Il segreto dell’eterna giovinezza e il paradosso dell’immortalità

Farfalla maschio Tidonia (Pyronia Tithonus)

Il segreto dell’eterna giovinezza è da sempre il sogno di ogni essere umano.

Siamo nell’età arcaica della letteratura greca, tra l’VIII e il VII secolo a.C. L’Inno omerico ad Afrodite celebra il mito di Titone.

Il segreto dell’eterna giovinezza, l’errore primordiale

Titone è un uomo bellissimo. L’Aurora, Eos, se ne innamora perdutamente. La dea decide che deve essere suo e suo soltanto: lo rapisce e con lui genera anche due figlioli. Ma Titone è un mortale ed Eos sa che non potrebbe sopportarne la perdita. Così chiede a Zeus di farlo vivere in eterno.

Che errore! Scatta una trappola terribile: Titone diventa immortale, ma invecchia sempre di più, all’infinito.

Quando però l’odiosa vecchiaia si abbatté su Titono,
che non era più in grado di muovere o alzare le membra,
questa parve alla dea la decisione migliore:
lo ricoverò in una stanza, e chiuse le fulgide porte.
Dalla bocca gli esce un fiume di parole, ma il vigore
non è più quello che un tempo aveva nelle agili membra.
[Inno Omerico 5, 218-238. Trad. it. G. Zanetto, p. 175-177]

Il tempo accumulato senza vigore diventa prigionia. La lezione è portentosa: non è sufficiente non morire mai.

 

Giovanni da San Giovanni; Aurora e Titone, 1635 ca., da Palazzo Pucci
Giovanni da San Giovanni; Aurora e Titone, 1635 ca., da Palazzo Pucci.
Saiko – via Wikimedia Commons

La fonte dell’eterna giovinezza: l’ossessione ha inizio

Secondo la leggenda, l’acqua che procura l’eterna giovinezza, le cui sorgenti si troverebbero nel giardino dell’Eden, guarisce dalla malattia e ringiovanisce chi ci si bagna.

Erodoto, (V secolo a.C.) è il primo che riferisce una testimonianza, seppur con i dovuti dubbi, dell’esistenza di una sorgente miracolosa. Nel terzo capitolo delle sue Storie parla di una fonte d’acqua leggerissima e profumata di viole dove nulla è in grado di galleggiare.  Qui, il popolo degli Etiopi Macrobi vi si immerge costantemente. Grazie a questa consuetudine tutti rimangono giovani e belli molto a lungo.

La lettera del Prete Gianni

Da questo punto in poi letteratura, fantasia, credenze popolari e strategie politiche si intrecciano. Per secoli l’immaginario collettivo insegue sorgenti miracolose, erbe prodigiose e alambicchi colmi di pozioni che promettono l’impossibile.

Intorno al 1165 inizia a circolare in Europa un documento che solo molto più tardi viene definitivamente considerato una finzione letteraria. Attribuito a un misterioso re-sacerdote cristiano d’Oriente, il Prete Gianni, il documento si diffonde negli ambienti legati alla propaganda politica o imperiale dell’epoca per impressionare l’Occidente o criticare Bisanzio.

Si tratta di una lettera indirizzata a vari monarchi, tra cui l’imperatore bizantino Manuele I Comneno, Federico Barbarossa e Papa Alessandro III, in cui si narra di un regno straordinario, luogo di pace e ricchezza smisurata. É un impero vastissimo con fiumi di gemme, palazzi d’oro, zaffiri e cristalli, dove da qualche parte esiste anche una fonte capace di donare eterna giovinezza a chi ne beve a digiuno.

Per secoli, lo scritto alimenta la speranza europea di trovare un potente alleato cristiano in Oriente per combattere i musulmani durante e dopo le Crociate, oltre che moltiplicare le dicerie intorno all’esistenza della fonte.

Lucas Cranach il Vecchio: La fonte della giovinezza (1546) Gemäldegalerie Berlin Pubblico dominio
Lucas Cranach il Vecchio: La fonte della giovinezza (1546) Gemäldegalerie Berlin Pubblico dominio – via Wikimedia Commons

La fonte dell’eterna giovinezza si trova sempre altrove

Com’è naturale, non trovando mai la fonte agognata, la leggenda la colloca sempre in un altro posto.

Nel Medioevo la posizionano dunque in estremo Oriente. Con il Rinascimento l’illusione si sposta a Occidente. È noto il mito dell’isola caraibica di Bimini.

Nel 1513 la leggenda viaggia con i conquistatori del nuovo mondo, salpa da Porto Rico e approda a Pascua Florida. Qui, però, invece della limpida fonte di eterna giovinezza trovano il fango della palude e forse la morte in battaglia.

La fonte alimenta l’illusione e si trova per forza in una terra mai raggiunta, in paesi non ancora esplorati. Così nel momento in cui tutta la cartografia mondiale è svelata, ecco che la letteratura è costretta a cambiare rotta.

L'attrice messicana Lupita Tovar e l'attore spagnolo Carlos Villarías in una foto promozionale per il film Dracula (1931).
L’attrice messicana Lupita Tovar e l’attore spagnolo Carlos Villarías in una foto promozionale per il film Dracula (1931).
Pubblico dominio, via Wikimedia Commons

L’immortalità intrappolata per la sua stessa sopravvivenza

A questo punto l’elisir non sgorga più in qualche luogo lontano e deve essere fabbricato in qualche modo. Occorre un’oscura officina alchemica, un patto con il signore dell’ombra o addirittura il corpo di un altro essere umano.

Nel 1897, nel romanzo di Bram Stoker, è Jonathan Harker a descrivere nel suo diario il Conte Dracula. È un uomo decisamente vecchio che vive nel suo castello in Transilvania. Ha baffi bianchi, sopracciglia cespugliose e tempie grigie, mani gelide con i peli sui palmi.

Il Conte si nutre di sangue umano e man mano che passa il tempo lui invecchia al contrario.

Quando Harker lo rivede a Londra, quasi non lo riconosce: i capelli e i baffi sono diventati scuri, la pelle ha perso il pallore terreo ed è ringiovanito. Niente di romantico, come negli adattamenti cinematografici, ma crudele, sensuale e profondamente sinistro: Dracula è un predatore che ruba la linfa vitale e il futuro delle giovani generazioni vittoriane per invertire il corso del tempo e perpetuare la propria esistenza immortale. Tutto questo presenta il rovescio della medaglia. Per sopravvivere non può mai più vedere la luce del sole, intrappolato di giorno nella sua tomba e costretto a vivere come predatore di notte.

Giovani e belli a ogni costo

Oggi, accanto all’esasperata ricerca dell’apparire giovani e in forma, entrano in gioco creme per il corpo prodigiose, sieri per il viso miracolosi e, soprattutto, l’utilizzo estremo della chirurgia estetica.

Nel 1992 Robert Zemeckis traduce in commedia nera la farsa del corpo feticcio. In La morte ti fa bella, l’elisir torna a essere una pozione liquida, ma è merce di lusso e destinata a ricchi ossessionati dalla decadenza fisica. La frase pronunciata dalla moderna sacerdotessa estetista che la vende è allo stesso tempo meravigliosa e terribile: «Abbi cura del tuo corpo, dovrai conviverci per sempre»

E nel film i corpi dei protagonisti cessano di invecchiare ma muoiono clinicamente dopo traumi violenti. Il cuore non batte più ma la coscienza rimane intrappolata in un orrendo simulacro di se stesso. L’intervento grottesco di un impresario di pompe funebri tramuta il destino dell’eterna giovinezza in un’infinita sessione di carrozzeria ad hoc, fino a quando i pezzi, frantumati come porcellana, continuano a parlare e cercano di raccogliersi vicendevolmente senza speranza di riuscirci.

Come nel mito di Titone anche qui l’immortalità diventa una condanna.

Il segreto dell’eterna giovinezza

Nel mondo attuale si vive di più. Se gli antichi potessero sbirciare il mondo attuale, forse penserebbero che, oggi, quasi tutti conoscono il segreto dell’eterna giovinezza..

Noi, purtroppo, ci ricordiamo sporadicamente il valore non tanto di rimanere giovani fisicamente, quanto piuttosto di restare autonomi, acuti e vitali anche a ottanta o novant’anni.

Il premio Nobel Rita Levi-Montalcini ha citato molte volte la frase: “Non è importante aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni”.

L'Inganno dell'Eterna Giovinezza: solo nella Letteratura esiste l'unica immortalità possibile
L’Inganno dell’Eterna Giovinezza: solo nella Letteratura esiste l’unica immortalità possibile.
Immagine creata con AI

La sola immortalità possibile

La letteratura è la sola a custodire il segreto dell’eterna giovinezza. Senza di lei non saremmo a conoscenza di nessuna delle leggende e dei miti che hanno attraversato i secoli. Ce li ha restituiti immortali, senza rughe, senza pozioni, senza restauri.

La letteratura continua a raccontare, preservando la freschezza di ciascuna storia come fosse appena nata.

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