. Cercare di essere umili, originali e non aver paura di mettersi in gioco. Poi, ovviamente, appoggiarsi a chi ti può aiutare nel mettere in scena il tutto.

Luca – Hai cominciato giovanissimo raggiungendo fin da subito traguardi importanti. Ora, dopo oltre 15 anni di carriera, cosa diresti al Luca Bono diciassettenne che stringe tra le mani il primo premio del Campionato Italiano di Magia?

La risposta a questa domanda è il senso del mio spettacolo ed è un messaggio che voglio raggiunga gli spettatori più giovani che vengono a vedermi a teatro: mai smettere di credere ai propri sogni. Mai porsi dei limiti o lasciarsi abbattere dalle difficoltà. Io quando correvo sui go-kart sognavo di diventare un campione di Formula Uno; un incidente ha ostacolato quell’obiettivo, ma mi ha fatto scoprire un mondo fantastico e mi ha permesso di diventare ciò che sono ora.

Luca Bono ai tempi dei go-kart.
courtesy C. e L. Bono

Carlo + Luca: La domanda conclusiva è la stessa per entrambi: La magia non è solo tecnica, ma anche racconto, ritmo, atmosfera. Quanto conta per voi costruire una vera narrazione intorno a un numero o a uno spettacolo?

A questa domanda può rispondere meglio Luca, io posso solo dire che l’importante è trasferire al pubblico le proprie emozioni. Sono le emozioni che restano, il resto passa.

Questo è un altro aspetto che ho imparato lavorando a lungo a fianco di Arturo Brachetti. Lui mi ha insegnato che non è l’effetto in sé a fare la magia, bensì la sua contestualizzazione. Lo spettacolo non è una serie di trucchi di magia, bensì una narrazione in cui gli effetti magici scorrono uno dopo l’altro grazie a un testo, a un racconto che emoziona toccando il divertimento, la poesia, la sorpresa. L’efficacia di un effetto magico infatti viene esaltata dalla sua collocazione all’interno di un contesto. Arturo per primo ha abbandonato la mera esibizione di virtuosismi a favore di una drammaturgia in cui l’illusione ha una componente importante.

Luca Bono in scena nello spettacolo L'Illusionista.
foto Massimo Mocilinik

Noi di Open Libri ringraziamo Luca e Carlo Bono per averci accompagnato dietro le quinte della loro attività e per continuare a regalarci momenti di spensieratezza e sogni a occhi aperti in cui possiamo credere.

Luoghi e date dei prossimi spettacoli di Luca Bono.

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